Iran, la guerra svuota i portafogli degli italiani: fino a 800 euro in più a famiglia. Ecco tutti i rincari
- Postato il 4 marzo 2026
- Di Panorama
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La guerra in Iran entra con forza nelle tasche degli italiani. Non è solo una crisi geopolitica, è un conflitto che si riflette in tempo reale su energia, bollette, carburanti, spesa, mutui. Il rischio, oggi, è quello di una vera e propria stangata per i consumatori: prezzi dell’energia in rialzo, inflazione che già accelera e un potere d’acquisto che si assottiglia. I numeri parlano chiaro: tra carburanti, bollette e rincari indiretti, la stangata supera già gli 800 euro l’anno secondo le stime del Codacons. E il conto è destinato salire di giorno in giorno. Le previsioni sulle bollette ne sono un esempio. Le stime di Facile.it ieri parlavano di incrementi di 166 euro e oggi, al quinto giorno di guerra, siamo già a 369 euro.
Inflazione in accelerazione: +1,6% annuo, carrello a +2,2%. Effetti della guerra sullo scontrino della spesa
Il Brent ha superato gli 80 dollari al barile dopo aver già toccato quota 73 prima dell’escalation militare, mentre il gas europeo scambiato ad Amsterdam è balzato fino a 63,49 euro al megawattora, con un’impennata del 41% in poche ore. Il blocco di fatto dello Stretto di Hormuz, snodo da cui passa circa un quinto del petrolio mondiale, ha acceso i timori degli operatori.
E tutto questo avviene mentre l’inflazione italiana accelera. A febbraio l’indice Nic segna +0,8% su base mensile e +1,6% su base annua. Il carrello della spesa sale al +2,2% (dall’1,9%), con gli alimentari non lavorati che balzano al +3,6% rispetto al +2,5% di gennaio. Ortaggi, tuberi, banane e legumi, che a inizio anno erano in calo, passano al +2,2%; mezzo punto in più anche per i prodotti ittici. Sono dati che ancora non incorporano lo shock pieno della crisi iraniana. Le associazioni dei consumatori avvertono che potrebbe andare molto peggio: Assoutenti parla di “ripercussioni fortissime sui prezzi al dettaglio” per effetto dei maggiori costi di trasporto e dell’impennata delle materie prime. Solo per l’aumento di febbraio la spesa aggiuntiva stimata è di circa 250 euro a famiglia su base annua.
Carburanti: benzina a 1,693 euro al litro e rincari in arrivo
Il primo effetto tangibile si vede alle pompe di benzina. La benzina self-service è salita a 1,693 euro al litro, il diesel self a 1,753 euro. In autostrada si arriva a 1,787 euro per la benzina self e oltre 2 euro al litro per il servito. I principali marchi hanno già ritoccato i listini: Eni ha aumentato di 2 centesimi la benzina e di 7 il gasolio, IP fino a +10 centesimi sul diesel, Q8 e Tamoil con rincari simili. Il Brent sopra gli 80 dollari e il gasolio oltre i 1.000 dollari a tonnellata stanno progressivamente trasferendo i rialzi alla pompa. Le stime parlano di almeno 10 centesimi in più al litro per il gasolio. Ma in uno scenario peggiore, con una chiusura prolungata di Hormuz e petrolio oltre i 100-130 dollari al barile, la benzina potrebbe aumentare di 30-40 centesimi al litro nelle prossime settimane. Un pieno da 50 litri costerebbe fino a 20 euro in più.
E poiché in Italia la quasi totalità delle merci viaggia su gomma, l’effetto si trasferisce rapidamente sui prezzi al consumo. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha parlato di possibili rincari dei costi di trasporto fino al 30-40%. Una dinamica che mette sotto pressione l’intera filiera produttiva.
Bollette: da +166 a +369 euro in un giorno
Se i carburanti sono l’impatto immediato, le bollette rappresentano quello più pesante e strutturale. Gli analisti di Facile.it stimavano appena ieri un aumento di 166 euro annui per luce e gas. Oggi, al quinto giorno di conflitto, la previsione è già salita a 369 euro: 278 euro in più per il gas (contro i 121 stimati inizialmente) e 91 euro per l’energia elettrica (ieri erano 45). Il conto complessivo per una famiglia tipo (con consumi di 2.700 kWh di elettricità e 1.400 Smc di gas) arriverebbe a 2.796 euro l’anno, il 15% in più rispetto ai 2.427 euro previsti prima dello scoppio della guerra. Solo pochi giorni fa l’incremento stimato era del 7%. L’impatto riguarda soprattutto chi ha una tariffa indicizzata. Il Codacons stima che una famiglia con due figli potrebbe spendere tra 210 e 380 euro in più all’anno solo per luce e gas. Chi ha un contratto a prezzo fisso è protetto fino alla scadenza, ma sul mercato le offerte bloccate stanno diventando sempre più rare.
Il gas è il vero sorvegliato speciale: le quotazioni hanno superato i 60 euro al megawattora, ai massimi dall’agosto 2022. A preoccupare è lo stop di un impianto chiave di Gnl in Qatar e l’incertezza sulla riapertura dello Stretto di Hormuz. Anche se Bruxelles esclude rischi immediati sulle forniture (l’Unione europea importa il 64% del Gnl dagli Stati Uniti e il 5% dalla Norvegia) il problema è il prezzo, non la quantità.
Mutui e tassi: l’effetto indiretto della guerra
La catena non si ferma a carburanti e bollette. Energia più cara significa inflazione più alta. E quando l’inflazione cresce troppo, le banche centrali possono intervenire sui tassi. Gli operatori hanno iniziato a prezzare una possibile stretta della Bce entro fine anno: al momento la probabilità stimata è intorno al 25%, ma tutto dipenderà dall’intensità della crisi. Se il costo del denaro non scende, o addirittura risale, le rate dei mutui rischiano di restare più pesanti. Per chi ha un variabile, anche pochi decimali possono tradursi in centinaia di euro in più l’anno.
Turismo e stangata sulle vacanze già da Pasqua
Nel frattempo, il turismo registra già tensioni sui prezzi. A febbraio i servizi di alloggio sono aumentati del 10,3% su base annua e i trasporti del 3%: è l’effetto Olimpiadi invernali. Ma ora l’aumento dei carburanti e le difficoltà internazionali rischiano di aggravare il quadro. Le compagnie aeree devono assorbire i maggiori costi del carburante e le cancellazioni nei Paesi del Medio Oriente. Confesercenti stima che il deterioramento delle prospettive internazionali possa ridurre di 1 miliardo di euro la spesa turistica in Italia nei prossimi due mesi. Prezzi di treni, aerei, alberghi e case vacanza rischiano dunque di restare sotto pressione, anche perché la Pasqua “alta” di inizio aprile anticipa i ritocchi stagionali.