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La guerra fa impennare le auto elettriche: picco di richieste dall’inizio del conflitto

La guerra fa impennare le auto elettriche: picco di richieste dall’inizio del conflitto

Peggio di una scossa tellurica. L’apertura del conflitto in Iran, sul finire dello scorso febbraio, ha spaccato il mondo in due. I risvolti e gli effetti collaterali di questa guerra incidono su più campi della vita, uno dei quali inevitabilmente è quello dell’automotive. Da diverse settimane viviamo in un vortice di rincaro dei prezzi del carburante, con una tenue tregua negli ultimi giorni, ma evidentemente la paura che le oscillazioni dei costi del greggio continuino anche nel lungo periodo ha alimentato un pensiero negli automobilisti europei: perché non passare all’elettrico? A quanto pare dai recenti dati emersi, la crisi in Medio Oriente ha dato una “scossa” alla mobilità alla spina.

La Germania e l’E-Auto-Boom

La Germania è in prima fila per questo cambiamento. Il Paese mitteleuropeo ha reagito con quello che Ajay Bhatia, CEO di Mobile.de, definisce apertamente un “E-Auto-Boom”. Nel solo mese di marzo, le richieste di informazioni su vetture a batteria sul principale marketplace teutonico sono accresciute di oltre il 50% rispetto a febbraio.

Al contrario, i motori termici hanno subito una contrazione netta, mentre gli ibridi sono rimasti al palo con un modesto +4%. In questo scenario, la Volkswagen ID.3 si è imposta come la regina indiscussa delle ricerche, complice anche il ritorno degli incentivi governativi da 6.000 euro messi sul tavolo da Berlino per cavalcare questa improvvisa spinta alla transizione.

Francia: ricerche triplicate

Se i dati tedeschi sono impressionanti, la risposta francese è stata ancora più verticale. La piattaforma La Centrale ha registrato un’esplosione del 160% nelle ricerche di veicoli elettrici tra marzo e aprile. Secondo Guillaume-Henri Blanchet, vicedirettore della piattaforma, questa crisi ha portato per la prima volta i consumatori a comprendere davvero il concetto di “costo totale di proprietà”.

Accettare un prezzo d’acquisto più elevato non è più visto come un azzardo, ma come un investimento sensato per abbattere drasticamente i costi di esercizio e rifornimento. Perfino l’usato a batteria, storicamente un segmento difficile, sta vivendo una nuova giovinezza nelle preferenze dei francesi.

Regno Unito, Spagna e Italia

Il Regno Unito ha segnato record storici con 86.120 immatricolazioni di auto 100% elettriche nel solo mese di marzo, segnando un +24,2% rispetto all’anno precedente. Anche se molti di questi ordini erano antecedenti al conflitto, le richieste attuali sulle piattaforme come Carwow mostrano un incremento del 23%, segno che il timore per il caro vita sta spingendo gli inglesi ad abbandonare i motori a combustione per tenere sotto controllo le spese mensili.

Segnali molto simili arrivano anche dalla Spagna, con incrementi tra il 20 e il 30%. Persino l’Italia, fanalino di coda dei grandi mercati europei per appeal delle BEV, sembra essersi interessata al fenomeno alla spina. Secondo i report di AutoScout24, la domanda di auto elettriche nel nostro Paese è cresciuta di circa il 40%. Vedremo se dalla carta, gli automobilisti passeranno al concreto.

Una nuova normalità

Sebbene alcuni esperti, come Ian Plummer di Autotrader, invitino alla cautela ricordando che gli shock petroliferi del passato non hanno sempre prodotto cambiamenti strutturali, la sensazione prevalente è che questa volta sia diverso. Il mercato sembra destinato ad assestarsi su una “nuova normalità” più alta per l’elettrico, sostenuta da migliori infrastrutture e dal calo dei prezzi di listino. Come osservato da Blanchet, questa crisi lascerà “cicatrici” profonde nella memoria dei consumatori, ricordate ogni volta che il display di una pompa di benzina mostrerà cifre insostenibili.

Autore
Virgilio.it

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