Kharg, l'isola iraniana che nessuno attacca: cosa c'è dietro (e gli scenari estremi)
- Postato il 9 marzo 2026
- Esteri
- Di Libero Quotidiano
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Kharg, l'isola iraniana che nessuno attacca: cosa c'è dietro (e gli scenari estremi)
Un'isola di soli 20 chilometri quadrati in cui viene gestito il 90% delle esportazioni petrolifere iraniane. Un potenziale obiettivo di guerra, che però ancora non è stato attaccato.
L'isola in questione si chiama Kharg (letteralmente, come spiega Il Messaggero, "dattero ancora acerbo), si trova nel Golfo Persico a circa 25 chilometri dalla costa dell’Iran, davanti alla provincia di Bushehr. Lunga appena sei chilometri, l’isola ospita il principale terminal petrolifero del Paese: un’infrastruttura che, se colpita o messa fuori uso, potrebbe infliggere un danno pesantissimo all’economia di Teheran.
A rendere Kharg così preziosa non è solo il suo ruolo logistico, ma anche una caratteristica naturale rara: le acque che la circondano sono abbastanza profonde da permettere l’attracco delle superpetroliere, cosa impossibile in gran parte del litorale persico. Il terminal è infatti progettato per caricare fino a dieci navi contemporaneamente e rappresenta il punto di partenza della maggior parte del greggio iraniano diretto sui mercati internazionali, soprattutto verso la Cina.
Proprio questa centralità economica ha fatto dell’isola, per anni, uno dei bersagli teoricamente più vulnerabili dell’Iran. Tuttavia da che Usa e Israele hanno lanciato l'operazione militare non è stata colpita. Gli analisti indicano tre ragioni principali: il rischio di provocare shock sui mercati petroliferi, il timore di un’escalation regionale e le valutazioni strategiche degli Stati Uniti.
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Le infrastrutture di Kharg potrebbero gestire fino a 7 milioni di barili al giorno, anche se Teheran comunica cifre ufficiali più basse. Durante la guerra Iran-Iraq negli anni Ottanta, le forze di Saddam Hussein colpirono più volte le sue strutture causando danni rilevanti, senza però riuscire a fermare del tutto le esportazioni. Il tema è tornato al centro del dibattito dopo gli attacchi agli impianti petroliferi iraniani nella guerra in corso. Il leader dell’opposizione israeliana Yair Lapid ha scritto sui social: "Israele dovrebbe distruggere tutti i giacimenti petroliferi e l’industria energetica iraniana sull’isola di Kharg". E ha aggiunto: "Ciò farebbe crollare l’economia iraniana e farebbe cadere il regime".
Secondo il Center for Strategic and International Studies di Washington, un attacco o un blocco del terminal potrebbe spingere il prezzo del petrolio a salire di circa 10 dollari al barile. "Kharg potrebbe essere disattivata in diversi modi", rimarca il rapporto, citando tra le possibilità la distruzione delle attrezzature di carico, il danneggiamento dei serbatoi o l’interruzione delle condutture sottomarine che portano il greggio sull’isola.
Ma non è tutto. Secondo gli analisti, infatti, Kharg non sarebbe stata attaccata anche per un altro motivo. A spiegarlo è Delgha Katinoglu, esperta iraniana di energia, la quale avverte che la distruzione delle infrastrutture petrolifere iraniane potrebbe paralizzare il Paese per anni, anche se il regime crollasse. "Se il regime dovesse cadere, nessun governo futuro sarebbe in grado di stabilizzare il Paese o di fornire servizi di base se l’infrastruttura energetica venisse distrutta", spiega Katinoglu. E ancora: "In altre parole, distruggere gli impianti petroliferi e del gas dell’Iran potrebbe di fatto bloccare il cammino verso la transizione democratica", conclude l'esperta. Insomma, un curioso stallo.
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