La Gen Z vuole l’amore profondo, ma ha paura di chiederlo: il paradosso sentimentale della generazione più connessa
- Postato il 29 novembre 2025
- Di Panorama
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La Generazione Z ha una bussola emotiva chiarissima: non cerca la storia facile, non vuole il flirt usa e getta, non si accontenta di relazioni superficiali. Paradossalmente, proprio la generazione che vive tra app di dating, messaggi vocali, videochiamate e connettività continua sembra desiderare un solo antidoto: l’intimità vera. Il Gen Z D.A.T.E. Report 2025 mostra che l’84% dei giovani vuole una relazione basata su una connessione profonda e sulla capacità di aprirsi emotivamente. Eppure, quando arriva il primo appuntamento, tutto si complica: le parole non escono, la prudenza prende il controllo, l’emozione si nasconde dietro la paura di essere fraintesi. È la generazione che sa cosa vuole, ma teme di chiederselo ad alta voce.
Il grande freno dei sentimenti: la paura di essere “troppo”
Dietro il silenzio non c’è disinteresse, ma ipersensibilità. Molti ragazzi temono di apparire invadenti, intensi, bisognosi. Non si vuole spaventare l’altra persona, non si vuole mettere pressione, non si vuole rischiare di rovinare il momento. Lei pensa che lui non sia interessato a conversazioni profonde e preferisca rimanere in superficie. Lui pensa che lei non voglia sentirsi travolta da questioni personali troppo presto. Entrambi, in realtà, aspettano che l’altro rompa il ghiaccio. Così l’intimità che entrambi desiderano resta bloccata tra due persone che si trattengono nella speranza che sia l’altra a iniziare. È il cortocircuito dell’amore contemporaneo: ognuno teme di essere troppo, nessuno teme abbastanza di essere troppo poco.
Il tabù del primo appuntamento: parlare davvero
L’ironia e l’autoironia sono diventate armature emotive. La Gen Z ha paura dell’imbarazzo, dell’inadeguatezza, del giudizio. Nessuna generazione ha mai vissuto la possibilità di essere osservata e fraintesa così da vicino. Il risultato è che l’attenzione alla propria immagine, nata per proteggersi, finisce per bloccare l’autenticità. Eppure gli studi mostrano che uomini e donne della Gen Z sono molto più a proprio agio nel parlare di emozioni di quanto ciascuno creda dell’altro. Si desidera intensità, ma la si teme. Ci si sente pronti a raccontarsi, ma non a iniziare. Si vuole qualcuno che ascolta, ma non si prende il rischio di mostrarsi vulnerabili per primi. È una danza lenta e nervosa, che rallenta ciò che invece potrebbe nascere velocemente.
L’equivoco più diffuso: crediamo di ascoltare, ma non ascoltiamo abbastanza
Uno dei risultati più sorprendenti del report riguarda le domande. In apparenza, tutti pensano di dimostrare interesse verso la persona che hanno davanti. Nella percezione di chi siede dall’altra parte, però, l’ascolto è molto più scarso del previsto. È quello che gli esperti chiamano “deficit di domande”: la distanza tra quante domande crediamo di fare e quante ne percepisce realmente l’altra persona. Si crede di essere presenti, attenti, coinvolti. Ma chi ascolta non sempre si sente visto, interrogato, approfondito. Non servono domande difficili. Bastano quelle che dicono “ho ascoltato quello che hai detto e voglio ascoltarlo ancora”. La connessione nasce lì: quando qualcuno ti mostra che ti ha davvero sentito.
Una generazione meno cinica di quanto sembri
La Gen Z non è distaccata, non è fredda, non è una generazione che rifugge le emozioni. Al contrario: è affamata di intimità, sensibile ai sentimenti, desiderosa di relazioni che incidano nella vita e non solo nel feed. Ma è anche una generazione che ha imparato a difendersi usando l’ironia come scudo. Si finge indifferenza per non sembrare feriti. Si scherza su tutto per evitare la possibilità di sentire troppo. Ci si protegge per non essere rifiutati. E proprio così si finisce per interrompere sul nascere la possibilità di un legame autentico. Il romanticismo c’è, ma è trattenuto.
La soluzione non è cercare di piacere, ma permettersi di sentire
Le app possono far incontrare due persone. Ma nessun algoritmo può sostituire la vulnerabilità di una conversazione sincera. Il futuro dei sentimenti non dipende dalla tecnologia, ma dal coraggio di essere se stessi. Le persone che vale la pena conoscere non cercano perfezione, cercano autenticità. Non cercano qualcuno che dice la cosa giusta, cercano qualcuno che sente la cosa giusta. E l’intimità non nasce dall’essere impeccabili. Nasce dal dire: “Voglio conoscerti”. La Generazione Z non è lontana dall’amore che desidera. Ne è vicinissima. Il ponte da attraversare è minuscolo e gigantesco allo stesso tempo: smettere di aspettare e iniziare a parlare per primi. L’amore non si trova quando si conquista qualcuno, ma quando ci si lascia conoscere.