Iran, proseguono i colloqui con i mediatori turchi (su mandato Usa): Erdogan vuole un credito per la questione curda
- Postato il 30 gennaio 2026
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- Di Il Fatto Quotidiano
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L’armada di Donald Trump sembra pronta ad attaccare l’Iran, ma il tycoon ne farebbe a meno, se solo arrivasse qualche segnale di “buona volontà” da Teheran, specialmente sul nucleare. Un segnale che potrebbe arrivare oggi dalla Turchia. Il presidente americano ha infatti incaricato Ankara – che ha il secondo esercito per numero di soldati e droni della Nato – di tentare una mediazione. La Turchia, Paese musulmano non arabo confinante con l’Iran e con più di 80 milioni di abitanti, non si è fatta pregare e ha subito accettato l’incarico. Lo ha fatto da una parte per contraccambiare il favore di Trump, che sta sostenendo l’ex tagliagole jihadista al Jolani oggi presidente ad interim della Siria con il nome originale di Ahmed al Shaara, in realtà un burattino nelle mani dell’autocrate turco Recep Tayyip Erdogan, dall’altra per sfoggiare il proprio ruolo di potenza regionale, e, ultimo ma non ultimo, per vantare un credito con Teheran sulla questione curda.
Ieri il ministro degli Esteri Hakan Fidan ha incontrato Tom Barrack, l’ambasciatore degli Stati Uniti in Turchia nonché l’inviato del presidente degli Stati Uniti per la Siria. Colui che ha reso pubblica la volontà di Trump di tradire i curdi del Rojava, l’amministrazione autonoma democratica, comunitaria e confederalista del nord-est Siria, alleata degli Usa contro l’Isis fino all’offensiva dell’esercito nazionale di al-Sharaa partita a metà gennaio. Trump non ha avuto alcuna remora nel lasciare Kobane e il resto del Rojava assediato dalle milizie jihadiste siriane e turche che stanno osservando in modo molto blando, per usare un eufemismo, il cessate il fuoco e hanno ridotto il Rojava a un’area ormai molto limitata e costretto i suoi difensori, le Syrian Democratic Forces, a ripiegare.
Secondo fonti diplomatiche citate dall’agenzia statale Anadolu (AA), l’incontro si è concentrato, per l’appunto, sui recenti sviluppi in Siria e sugli sforzi per ridurre le tensioni tra Stati Uniti e Iran.
Oggi Fidan ospiterà il suo omologo iraniano Abbas Araqchi. Fonti ministeriali citate da AA hanno indicato che Fidan dovrebbe sottolineare che le relazioni Turchia-Iran sono fondamentali per la sicurezza, la stabilità e la prosperità. ,Ma durante il colloquio, Fidan sottolineerà il presunto ruolo del Partito della “Vita Libera del Kurdistan” (PJAK) nelle recenti proteste avvenute in Iran che hanno scatenato la più sanguinosa reazione del regime teocratico con circa trentamila morti, molti proprio nel Kurdistan iraniano.
Dopo aver di fatto annichilito l’inedito esperimento sociale autonomo democratico, socialista e confederalista del Rojava, basato sulla visione di Abdullah Ocalan, ora la Turchia vuole “neutralizzare completamente”, come ha sottolineato Fidan, il PJAK, anch’esso un affiliato del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) fondato da Ocalan. Secondo Fidan è una necessità urgente per la sicurezza dell’Iran. Il sultano Erdogan, con il suo proverbiale cinismo, questa volta sfrutta la carta negoziale per annichilire anche i curdi iraniani ispirati dal Pkk. E meno male che in Turchia il sultano sta facendo finta di trattare una sorta di pace con Ocalan, all’ergastolo da più di vent’anni. Anche se il PKK rimane nella lista delle organizzazioni terroristiche.
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