Iran, l’ambasciatore Javed (Pakistan): “L’Ue usa doppi standard, è pericoloso. Insista sul ritorno al diritto internazionale”

  • Postato il 18 marzo 2026
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L’ambasciatore del Pakistan in Italia, Ali Javed, vuole in primis esprimere le sue condoglianze pubbliche alle famiglie delle 170 bambine iraniane morte nella scuola elementare a Minab, in Iran, nel primo giorno dei bombardamenti dell’ultima guerra del Golfo. “Gli errori di valutazione in un conflitto, a prescindere dalla loro portata, portano a tragedie umane”. In questo caso, dichiara, “condanne, perlopiù assenti, timide o tardive, hanno messo in luce, ancora una volta, la mentalità selettiva del “noi contro loro””.

Ambasciatore, come valuta questa assenza di condanne immediate?

Quale sarebbe stata la reazione se una simile miscalculation, errore di valutazione, avesse colpito l’Europa? L’Ue è un blocco importante, eppure manca di unità sulla questione iraniana e palestinese, non ha una voce sola. È pericoloso fare ‘pick & choose’, scegliere a piacimento. I tempi cambiano, ma la memoria resta.

Come prevedete l’evolversi del conflitto tra Teheran e Stati Uniti-Israele?

Più a lungo persisterà il conflitto, più dannoso sarà per tutti. Il Pakistan, pertanto, auspica la cessazione immediata delle ostilità e la ripresa della diplomazia. Il Pakistan è sempre stato un promotore di pace e ha mantenuto una posizione di principio contro qualsiasi violazione della Carta delle Nazioni Unite o del diritto internazionale.

Il suo Paese è al centro di questo conflitto: Islamabad condivide un lungo confine con Teheran.

Con l’Iran il Pakistan condivide non solo 900 km di confine, ma anche oltre 1000 anni di storia di fede e fiducia comuni. Il Pakistan si trova in una posizione unica in questo conflitto; godiamo di consolidate relazioni strategiche con tutti gli attori coinvolti. Dall’Arabia Saudita all’Oman, dalla Turchia all’Azerbaigian, il primo ministro Shehbaz Sharif mantiene stretti contatti con i leader di tutte le nazioni musulmane amiche, nonché con gli Stati Uniti, e richiede l’immediata ripresa della diplomazia, del dialogo e della de-escalation. Se l’Unione Europea non insiste sul “ritorno del diritto internazionale” nel dibattito, rischia di prevalere la legge della giungla e del più forte. In questo ultimo conflitto semplicemente non esiste una soluzione militare. Si sta allargando e infuria con altissimi costi umani e materiali.

Un altro conflitto può acuirsi nella regione: quello tra il suo Paese e l’India. Al centro dello scontro c’è il diritto di uso delle risorse idriche.

Un conflitto tra Pakistan e India si sta sviluppando silenziosamente ma pericolosamente. Ci sono sistematiche violazioni della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale, del “Trattato sulle acque dell’Indo del 1960” (si tratta dell’Indus Water Treaty, ndr), che l’India continua a minare con la sua idea errata di “armare le acque”: in modo estremamente irresponsabile, manipola il flusso dell’acqua e nega la condivisione delle risorse idriche rilevanti. Non è altro che la ricetta per un potenziale disastro.

Considerando la persistente instabilità nella regione del Kashmir, quali dinamiche possono influenzare l’evoluzione della situazione nei prossimi mesi?

Il Kashmir rimane il punto irrisolto più longevo nell’agenda del Consiglio di Sicurezza dell’Onu dal 1948. Se l’impatto economico dei conflitti tra Russia e Ucraina e tra Iran e Stati Uniti sta paralizzando le economie globali, la posta in gioco per tutti in caso di una guerra su vasta scala tra il Pakistan e l’India, entrambi dotati di armi nucleari, avrebbe conseguenze senza precedenti. Solo nel rispetto della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale il mondo sarà un posto migliore.

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