Iran, ecco i missili pronti al lancio: anche l’Italia può finire nel mirino

  • Postato il 27 febbraio 2026
  • Di Panorama
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Se i colloqui Usa e Iran non andranno a buon fine (e le premesse non sono affatto buone) inizierà una nuova guerra dai risvolti imprevedibili. Per gli Usa sarà una resa dei conti necessaria dal 1979, quando con la rivoluzione islamica fu assaltato il consolato di Teheran. E dopo il grande schieramento di forze in campo attuato da Trump, con oltre 200 velivoli, due portaerei e una decina tra incrociatori e pattugliatori, ciò che potrebbe accadere è anche uno scontro con la Marina iraniana che punta a bloccare lo strategico Stretto di Hormuz.

Ma ancora più preoccupante è il fatto che nelle ultime ore gli Usa stiano accusando l’Iran di star preparando un attacco con missili balistici a lungo raggio con i quali potrebbe in teoria colpire Israele, le basi statunitensi in Arabia e arrivare fino al nostro spazio aereo. Non è un caso che nelle ultime ore diversi vettori aerei come Klm abbiano sospeso i voli verso Tel Aviv, mentre dagli Usa sono in volo altri aeroplani F-35 ed F-22 diretti nella Penisola Arabica.

Come funzionano i missili balistici iraniani

Diventa quindi utile capire come la Repubblica Islamica potrebbe colpire l’Occidente: un missile balistico è un’arma spinta da un motore a razzo che viene guidata durante la salita ma che poi segue una traiettoria di caduta libera per la maggior parte del suo volo e fino all’obiettivo. Può trasportare testate convenzionali, nucleari, biologiche, chimiche o nucleari, a diverse distanze a seconda delle prestazioni del razzo.

L’Iran possiede la più grande riserva di missili balistici esistente nel Medio Oriente con gittate che arrivano a 2.000 km, quindi pericolose per Israele. Verrebbero lanciati da complessi situati non lontano da Teheran ma anche da postazioni sotterranee situate nelle province di Kermanshah (a Ovest del Paese, quindi più vicina all’Europa), Semnan (al centro) e, ovviamente, da altre situate vicino alle coste del Golfo persico.

L’arsenale di Teheran e i possibili bersagli

L’arsenale comprende diversi missili a lungo raggio come i Sejil, Khorramshahr e il Gadir (gittata 2.000 km); l’Emad, (1.700 km), lo Shahab-3 (1.300 km) e gli Hoveyzeh (1.350 km). Tradotto in pericolo significa che potrebbero colpire basi Nato in Turchia e persino le isole di Pantelleria e Lampedusa, ma non potrebbero arrivare al sud dell’Italia.

Questo in teoria e se le informazioni di cui disponiamo sono tutte vere. Perché ad aprile 2025 la tv iraniana mostrò alcuni ordigni Sejil dicendo che avrebbero raggiunto la ragguardevole distanza di 17.000 km, notizia che poi si rivelò del tutto infondata. Vera, invece, sarebbe l’informazione secondo la quale gli Ayatollah disporrebbero di missili Emad-1 con una gittata di 2.000 km e di un modello dello Sejil con una gittata di 2.500 km. Evidentemente un pericolo troppo alto perché Washington e Tel Avivi possano sottovalutarlo.

L’Italia tra i possibili obiettivi

Vero è che durante la guerra di 12 giorni con Israele, nel giugno 2025, Israele ha distrutto circa il 30% dei mezzi lanciamissili iraniani, notizia ovviamente smentita da Teheran. Ovviamente gli Stati Uniti non possono permettersi di rischiare le portaerei come neppure la base aerea di Al Udeid, in Qatar, che diverrebbe uno dei primi bersagli. Ma ovvio che con 1.500 km di gittata sono in pericolo anche Bahrein, Oman, Turchia e Cipro.

Se poi gli Iraniani avessero spostato le rampe più a nord ovest nel Paese, come a Tabriz (Nord) o a Hisfahan (ovest), allora anche l’Italia rientrerebbe nei possibili bersagli. Ecco, quindi, perché diventa fondamentale avere satelliti e servizi segreti efficienti, ottime relazioni con gli alleati e naturalmente un arsenale in grado di intercettare i missili durante il volo in una zona più lontana possibile dal nostro territorio.

Nel mirino degli Usa ci sono già le basi militari della Marina iraniana di Bandar-e Anzali sul Mar Caspio, Mahshahr e Asaluyeh nel Golfo Persico. E l’osservazione dei movimenti delle forze di Teheran potrebbe rovesciare la catena di comando Usa: non più Trump che decide in base ai colloqui ma i militari che suggeriscono alla Casa Bianca di effettuare attacchi preventivi per eliminare le minacce.

Autore
Panorama

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