Israele uccide 41 persone in Libano per trovare un suo pilota disperso nel 1986. Ma la tomba è quella sbagliata

  • Postato il 8 marzo 2026
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Quarantuno morti per cercare i resti di un pilota scomparso quarant’anni fa. È il bilancio del blitz condotto da Israele in Libano nella notte tra venerdì e sabato: un’operazione militare fallita che aveva l’obiettivo di recuperare la salma del navigatore israeliano Ron Arad, disperso dal 1986. La storia l’ha raccontata su Repubblica l’inviato Fabio Tonacci, che descrive un’incursione conclusa con decine di vittime libanesi e nessuna traccia del corpo cercato.

Secondo il racconto, il commando israeliano ha colpito il villaggio di Nabi Shith, nella Valle della Bekaa, territorio considerato una roccaforte di Hezbollah. L’obiettivo era una tomba del piccolo cimitero locale, indicata come possibile luogo di sepoltura del pilota. Ma il sepolcro aperto apparteneva a un altro uomo, Subhi Shukr. “Per andare a frugare nella fossa sbagliata ne hanno scavate altre quarantuno”, scrive Tonacci. Il blitz sarebbe stato preparato con un’operazione complessa: quattro elicotteri, forze speciali, uniformi simili a quelle dell’esercito libanese e persino una finta ambulanza. I radar delle forze armate libanesi avrebbero registrato l’ingresso nello spazio aereo alle 22.50. Gli elicotteri sono atterrati a circa cinque chilometri dal cimitero, mentre nel pomeriggio l’aviazione israeliana aveva già bombardato le vie di accesso al quartiere.

Il villaggio si troverebbe in un’area dove la presenza di Hezbollah è radicata e dove un forestiero è subito sospetto. Le versioni dei residenti restano frammentarie e contraddittorie, ma su due punti concordano: i militari israeliani si sono camuffati con mezzi simili a quelli dell’esercito e dell’Autorità sanitaria islamica e, una volta scoperti, sono stati affrontati da miliziani e abitanti armati. Ne è nata una battaglia violenta. Tra le macerie restano bossoli, vetri infranti, carcasse di auto e resti umani bruciati. Un missile è esploso a circa duecento metri dal cimitero, sollevando un enorme cratere e scaraventando un’automobile contro un edificio.

Lo stesso Stato israeliano ha poi ammesso il fallimento della missione. Arad precipitò vicino a Sidone dopo un bombardamento contro strutture dell’Olp. Il copilota Yishai Aviram fu recuperato dall’esercito, mentre Arad venne catturato dalle milizie sciite di Amal e consegnato ai pasdaran presenti in Libano. Non se ne è più saputo nulla. La moglie Tami Arad ha criticato operazioni come quella appena fallita: preferisce, ha scritto, convivere con l’incertezza piuttosto che “sapere che un soldato dell’Idf è stato ferito o ucciso per recuperare quelle ossa”. A Nabi Shith rimane il dubbio sull’origine dell’informazione che ha condotto alla tomba sbagliata. Alcuni abitanti sospettano un collegamento con la scomparsa, a dicembre, di Ahmed Shukr, ex dell’intelligence libanese che la stampa araba ritiene possa essere stato rapito dal Mossad. Una pista che però, finora, non ha portato risultati.

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