Italrugby, Quesada promuove i suoi dopo la disfatta di Cardiff: "Mi tengo la reazione del secondo tempo"
- Postato il 14 marzo 2026
- Di Virgilio.it
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Un quarto d’ora di black-out ha gettato un’ombra un po’ sinistra su un Sei Nazioni altrimenti quasi perfetto. Un insegnamento di cui l’Italia dovrà fare tesoro: le motivazioni del Galles hanno fatto tutta la differenza del mondo nell’ultima sfida del torneo, e al netto di più di una recriminazione (a scanso di equivoci: no, stavolta gli azzurri sono stati tutto, fuorché fortunati) il 31-17 subito a Cardiff ha ricordato al movimento italiano che si possono battere anche le Tier 1, ma che non appena si abbassa la soglia dell’attenzione gli avversari (anche quelli in crisi) sono lì pronti ad azzannarti come si fa con una preda. E questo Galles, perdente da 15 partite consecutive nel Sei Nazioni, non aspettava altro che un’occasione così.
- Le ragioni del CT: "Nel primo tempo troppe occasioni sciupate"
- Il bilancio del torneo: "Stiamo crescendo, serve essere ambiziosi"
- Nonostante le assenze, questa Italia ha un bel futuro
Le ragioni del CT: “Nel primo tempo troppe occasioni sciupate”
A mente (quasi) fredda, il passivo è fin troppo eccessivo per una nazionale che ha cominciato a monetizzare la (pur poca) mole di gioco creata a partire dal 50’, quando i Dragoni erano già avanti 31-0. E Quesada è il primo a riconoscere che i numeri non riescono a fotografare al meglio quello che è stato l’andamento di una partita nella quale l’Italia ha guadagnato 62 metri in più in avanzamento (453 contro 391), conquistato un turnover in più (11 a 10) ed effettuato tre placcaggi in più (136 a 133).
“Purtroppo nel primo tempo non abbiamo sfruttato le due opportunità che ci siamo costruiti per andare a segnare in meta, lasciando anche tre punti con un calcio abbastanza semplice”, il commento del CT a fine partita. “Il Galles è stato efficace mettendo più fisicità, poi la differenza l’ha fatta la loro pressione nei nostri 22 metri. Abbiamo perso fiducia e di conseguenza anche tanti palloni, e questo spiega le difficoltà incontrate nel primo tempo.
Poi nel secondo siamo ripartiti male, subendo ancora la loro pressione, quindi nell’ultima mezzora abbiamo cambiato volto alla nostra partita, segnando tre mete e vendendocene annullate un paio. Nulla di ridire sui meriti conseguiti dai nostri avversari, tutto sommato possiamo dire di aver limitato i danni con un’ottima seconda parte di incontro”.
Il bilancio del torneo: “Stiamo crescendo, serve essere ambiziosi”
Il bottino del Sei Nazioni azzurro si compone di due vittorie e tre sconfitte, col fattore campo sempre rispettato (una costante nel torneo: aspettando Francia-Inghilterra, solo 3 delle 14 sfide hanno visto sconfitta la squadra di casa). Quesada prova a guardare il bicchiere mezzo pieno. “Bisogna avere i piedi per terra, seppur consapevoli di aver fatto un buon torneo.
La prima partita con la Scozia ci ha permesso di approcciarlo nel modo giusto, e in Irlanda la prestazione c’è stata. Anche in Francia fino a 10’ eravamo assolutamente in partita, anche se poi tutti ricorderanno la vittoria con l’Inghilterra che ha un valore enorme. A Cardiff abbiamo sbagliato troppo nel primo tempo, ma pur preparandoci bene, loro erano più freschi, riposati e probabilmente più forti a livello di testa. La reazione avuta nel secondo tempo mi fa pensare però che i ragazzi abbiano compreso dov’è che hanno sbagliato e dove devono andare per alzare l’asticella”.
Motivo buono per continuare a pensare positivo, con i prossimi test estivi con Giappone, All Blacks e Australia nell’ambito della neonata Nations Championship destinati a offrire altre risposte pesanti. “Il percorso di crescita proseguirà e i leader del gruppo nel momento più difficile hanno saputo ritrovare l’interruttore e ripartire. Dobbiamo essere ambiziosi e farci rispettare sempre, facendo attenzione anche nella comunicazione, rimanendo al contempo tranquilli nel nostro percorso”.
Nonostante le assenze, questa Italia ha un bel futuro
Insomma, un primo tempo nefasto sui 10 giocati non può cancellare quanto di buono fatto in corso d’opera. Pensando anche alle tante assenze (Capuozzo, Brex e Allan a mezzo servizio, Negri e Vintcent idem, Lucchesi, Riccioni, Varney e Page-Relo mai schierati, più Todaro out prima ancora di cominciare), l’Italia ha dimostrato di aver sensibilmente allungato la panchina ed essersela comunque giocata sempre.
La macchia di Cardiff dovrà semmai servire da sprone per pretendere ancora di più da se stessi: una squadra che non si accontenta è il primo passo per aumentare autostima e mentalità. Il tour estivo nel Pacifico sarà la prossima cartina tornasole.