La cultura diventa per legge uno strumento di cura sociale. Ora c’è un fondo in Legge di Bilancio 

La notizia che la cultura incida positivamente sul benessere delle persone è piuttosto risalente. Da più di un decennio, ormai, si accumulano ricerche accademiche sul tema, associate ad altrettante attività concrete in cui la cultura rientra in un percorso di “attenzione” a persone tendenzialmente fragili, a cui si aggiungono i decisamente meno numerosi interventi strutturati. 

In questo contesto, la previsione, per il 2026, della costituzione di un fondo specifico, e vale a dire il Fondo cultura terapeutica e cura sociale, istituito dalla Legge di Bilancio potrebbe rappresentare una vera e propria chiave di volta. Tuttavia, il condizionale è tuttavia d’obbligo. 

Il Fondo cultura terapeutica e cura sociale, istituito dalla Legge di Bilancio 

Così recita il comma 822, che dispone la costituzione del fondo: Al fine di sostenere gli enti locali, gli enti del Terzo settore, le associazioni, le fondazioni e le organizzazioni della società civile, che rendono fruibili le arti dello spettacolo e il patrimonio culturale quali strumenti terapeutici per fornire sollievo alle persone con disabilità o in situazione di marginalità sociale e alle loro famiglie, è istituto nello stato di previsione del Ministero della cultura un fondo, denominato Fondo cultura terapeutica e cura sociale, con uno stanziamento di 1 milione di euro annui a decorrere dall’anno 2026. Con decreto del Ministro della cultura, sentiti il Ministro per le disabilità, il Ministro per la famiglia, la natalità e le pari opportunità, il Ministro della salute e il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono definiti i criteri e le modalità di riparto del predetto Fondo”. 

Dalla semplice lettura del testo emergono alcuni aspetti che meritano un approfondimento. 

Gli aspetti del Fondo cultura terapeutica da approfondire 

In primo luogo, la finalità del fondo e l’interpretazione del ruolo della cultura in termini di benessere individuale e collettivo. Dal momento che il contributo della cultura alla salute, a seconda di tradizioni e interpretazioni, può assumere due valenze potenzialmente molto diverse: da un lato come terapia, dall’altro come cura, nel senso di “prendersi cura” e quindi come strumento da adoperare secondo una logica di “prevenzione” (termine inesatto, ma che semplifica un po’ la comprensione). 

La cultura tra terapia e prevenzione 

Gli ambiti di prevenzione sono molto estesi, riguardando aspetti sociali, economici e degenerativi, legati alle demenze senili. 

Mentre, gli impatti terapeutici intervengono in condizioni differenti in cui si manifesta una patologia. In questi casi l’intervento erogato è molto più ristretto e, per quanto positivo sulla qualità della vita delle persone, difficilmente riesce a “curare” nel senso più ampio i soggetti coinvolti. 

Trattandosi di uno dei primi interventi volti a sviluppare una connessione tra cultura e salute, questi aspetti, e queste interpretazioni, giocano un ruolo fondamentale. Un ruolo che è di gran lunga più importante della dotazione finanziaria che è stata riconosciuta al fondo. 

L’importanza di chiarire l’ambito di intervento del Fondo 

Dalla lettura del testo, appare chiaro che l’interpretazione adottata è principalmente quella della cultura come terapia. Elemento importantissimo, ma che rischia di essere forse troppo riduttivo, e troppo “marketing-oriented”. Per quanto si tratti di un grandissimo passo in avanti, bisogna notare i rischi derivanti da una netta (quanto fittizia) divisione tra le dimensioni cultura-terapia e cultura-cura, che sarebbero senza dubbio essenziali per rendere questo Fondo un elemento decisivo per il miglioramento del benessere collettivo. 

Se il Fondo riconoscerà come degne di finanziamento esclusivamente le azioni di cultura come terapia, sarà naturale che le organizzazioni che oggi agiscono sul versante “prevenzione” sposteranno le proprie attività sul versante terapeutico (finanziato), creando un vuoto d’offerta che, oggi, in una condizione di assenza di indirizzo pubblico, non esiste. 

Se invece il fondo riconoscerà pari dignità di finanziamento anche ad azioni meno “puntuali”, anche non riconoscendolo per l’anno in corso, ma prevedendone la possibilità in futuro, pur generando malcontento tra gli operatori, non determinerà un’alterazione strutturale dell’offerta. 

Cultura come terapia e come cura, due aree che meritano parità di trattamento da parte del Fondo 

La condizione più razionale, in questo senso, è che il Fondo riconosca pari dignità a tutti i tipi di intervento, prevedendo per il 2026 finanziamenti volti a sostenere anche le azioni di cultura-prevenzione. Solo così il Fondo potrà davvero rappresentare una chiave di volta, offrendo un perimetro di intervento esteso e strutturato, che fornisca una stabilità all’intero ventaglio di attività che guardano alla cultura come uno strumento per migliorare il livello di benessere (e talvolta di salute) delle persone. 

Alla luce di queste considerazioni emerge come il ruolo delle dotazioni finanziarie sia del tutto minoritario, dal momento che una visione ristretta del rapporto cultura-salute, provocherebbe una totale distorsione strutturale dell’offerta. Il Fondo cultura terapeutica sarà, dunque, uno dei decreti contenutisticamente più importanti del 2026, soprattutto perché, vista la concordanza di dicasteri che tenderà a esprimere, indicherà concretamente una riflessione politica su un tema che può avere grande influenza all’interno del nostro territorio e della nostra economia. Quindi, il “quanto” è importante solo dopo aver definito il “cosa” e il “come”. 

Stefano Monti 

L’articolo "La cultura diventa per legge uno strumento di cura sociale. Ora c’è un fondo in Legge di Bilancio " è apparso per la prima volta su Artribune®.

Autore
Artribune

Potrebbero anche piacerti