La guerra tra tennisti e organizzatori dello slam non si ferma: Sinner, Alcaraz e i colleghi vogliono più soldi
- Postato il 3 febbraio 2026
- Di Virgilio.it
- 3 Visualizzazioni
Battono cassa i big del circuito, e per gli organizzatori degli slam è un problema mica da ridere. Perché al momento non c’è accordo nella trattativa che vede da una parte implicati i giocatori e dall’altra gli organi direttivi del principali tornei del calendario ATP e WTA, accusati senza troppi fronzoli di destinare troppe poche risorse al montepremi complessivo di ogni singolo torneo. Una vicenda che si trascina ormai da diverso tempo e che peraltro vede Tennis Australia (organizzatrice degli Australian Open) al fianco della PTPA (e quindi dei giocatori) contro gli altri torneo dello slam, accusati di non voler aumentare il montepremi e quindi di voler lucrare sulla pelle degli atleti.
- La questione della percentuale dei montepremi non si dirime
- Altri punti critici: le telecamere "ovunque" e le donne su 5 set
La questione della percentuale dei montepremi non si dirime
La vicenda è complicata, anche se poi una via d’uscita in un modo o nell’altro verrà trovata. Quando, però, non è dato saperlo: l’ultima proposta arrivata dagli organizzatori dei tre slam “ribelli” (Roland Garros, Wimbledon e US Open), quella cioè di istituire un consiglio dei 20 migliori tennisti del ranking (equamente distribuiti tra uomini e donne) che garantisse loro maggior peso all’interno dell’organizzazione degli stessi tornei dello slam, è stata rigettata all’unisono, in quanto i giocatori prima di parlare di nuove proposte e di nuovi incontri (se ne sarebbe dovuto tenere uno a Indian Wells tra poco più di un mese, ma pare già un’ipotesi tramontata) chiedono “risposte sostanziali, a livello individuale o collettivo, alle proposte specifiche che abbiamo avanzato riguardo una quota equa dei ricavi destinata al montepremi e ai contributi per la salute, benessere e benefit di noi giocatori”.
Il nodo del contendere rimane sempre lo stesso: alzare la soglia percentuali di introiti destinati al montepremi, che ad esempio in Australia la scorsa settimana era del 16% (85 milioni di dollari), lontana però da quella indicata nell’ultimo incontro avuto tra le parti dalla delegazione di 4 atleti (Sinner, Alcaraz, Sabalenka e Gauff) che era del 22% a salire da qui al 2030.
Altri punti critici: le telecamere “ovunque” e le donne su 5 set
La PTPA ha intentato causa ai tre tornei dello slam reticenti per presunte pratiche restrittive. Secondo quanto riportato da fonti del Times, i giocatori a Melbourne si sarebbero confrontati e avrebbero deciso per il momento di rifiutare qualsiasi nuova proposta di incontro dagli organizzatori dei tre slam con i quali non c’è stato ancora accordo. “Sebbene i giocatori riconoscano che le strutture di governance possano rivestire un ruolo di rilievo, temono che dare la priorità al consiglio rispetto alle questioni economiche centrali rischi di trasformarsi in una discussione procedurale che ritarderebbe, invece di favorire, progressi concreti”.
C’è poi un altro fronte di discussione che s’è aperto a Melbourne: quello dell’invadenza delle telecamere negli spogliatoi e nelle aree di riscaldamento, contestata soprattutto dopo la vicenda che ha avuto per protagonista Coco Gauff, ripresa mentre scaricava sulla propria malcapitata racchetta tutta la rabbia per l’eliminazione dal torneo.
E anche la proposta di Craig Tiley di promuovere l’adozione delle partite al meglio dei 5 set dai quarti di finale in poi del torneo femminile (che vorrebbe mettere in pratica già nel 2027) non è piaciuta affatto alle atlete, alimentando ulteriori imbarazzi e distanze. Insomma, un accordo appare decisamente lontano dal poter essere raggiunto. E i giocatori di smettere di battere cassa non ne vogliono proprio sapere.