La Benatana. In metafora di bellezza di Pierfranco Bruni. Pellegrini Editore con disegni di Rebecca Orlandi

  • Postato il 6 gennaio 2026
  • Libri
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di Cinzia Cofano

Un’opera in cui la letteratura si fa carezza e il tempo si arresta per lasciare spazio allo stupore, La Benatana è un libro che nasce da un incontro raro: quello tra la parola di uno studioso che sceglie la leggerezza del sogno e il segno limpido, istintivo, di una bambina. È un filo sottile, eppure resistente, quello teso da Pierfranco Bruni, che lega la profondità della riflessione alla spontaneità del disegno di Rebecca Orlandi, trasformando la scrittura in un atto d’amore puro, disarmato, necessario.

In queste pagine l’autore si spoglia delle vesti dell’accademico e del saggista per indossare quelle, ben più preziose, dell’inventore di sogni. La narrazione si muove su uno sfondo che profuma di Sud: una Puglia fatta di mare e di vento, di castelli consacrati alla memoria, di case di tufo bianco che trattengono il silenzio e la luce. Qui il tempo smette di essere una linea retta, un semplice procedere cronologico, e diventa cerchio magico, ritorno, attesa. La geografia dei luoghi si fonde con quella dell’anima, e la bellezza del Sud si fa memoria viva, composta di paesaggi che diventano musica, poesia, voce interiore.

Abitare il mondo, sembra suggerirci Bruni, significa saper guardare oltre le stelle, oltre ciò che è immediatamente visibile. È così che incontriamo figure simboliche e insieme profondamente umane: Isoladalba, portatrice di una “meraviglia immensa”, oppure l’orsacchiotto gelataio, che scopre la felicità grazie alla complicità dei piccoli Virgilio e Micol.

Personaggi che abitano una dimensione sospesa tra fiaba e realtà e che, attraverso le loro storie, ci ricordano quanto sia necessario continuare a credere nelle favole che vivono accanto a noi, se solo abbiamo la pazienza e il coraggio di riconoscerle.


Perché, come afferma una delle voci più intense del libro:
“Chi non ama non è nessuno nella vita. E l’amore ci fa capire tutto. Io, incontrando l’amore, ho capito che la vita è una barchetta sulla quale si può stare bene se si è amati e se si ama… la vita senza il sogno è solo una linea retta.”


In questo dialogo continuo tra parola e immagine, autore e illustratrice fanno incontrare i personaggi delle fiabe per riscrivere la storia senza cancellarne il mistero. Al contrario, lo custodiscono, lo proteggono, lo consegnano alla nostalgia luminosa della giovinezza.

“Navighiamo nell’oggi per restare legati a ciò che è stato ieri e a ciò che verrà domani”: è in questa frase che si concentra il senso profondo dell’opera, un equilibrio delicato e necessario tra generazioni, tra memoria e futuro.


La Benatana restituisce valore alla semplicità, a ciò che spesso passa inosservato. Ci richiama alle piccole cose che danno senso all’esistenza: una vocina che chiede di giocare “e non leggere”, una luna a cui affidare i pensieri, le vele di una barca – metafora della nostra vita – che si lasciano guidare dal vento dell’amore. In questo rifugio narrativo la noia si combatte con la fantasia e il tempo va abitato con pazienza, perché “bisogna saper vedere la bellezza che c’è anche nelle piccole cose. È questo che ti fa sentire speciale, felice”.


Restare bambini nel cuore non è una fuga dalla realtà, ma l’unico modo autentico per abitare un’alba nuova con dignità e gioia. È una sfida alla razionalità sterile, un invito a riconoscere che la vita è un vento forte, capace di sollevare i sogni e permettere loro di prendere il volo.
È proprio in questo dialogo tra la sapienza del ricordo e l’innocenza del tratto che si compie il miracolo: la bellezza che si specchia nella bellezza.

La Benatana diventa così la metafora suprema di questo incontro e, come in una fiaba antica, sussurra ai Re Magi parole che valgono per tutti:
“Perché solo il sogno è magia e la magia fa sognare. Perché solo il sogno non conosce il tempo e il mistero è nella vita che vorremmo vivere.

La mia bellezza non aveva senso prima di incontrarvi. Ora io sono un volo e la magia mi porta a far sognare. Anche se solo per un frammento di vita. Vorrei che si capisse che in ogni sogno c’è un’onda del sorriso che non dovrebbe mai perdersi dentro di noi.”

L’Autore del libro

Pierfranco Bruni è nato in Calabria. Archeologo, direttore del Ministero dei Beni Culturali e, dal 31 ottobre 2025, membro del CdA dei Musei e Parchi Archeologici di Melfi e Venosa, nominato dal Ministro della Cultura; presidente del Centro Studi “Francesco Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.

Nel 2024 è stato Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.

Incarichi in capo al Ministero della Cultura:

Presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;

Presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;

Segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.

È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse” e presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.

Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con studi su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e sulle linee narrative e poetiche del Novecento che richiamano le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.

Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale esplora le matrici letterarie dei cantautori italiani e il rapporto tra linguaggio poetico e musica, tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.

Studioso di civiltà mediterranee, Bruni unisce nella sua opera il rigore scientifico alla sensibilità umanistica, ponendo al centro della sua ricerca il dialogo tra le culture, la memoria storica e la bellezza come forma di identità.
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