Italia, Rimedio e la maledizione del Mondiale sfumato: "Mi sento come Barella, ci spero ancora"
- Postato il 4 aprile 2026
- Di Virgilio.it
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C’è una generazione di italiani che non ha mai visto l’Italia ai Mondiali, sono ragazzi ormai maggiorenni ma non possono ricordare l’ultima volta degli azzurri, nel 2014 in Brasile. C’è tutta una sfilza di campioni importanti, da Donnarumma a Tonali, che pure i Mondiali li ha visti solo in tv. E c’è poi chi in tv commenta le partite dell’Italia ma non ha mai avuto la gioia di poterlo fare a un Mondiale, come il telecronista della Rai Alberto Rimedio che al Corriere della Sera parla della sua personale “maledizione”.
- Da Martellini a Caressa, l'urlo Campioni del Mondo
- La delusione di Rimedio
- La speranza del telecronista
Da Martellini a Caressa, l’urlo Campioni del Mondo
Chi ha superato una certa età ricorda ancora l’emozione di Nando Martellini che nell’82 a Madrid urlò “Campioni del mondo, campioni del mondo, campioni del mondo” dopo il trionfo della banda di Bearzot con la Germania, o l’esultanza di Fabio Caressa nel 2006 dopo i rigori con la Francia: “Il cielo è azzurro sopra Berlino”. Una gioia negata ad Alberto Rimedio, che è il commentatore ufficiale degli azzurri per la Rai da tempo.
La delusione di Rimedio
Dal post-Brasile, nel 2014, Alberto Rimedio è il telecronista Rai delle partite della Nazionale ma non usa il termine “maledizione” per i Mondiali proibiti anche per lui (“Diciamo che sono deluso tre volte per la mancata qualificazione al Mondiale: come italiano, come appassionato di calcio e come giornalista”). La beffa per Alberto Rimedio è stata anche l’aver saltato la finale degli Europei 2021, vinta da Mancini a Wembley. Dopo aver commentato il percorso degli azzurri fino alla fine, fu bloccato dal Covid e dovette lasciare il posto a Stefano Bizzotto.
Per Rimedio c’è qualcuno cui è andata anche peggio: «Al grande Bruno Pizzul, che per me è stato un maestro, andò anche peggio: lui l’Italia ai Mondiali la raccontava, ma non riusciva mai a vincere. Ha seguito gli azzurri dopo il 1982 quando abbiamo vinto per la terza volta e fino a prima del 2006, quando abbiamo vinto per la quarta».
La speranza del telecronista
Il giornalista Rai però non è ancora rassegnato: «Nessun ruolo è eterno, nemmeno il mio. Diciamo che ci spero ancora. Mi sento un po’ come Barella, che ha 29 anni e nel 2030 ne avrà 33: non troppo vecchio ma neanche troppo giovane… Per me fare il telecronista Rai è un privilegio, sono il terzo per longevità dopo i 18 anni di Martellini e i 16 di Pizzul. Ho avuto molte soddisfazioni, ho raccontato partite splendide come la finale del Mondiale 2022 fra Argentina e Francia».
Ultima riflessione sulla beffa con la Bosnia. Sui social c’è chi ha giudicato la telecronaca Rai troppo morbida: «La sconfitta con la Svizzera all’ultimo Europeo fu vergognosa, in Bosnia invece pur avendo fallito l’Italia ha giocato col cuore, anche se non è bastato, il livello è assai modesto. D’altronde abbiamo fatto 12 milioni di telespettatori: mettere tutti d’accordo è impossibile…».