La brutta storia degli italiani cecchini per gioco a Sarajevo, cresce il numero degli indagati
- Postato il 6 febbraio 2026
- Cronaca
- Di Blitz
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Sono numerose le segnalazioni su cui sta lavorando la Procura di Milano per arrivare ad individuare altri presunti “cecchini del weekend”, che pagavano per andare ad uccidere “per gioco”, anche donne, anziani e bambini, nella Sarajevo assediata dai serbo-bosniaci tra il ’92 e il ’95. Diversi altri nomi da verificare, che potrebbero aggiungersi all’80enne camionista, che vive in provincia di Pordenone, indagato per omicidio volontario continuato e aggravato dai “motivi abietti” e che sarà interrogato il 9 febbraio.
L’elenco degli iscritti, dunque, è destinato ad allungarsi. In questi mesi, dal momento in cui si è saputo dell’avvio dell’inchiesta ma anche del lavoro giornalistico dello scrittore Ezio Gavazzeni che presentò un esposto, molte persone, infatti, hanno deciso di parlare sia con Gavazzeni che con altri cronisti per riportare racconti di persone che si erano vantate in passato di quella “caccia all’uomo” o che semplicemente parlavano di quei “safari dell’orrore”.
I “tiratori turistici” che partivano da Trieste
Ed è proprio su queste segnalazioni che si sta concentrando l’attuale fase delle indagini del Ros dei carabinieri, coordinate dal pm Alessandro Gobbis e dal procuratore Marcello Viola. Tanti nomi al vaglio, ripetono fonti vicine alle indagini, che si riferiscono a persone del centro-nord Italia. A queste trasferte verso la Bosnia avrebbero preso parte “tiratori turistici”, così vengono chiamati negli atti, che coprono un’area che va dal Piemonte, alla Lombardia fino al Friuli, sull’asse Torino-Milano-Trieste. Nel macabro scenario, però, si muovevano anche “cecchini” di altri Paesi. La Procura di Milano è stata la prima a mettere in campo gli accertamenti, ma ora c’è un coordinamento internazionale e si stanno muovendo anche autorità giudiziarie estere, tra cui quelle belga, francese e svizzera.
Nelle indagini, tra l’altro, da quanto si è saputo, dovrebbe essere ascoltata anche la persona che avrebbe sentito l’80enne autotrasportatore, simpatizzante dell’estrema destra (a casa aveva cimeli fascisti) e appassionato di armi, vantarsi della “caccia all’uomo” nella città dell’ex Jugoslavia. Questa persona, poi, avrebbe riportato quel racconta ad una donna che, a sua volta, lo ha riferito ad una cronista di un tv locale. Le testimonianze delle due donne sono tra gli elementi di prova.
Tra le audizioni anche quella di Adriano Sofri, che all’epoca era inviato di guerra. Dalla sua deposizione sono emerse conferme relative all’esposto dello scrittore Gavazzeni, in particolare sulla figura dell’ex 007 dell’intelligence bosniaca, Edin Subasic, che ha riferito di aver avuto contatti all’epoca con il Sismi. Ha spiegato che l’ex servizio segreto italiano avrebbe avuto informazioni proprio dai servizi bosniaci, a inizio ’94, sul fatto che i “tiratori turistici” partivano da Trieste. E che gli stessi servizi italiani avrebbero “interrotto” quei “safari”. Infine, il Comune di Sarajevo ha deciso di costituirsi parte offesa nelle indagini in corso a Milano, assistito dagli avvocati Guido Salvini, ex storico magistrato milanese, e Nicola Brigida, anche legali di Gavazzeni.

Chi indaga sta verificando anche gli espatri dell’epoca, recuperando le registrazioni di passaporti e documenti di viaggio, ma anche di biglietti aerei. Da quanto si è saputo, infatti, nelle indagini, si sta cercando di ricostruire quei viaggi dell’orrore verso la Bosnia, partendo da segnalazioni, nomi e testimonianze e andando a verificare, poi, nei registri delle frontiere se ci sono state entrate e uscite proprio di determinate persone in quel periodo, dall’Italia verso Sarajevo.
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