La generazione senza Italia ai Mondiali illusa e tradita, la tempesta perfetta del sistema calcio
- Postato il 1 aprile 2026
- Di Virgilio.it
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C’è una generazione che per la terza volta non vedrà l’Italia ai Mondiali, salvo miracoli che non dovrebbero essere scomodati per una Nazionale che non c’è. Jannik Sinner, Kimi Antonelli come pure Bagnaia e Bezzecchi non suppliscono, né spiegano con manuali d’istruzione intellegibili la scelta kamikaze di Bastoni, sul quale i dubbi della vigilia avrebbero suggerito alternative. E non per mere questioni stilistiche, ma per l’insolenza palese che non condivide nulla con l’impulsività, nel suo caso.
- Italia esclusa per terza volta dai Mondiali
- La parentesi di Euro2020
- A scuola con un pallone, senza Notti Magiche
Italia esclusa per terza volta dai Mondiali
C’è una generazione che per la terza volta si è svegliata interrogandosi sulle ragioni che hanno condotto a un’esclusione evitabile, dopo aver assistito all’esultanza di Pio Esposito e Federico Dimarco per la Bosnia nell’illusione (arrogante) di poter abbattere Dzeko e i suoi, a cui va riconosciuto tanto, se non tutto. A loro, i nati negli anni Dieci e Venti, non rispondono le lacrime di Rino Gattuso, ct azzurro e padre che forse quel pianto di sfogo non lo ha trattenuto pensando a quei ragazzini e a quelle ragazzine che aspettavano di vedere l’Italia ai Mondiali e che oggi, si sono alzati reduci da un sonno agitato chiedendo il risultato della partita.
Davanti all’ingresso delle loro scuole si sono confrontati sul perché non abbiano segnato Palestra, Moisé Kean o Pio Esposito, come l’arbitro abbia dato quelle valutazioni nefaste a un’Italia comunque sciagurata.
La parentesi di Euro2020
C’è anche una generazione che per la seconda e la prima volta non vedrà la propria Nazionale realizzare il sogno, dopo aver imparato chi fosse Roberto Baggio grazie ai Pinguini Tattici Nucleari e aver rivisto quella finale in cui la maglia era stata onorata fino all’ultimo tiro.
E che ha imparato a memoria la formazione che ha vinto Euro 2020, chiusa nella cura di quella gioia enfatizzata dall’imposizione delle restrizioni pandemiche e che ha ringraziato quell’Italia dei campioni di Wembley per aver regalato entusiasmo, unione, quell’abbraccio tra Roberto Mancini e Gianluca Vialli senza fine.
Le scuole calcio dovevano crescere, vissuto lockdown e il Covid, con le attenzioni dovute e la constatazione delle implicazioni che ne sarebbero derivate. Invece assistiamo al rinvigorirsi del numero di tesserati della FITP e l’entusiasmo scaturito dalla Sinner mania, in un Paese dove bastava una sfera pur privi di un campo vero e proprio per aggregare.
A scuola con un pallone, senza Notti Magiche
Stamani i portoni degli istituti scolastici sono stati tenuti aperti oltre il limite consentito, qualche minuto in più nel tentativo vano di compensare l’accumulo emozionale di supplementari sommati ai rigori, accogliere tifosi e tifose rimasti insonni e malinconici per aver sperato fino all’ultimo penalty in un epilogo meno perverso.
C’erano tutte le premesse per un’impresa storica, con un ct campione del Mondo capace di ribaltare la sorte e che ha sempre dimostrato attaccamento e rispetto per la maglia azzurra, un Donnarumma superlativo con Dimarco e Tonali al top contro l’Irlanda del Nord.
La memoria è sempre stato un problema tutto italico, ma non per il calcio. La generazione immersa nell’era digitale non vedrà l’Italia, perché è stato tolta loro l’estate azzurra di questi Mondiali americani. Ma chi ha condotto a un simile punto non può togliere a quei ragazzini e ragazzine il calcio. Anche oggi, a scuola, sono arrivati senza Mondiali e senza campo. Ma con un pallone sottobraccio.