La Ferrari di Checco Zalone, l’auto campione di incassi con “Buen Camino”
- Postato il 12 gennaio 2026
- Curiosità
- Di Virgilio.it
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La commedia, nel cinema italiano, ha sempre avuto un ascendente fragoroso verso il pubblico, registrando – spesso e volentieri – numeri da capogiro al botteghino. “Buen Camino”, l’ultimo film di Gennaro Nunziante con Checco Zalone, appartiene precisamente alla categoria dei film comici da record, un titolo che durante il periodo natalizio ha portato gente in sala come non se ne vedeva da tempo, macinando incassi, polverizzando primati stagionali e risalendo in fretta la classifica dei maggiori successi di tutti i tempi del nostro box office. Una pellicola che ha parlato a famiglie, giovani, nostalgici e cinici, con la consueta miscela di comicità popolare e satira disarmante. E dentro questa macchina perfetta del consenso, dentro un racconto che mescola pellegrinaggio spirituale e miseria sentimentale, c’è spazio anche per lei: una Ferrari Portofino, rossa come solo a Maranello sanno farla.
Più di una comparsa
È una comparsa che non passa inosservata, anzi è qualcosa di più perché, quando una Ferrari entra in scena domina l’obiettivo. E così, mentre il Cammino di Santiago si snoda tra polvere, fatica e silenzi, una Portofino rosso fiammante affianca i pellegrini come un’apparizione quasi blasfema. “Questo è il Cammino di Maranello, più comodo e più bello”, spiega Zalone agli affaticati compagni di avventura. È una battuta, certo, ma è anche una fotografia impietosa dell’Italia che ride di sé stessa: il lusso ostentato anche dove non serve, portato a forza dentro i luoghi del sacrificio, l’idea che tutto – persino la redenzione – possa essere affrontato con un V8 sotto il cofano.
La Ferrari Portofino, in “Buen Camino”, è un simbolo narrativo. Accompagna Luca Medici (Checco Zalone) nel suo viaggio per ricucire il rapporto con la figlia Cristal, diventa estensione del personaggio, amplifica il contrasto tra ciò che si è e ciò che si vorrebbe sembrare. Non è la prima volta che le vetture di Maranello finiscono dentro la commedia all’italiana: da sempre sono punto di arrivo, sogno irraggiungibile o scorciatoia grottesca verso il successo. Qui, però, la Ferrari non rappresenta l’arrivo. È il mezzo sbagliato nel posto sbagliato. Ed è proprio per questo che funziona, soprattutto a livello comico. Quello che serviva in questo film diretto da Nunziante.
Una delle più osannate Ferrari del nuovo millennio
Presentata nel 2017 come erede della California T, la Ferrari Portofino ha segnato un passaggio importante nella storia del Cavallino. Spider 2+ con tetto rigido retrattile, motore V8 biturbo da 3.855 cc montato anteriormente, 600 CV nella versione iniziale e un equilibrio raro tra prestazioni e fruibilità quotidiana. Non una Ferrari estrema, ma una Ferrari “accessibile” – per quanto possa esserlo un’auto di Maranello – pensata per chi vuole viaggiare veloce senza rinunciare al comfort. Nel 2020 è arrivata la Portofino M, la “Modificata”, con 620 CV, cambio a doppia frizione a otto rapporti e un carattere leggermente più affilato. Il suo destino è già scritto, essendo uscita di produzione a favore della Roma Spider, a sua volta incalzata dalla recentissima Amalfi.
Una gag che convince
Nel film, però, non contano i dati tecnici. Conta l’immagine. Quella linea elegante che stride con gli zaini consunti dei pellegrini. Quel rosso acceso che ruba la scena ai paesaggi galiziani. La Ferrari Portofino diventa così una gag mobile, una provocazione continua, e chi ha visto questo film può confermarlo. Per chi, fra quei pochi, non lo avesse ancora gustato lo potrà capire una volta visionato.