Tuttiquotidiani e completamente gratuito. Ogni giorno aggreghiamo notizie da oltre 100 testate e generiamo sintesi AI originali per te. Aiutaci a mantenere il servizio attivo con una piccola donazione, oppure diventa TQ Pro da solo 1€/mese.

La casta del pallone si barrica: altro che rivoluzione, il rischio è che cambino solo i deretani sulle sedie | il commento

  • Postato il 3 aprile 2026
  • Calcio
  • Di Il Fatto Quotidiano
  • 0 Visualizzazioni
La casta del pallone si barrica: altro che rivoluzione, il rischio è che cambino solo i deretani sulle sedie | il commento

C’è qualcosa di peggio della sconfitta ai rigori della nazionale in casa della Bosnia e della terza mancata qualificazione al mondiale di fila: è lo spettacolo penoso di questi giorni offerto in Italia, dallo sport e dalla politica, sulla pelle del calcio. Un’indecenza che coinvolge anche alcuni settori importanti dei media, dove gli interessi privati degli editori prevalgono sul concetto del bene comune. Un’eccezione, tra i giornaloni, è un articolo del Corriere della Sera, edizione del 3 aprile, pagina 2, titolo: “Basta con i giochetti: servono idee e volti credibili”. Sintesi perfetta. Così dovrebbe essere, per rifondare in modo credibile un sistema al collasso. Invece. In attesa di programmi e di idee, ricordando che è tornato d’attualità il famoso studio di 900 pagine presentato nel dicembre 2011 da Roberto Baggio e accantonato nel silenzio totale – all’epoca, per dovere di cronaca, il presidente federale era Giancarlo Abete – e sorridendo di fronte al manifesto “A vele spiegate” dell’ex presidente federale Gabriele Gravina per il quadriennio 2025-2028 (siamo sicuri che sarà davvero un ex?), il vero “terremoto” riguarda le poltrone.

Partiamo dai nomi in pista e da chi si autocandida. Giancarlo Abete, che si dimise nel 2014 dopo l’eliminazione dell’Italia al primo turno del mondiale brasiliano e attuale presidente della Lega dilettanti, 75 anni, in queste ore appare come il grande favorito. Ha il gradimento della politica e di alcuni settori del calcio. Scorriamo la biografia sportiva, prelevata da Wikipedia: “Dal 1989 al 1990 capo del Settore Tecnico della Federazione, dal 1990 al 1997 responsabile della Lega di Serie C, dal 1996 al 2006 vicepresidente della Federcalcio, capodelegazione dell’Italia al mondiale del 2006, dal 2007 al 2014 presidente della FIGC, nel 2022 presidente della Lega dilettanti”. Naturalmente, nel rispetto del solito copione, un passaggio in politica, nella DC. Abete è un personaggio sempreverde, nonostante il grigiore dell’eloquio, in cui, in un fiume di parole, si fatica a individuare quale sia la sostanza (“aho, ma che sta a di’?”). Abete è il candidato dei gattopardi: cambiare per non cambiare.

Gianni Rivera, 82 anni, primo Pallone d’Oro (1969) italiano, leggendario capitano del Milan, post carriera tra tentativi dirigenziali, sbarco in politica – naturalmente, per uno che è stato un simbolo del calcio offensivo, un posto di sottosegretario al ministero della Difesa – e una rottura prolungata con Silvio Berlusconi. Il golden boy tornato in copertina in queste ore dopo un lungo silenzio. Si era fatto notare nel periodo Covid per i suoi dubbi sul vaccino, poi si era proposto come allenatore. Ora, che è tornato a rispondere ai giornalisti, si autocandida e mette già i veti: no al ritorno di Roberto Mancini sulla panchina della nazionale. Giovanni Malagò, ex presidente del Coni, motore dell’Olimpiade di Milano-Cortina, ex giocatore di ottimo livello di calcio a cinque, da sempre tifoso della Roma, presidente onorario dei Circolo Canottieri Aniene, che non è solo un ottimo serbatoio di medaglie per lo sport italiano, ma anche uno dei luoghi più amati dalla politica. Con i suoi 67 anni, Giovannino è un ragazzo di fronte agli altri contendenti. È un profondo conoscitore della concorrenza le dinamiche dello sport italiano e ha un’agenda sterminata di rapporti nazionali e internazionali, ma su di lui, sponsorizzato dalla Lega di Serie A, c’è il veto della politica: è sgradito – eufemismo – al ministro della Sport Andrea Abobi e al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.

Tra gli ex calciatori, circola il nome di Demetrio Albertini, ex Milan, Padova, Atletico Madrid, Lazio e Barcellona, 79 presenze in Nazionale, 55 anni il prossimo agosto. Rispetto agli altri, quasi un bambino, ma anche lui ha già dato in ambito dirigenziale: è stato vicepresidente della federazione, è stato battuto da Carlo Tavecchio nelle elezioni per la poltrona di numero uno del 2014 e poi, infine, presidente del settore tecnico. Anche lui, in sostanza, un riciclato sicuro. Nel calderone, sono stati buttati altri nomi, tanto per aggiungere un po’ di sale alla solita minestra: Paolo Maldini, Alessandro Del Piero, Damiano Tommasi che fa il sindaco di Verona. Tre figure nobili, che potrebbero portare qualcosa di nuovo, ma sono gli underdog, gli sfavoriti, tranne nel caso non venga applicata, con loro, la formula ticket. Tipo, per fare un esempio: Abete-Maldini. Dove, però, conta alla fine dei giochi il primo nome dell’accoppiata. Idee? Programmi? Visioni? Boh, non pervenuti.

È vero che siamo ancora agli inizi, ma la sensazione, fortissima, è che ancora una volta la cosiddetta rivoluzione, in un paese che non l’ha mai fatta, sia solo quella del valzer delle poltrone. Poi c’è il resto, attenzione. È il dietro le quinte, il sottobosco, popolato da quei nomi che fino a ieri hanno occupato posizioni di rilievo nella federazione di Gravina con stipendi niente male e ora tremano per il loro futuro. Si marcano stretti tra loro, si guardano le spalle, stanno cercando di capire da quale parte buttarsi. È un traffico di messaggini, di due chiacchiere al bar “perché così non ci sentono e non si vedono”, di strategie per sopravvivere alla cosiddetta “rivoluzione”. C’è, tra loro, un discreto numero di illustri figli “di”, politica compresa. Gente che ha fatto carriere mirabolanti. Quasi sempre, persone che hanno fatto dell’arroganza la loro caratteristica migliore. All’improvviso, in queste ore, sono di nuovo finti umili. Il teatrino di sempre. “Smettetela. Fate i seri”, chiosa il Corrierone. Ecco, appunto. Per una volta, in nome di milioni di appassionati di calcio e di quei ragazzi ai quali avete rovinato già tre estati: fate i seri. Non sprechiamo l’ennesima occasione.

L'articolo La casta del pallone si barrica: altro che rivoluzione, il rischio è che cambino solo i deretani sulle sedie | il commento proviene da Il Fatto Quotidiano.

Autore
Il Fatto Quotidiano

Potrebbero anche piacerti