Iran, raid di Israele contro raffinerie e il giacimento di gas più grande al mondo. Teheran risponde minacciando Arabia, Emirati e Qatar. Barile di nuovo sopra i 100 dollari

  • Postato il 18 marzo 2026
  • Economia
  • Di Il Fatto Quotidiano
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Torna la tensione sui mercati energetici dopo le notizie di un attacco israeliano alle raffinerie statali di Asaluyeh, sulla costa dell’Iran, e al giacimento di gas naturale di South Pars/North Dome, il più grande al mondo. Si trovano entrambi nella provincia di Bashehr, nell’area strategica dello Stretto di Hormuz. L’Idf ha rivendicato il raid: “Se il messaggio non verrà recepito, gli attacchi potrebbero estendersi”, ha detto l’ufficiale israeliano citato da Channel 12. La televisione di Stato iraniana ha subito minacciato una rappresaglia: la Repubblica Islamica, è l’annuncio, attaccherà le infrastrutture petrolifere e del gas in Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Nel mirino in particolare in particolare la raffineria Samref dell’Arabia Saudita e il suo complesso petrolchimico di Jubail. il giacimento di gas Al Hasan degli Emirati Arabi Uniti, gli impianti petrolchimici e una raffineria in Qatar. Il greggio Wti, che in mattinata era in calo di oltre il 3%, ha invertito bruscamente la rotta, risalendo fino a 98,4 dollari al barile. Il Brent arriva a guadagnare il 5% a 108 dollari al barile.

Le tensioni continuano a trasferirsi sui prezzi alla pompa in Italia. Secondo i dati della Staffetta Quotidiana, alle 8 di ieri mattina il gasolio in modalità self service sfiorava i 2,1 euro al litro (2,089 euro), ai massimi da marzo 2022, mentre la benzina si avvicinava a 1,86 euro (1,855 euro), sui livelli più alti da luglio 2024. I rialzi sono diffusi: Q8 ha aumentato di 6 centesimi la benzina e di 1 il diesel, mentre Tamoil ha ritoccato i prezzi di 4 e 2 centesimi rispettivamente. La benzina self service si attesta a 1,855 euro al litro e il diesel a 2,089 euro; nel servito si sale rispettivamente a 1,988 e 2,221 euro. Restano più stabili gli altri carburanti: il Gpl è a 0,705 euro al litro, il metano a 1,506 euro al kg e il Gnl a 1,233 euro.

Sul fronte europeo, intanto, entra in vigore oggi la prima fase del piano RepowerEU per l’uscita dal gas russo. Scatta il divieto di stipulare nuovi contratti di importazione, sia a breve che a lungo termine. La stretta proseguirà nei prossimi mesi: dal 25 aprile sarà vietato rinnovare i contratti spot di Gnl già in essere, dal 17 giugno quelli via gasdotto. Il phase-out completo è previsto entro il 2027. Ma proseguiranno fino a novembre le deroghe temporanee per i Paesi senza sbocco sul mare come Ungheria e Slovacchia. La ripresa di “normali relazioni energetiche” con la Russia per l’Ue semplicemente “non è un’opzione”, ha sottolineato il premier polacco Donald Tusk da Danzica, dopo che il primo ministro belga Bart De Wever ha dichiarato nel fine settimana al quotidiano L’Echo che l’Ue dovrebbe fare un accordo con Mosca per riprendere ad importare idrocarburi dalla Russia.

In Italia il governo pare intenzionato ad agire per tamponare le conseguenze per i consumatori solo dopo il referendum sulla giustizia. Nei giorni scorsi Matteo Salvini, vicepremier e leader leghista, ha rilanciato l’idea di un contributo sugli “extraprofitti” dei petrolieri, ma Giorgia Meloni non è intenzionata a seguire quella strada. Secondo Il Sole 24 Ore per le famiglie con Isee sotto i 15mila euro titolari della card Dedicata a te potrebbe arrivare un bonus carburanti una tantum da 100 euro. Mentre il ministero delle Imprese punta ad aiutare l’autotrasporto con un credito d’imposta del 28% per le spese per il gasolio.

Il vicepresidente della Camera, Sergio Costa (M5s), attacca: “Un bonus da 100 euro dato solo a famiglie con redditi di un livello inferiore a quello di sopravvivenza è un’elemosina che si sterilizza nel giro di due settimane. Con il gasolio al picco dal 2022 e la benzina a 1,83 euro al litro, le famiglie italiane non hanno bisogno di mance ma di un intervento strutturale e strutturato che aggredisca le cause del caro-carburanti. Sul tavolo ci sono 710 milioni, di cui appena 130 per le famiglie: cifre che non sono nemmeno lontanamente all’altezza dell’emergenza. Il Governo deve intervenire urgentemente: si taglino le accise come promesso in campagna elettorale, si smetta di rincorrere l’emergenza con misure-tampone insufficienti”.

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