Iran, così l’Ue tende la mano ai Paesi del Golfo
- Postato il 9 marzo 2026
- Esteri
- Di Formiche
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Immigrazione di massa e riflessi energetici sono i due aspetti connessi alla crisi in Iran di cui hanno discusso oggi i vertici europei con 13 leader dei Paesi del Medio Oriente e del Golfo, a cui va sommata la percezione di una nuova veste per la difesa comune che deve gioco forza legarsi alla contingenza chiamata Iran e Ucraina. Non solo l’incontro in videoconferenza racconta come l’Europa vuole essere accanto ai Paesi del Golfo da un punto di vista di solidarietà e di sensibilizzazione diplomatica, ma dimostra l’accelerata anche “mentale” dell’Ue al fine di parlare con una sola voce per condannare “con la massima fermezza” gli attacchi “indiscriminati” dell’Iran.
Chi c’era in collegamento
Alla videocall tra i vertici europei e i leader dei Paesi del Medio Oriente e del Golfo hanno partecipato Ursula von der Leyen, Antonio Costa e Kaja Kallas per la parte europea. Per la parte mediorientale il re di Giordania Abdullah II, il presidente egiziano Abdel Fattah El-Sisi, il principe del Bahrein Salman bin Hamad Al Khalifa, il presidente del Libano Joseph Aoun, il presidente della Siria Ahmad Al-Sharaa, il vicepresidente della Turchia Cevdet YÕlmaz, il primo ministro armeno Nikol Pashinyan, il primo ministro iracheno Mohammed Shia’ Al-Sudani, il primo il ministro del Qatar Mohammed bin Abdulrahman bin Jassim Al Thani, il primo ministro del Kuwait Ahmad Abdullah Al-Ahmad Al-Sabah, il primo ministro e ministro dell’Interno degli Emirati Arabi Uniti, Sheikh Saif bin Zayed Al Nahyan. Infine, per l’Arabia Saudita sarà presente il ministro degli Esteri Faisal bin Farhan Al Saud, e per l’Oman, il ministro degli Esteri Sayyed Badr bin Hamad Al Busaidi.
I punti salienti
Costa, Von der Leyen e Kallas hanno condannato gli attacchi dell’Iran contro gli altri Paesi della zona, hanno espresso forte preoccupazione per l’impatto della guerra in Iran sul Libano, con particolare riferimento agli “sfollamenti” su larga scala. L’obiettivo è quello di cooperare con i partner del Medio Oriente per “mitigare” gli impatti della guerra sui costi dell’energia. La videoconferenza, recita la dichiarazione finale, rappresenta la “continua manifestazione di solidarietà e di sensibilizzazione diplomatica, basata sui contatti instaurati dai presidenti dall’inizio di questa crisi e sui precedenti sforzi dell’Alta Rappresentante Kaja Kallas”. Inoltre è stato ricordato che l’Unione Europea “ha ripetutamente invitato la sua leadership a porre fine al suo programma nucleare e a limitare il suo programma di missili balistici”.
Ma non è tutto, perché intervenendo all’inaugurazione della conferenza annuale degli ambasciatori dell’Unione europea, l’Alta rappresentante per gli Affari esteri ha osservato che “le premesse che hanno guidato i rapporti globali per decenni non possono più essere date per scontate”. La traccia programmatica indicata da Von der Leyen con esplicito riferimento all’Iran è che “siamo in un nuovo mondo” e “l’ordine mondiale che conoscevamo non torneremo più”. Poi ha attaccato il regime di Teheran: “Voglio essere chiara: non si dovrebbero guadagnare lacrime per il regime iraniano che ha inflitto morte e imposto repressione al suo stesso popolo: questo ha causato devastazione e destabilizzazione in tutta la regione”.
Il compito dell’Europa
Questa la diagnosi, ora la cura. E la presidente della commissione l’ha indicata a chiare lettere quando ha puntualizzato che ora l’Europa deve rapidamente metabolizzare il nuovo scenario globale: “L’Europa non può più essere la custode del vecchio ordine mondiale, di un mondo che è scomparso e non tornerà”, per cui dovrà “costruire il proprio percorso e trovare nuove modalità di cooperazione con i partner”. Una di queste sarà, come spiegato da Kallas, il ruolo militare dell’Ue ovvero broker tra Kyiv e Golfo per gli intercettori di droni. “In risposta alla necessità di intercettatori di droni – ha osservato – stiamo preparando una nuova iniziativa per fungere da intermediario tra la produzione industriale dell’Ucraina e le esigenze militari dei paesi del Medio Oriente”. Ecco dunque il passo europeo, che si inserisce nella logica della ridefinizione del settore di “difesa e sicurezza” che già con il programma Safe aveva iniziato a trasformare procedure e consapevolezze.