Italia, botteghe senza eredi: mancano 750 mila artigiani. L’allarme della UAAT

  • Postato il 9 gennaio 2026
  • Economia
  • Di Paese Italia Press
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Francesco Michele Abballe (al centro)

Il paradosso economico del 2026 è servito.
Mentre il Made in Italy artistico e tradizionale segna un nuovo record di esportazioni, sfiorando i 120 miliardi di euro di valore aggiunto, le saracinesche delle botteghe storiche faticano a restare alzate. Non per mancanza di clienti, ma per assenza di eredi.


L’allarme arriva dalla UAAT – Unione Artigianato Artistico e Tradizionale, federazione dell’Unione Artigiani Italiani e delle PMI (UAI).
Secondo le ultime stime del Centro Studi UAI, la domanda di lavoro non soddisfatta nel comparto artigiano ha raggiunto la soglia critica di 750.000 unità.


Il cuore del problema: il “mismatch” di competenze
Se da un lato l’automazione accelera, dall’altro la mano dell’uomo resta insostituibile in settori come il restauro, la liuteria, la sartoria d’alto bordo, la lavorazione del vetro e della ceramica artistica.
Tuttavia, il divario tra percorsi formativi e reali necessità delle PMI artigiane è oggi ai massimi storici.
«Siamo di fronte a un’emergenza che non è solo economica, ma culturale» – spiega Francesco Michele Abballe, Responsabile Nazionale UAAT.
«Nei prossimi cinque anni rischiamo di perdere un patrimonio di conoscenze che ci ha reso unici nel mondo. Le imprese sono pronte ad assumere, hanno portafogli ordini pieni grazie alla ripresa post-PNRR, ma non trovano giovani disposti a intraprendere la carriera del “fare”».


Apprendistato e burocrazia: i nodi irrisolti
Secondo la UAAT, a pesare è anche una burocrazia ancora troppo rigida, che ostacola l’apprendistato e rallenta il trasferimento delle competenze tra generazioni.
«Il nostro artigianato artistico non è più quello del secolo scorso» – sottolinea Abballe –
«Oggi una bottega è un hub di innovazione, dove convivono laser e scalpello. Dobbiamo smettere di considerare l’artigianato una scelta di serie B. Serve una figura riconosciuta di “Maestro Artigiano” e una formazione sul campo totalmente decontribuita per i primi tre anni».

Il ruolo del welfare per le micro-imprese
Sul tema interviene anche Giuseppe Zannetti, Dirigente Nazionale dell’Unione Artigiani Italiani e delle PMI, che richiama l’attenzione su un welfare dedicato alle piccole realtà produttive.
«Non possiamo lasciare il titolare solo di fronte alle riforme del lavoro e al caro-energia. Attraverso i nostri enti bilaterali vogliamo offrire servizi concreti: gestione previdenziale, supporto energetico e consulenza. L’artigiano deve tornare a fare l’artigiano, non il burocrate».


Verso una “Nuova Bottega”
La sfida del 2026 non è solo trovare braccia, ma formare menti.
L’UAI sta promuovendo su tutto il territorio nazionale spazi di trasmissione del sapere, dove i maestri prossimi alla pensione possano trasferire competenze e “segreti del mestiere” a giovani digital-native.
«Il passaggio di testimone deve essere incentivato» – conclude Zannetti –
«Se un giovane entra in bottega e trova strumenti moderni, contratti dignitosi e prospettive di crescita, l’artigianato torna ad essere una scelta attuale e forte. È l’unica via per non svendere l’identità del nostro Paese».


I numeri della crisi
(Dati aggiornati a gennaio 2026)
Difficoltà di reperimento
Settore artigiano
Posti vacanti (stima)
Meccanica di precisione
185.000
58%
Edilizia specializzata
210.000
62%
Artigianato artistico
95.000
71%
Servizi alla persona
140.000

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