Iran, ai Mondiali 15 visti negati: Zampolli aveva ragione, gli Stati Uniti preferivano l'Italia. Che rimpianto
- Postato il 9 giugno 2026
- Di Virgilio.it
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A giudicare dal trattamento riservato alla Nazionale dell’Iran, respinta alla frontiera, costretta a trovare riparo in Messico e beneficiaria di visti temporanei giornalieri, validi solo e unicamente per i calciatori impegnati nelle partite della fase a gironi, bisogna riconoscere che forse Paolo Zampolli, l’alto inviato di Donald Trump in Italia, non aveva tutti i torti. Gli Stati Uniti dell’Iran avrebbero volentieri fatto a meno, nei loro Mondiali casalinghi. Del resto, in tutta la storia della Coppa del Mondo non s’era mai vista una Nazionale di un paese giocare sul campo di un altro paese che, nel frattempo, l’ha aggredito a suon di missili.
- Iran ai Mondiali, il pastrocchio tra FIFA, USA e Messico
- Respinti 15 membri della delegazione: vedranno i match in tv
- Il "traditore" Azmoun: Iran contestato anche dai fuoriusciti
- Italia ripescata ai Mondiali: perché non si è seguito Zampolli?
Iran ai Mondiali, il pastrocchio tra FIFA, USA e Messico
La soluzione per garantire la partecipazione dell’Iran assomiglia tremendamente a un pastrocchio, neanche riuscito bene. E ovviamente tutto sembra allestito per fare in modo che Taremi e compagni “tolgano il disturbo” già al termine della prima fase. Perché, senza troppi giri di parole, di disturbo si tratta. Per gli Stati Uniti gli iraniani sono ospiti indesiderati. Quindici i membri della delegazione non ammessi in territorio americano, costretti a vedere le partite dei calciatori in tv dal Messico perchè appartenenti a un gruppo “terroristico”, le Guardie Rivoluzionarie, in realtà un ente istituzionale del regime di Teheran. Tra gli esclusi, anche il presidente federale Mehdi Taj.
Respinti 15 membri della delegazione: vedranno i match in tv
Taj era già stato “rimbalzato” a dicembre a Washington, in occasione del sorteggio dei gironi. Poi ad aprile a Vancouver, quando non fu ammesso al Congresso FIFA. Se non fosse stato per l’intercessione della presidentessa del Messico, Claudia Sheinbaum, che ha accettato di ospitare l’Iran a Tijuana visti i problemi col ritiro inizialmente stabilito a Tucsson, in Arizona, chissà cosa si sarebbero dovuti inventare i dirigenti di Gianni Infantino. Magari far soggiornare gli iraniani su una nave in acque internazionali, per poi prelevarli nei giorni delle partite, farli giocare in fretta e furia in America e poi rispedirli altrettanto rapidamente lontano.
Il “traditore” Azmoun: Iran contestato anche dai fuoriusciti
Poveri calciatori dell’Iran, costretti per giunta ad affrontare nemici esterni e…interni. Già, perché la Nazionale che ha rinunciato per motivi politici al suo calciatore più rappresentativo, l’ex romanista Sardar Azmoun, ecluso perché accusato di “tradimento” e di mancata fedeltà al governo, non è ben vista dagli iraniani fuoriusciti, residenti da anni negli Stati Uniti. Il gruppo allenato da Ali Ghaleonei è considerato espressione del regime. A Los Angeles è andata in scena un’imponente manifestazione dove sono state sventolate migliaia di bandiere dell’Iran pre-rivoluzione. Bandiere che durante le partite dei Mondiali saranno vietate.
Italia ripescata ai Mondiali: perché non si è seguito Zampolli?
In tutto questo contesto, viene da chiedersi che senso abbia avuto – per l’Italia – aver bollato come provocatorie o addirittura folkloristiche le dichiarazioni di Zampolli. Il rimpianto, anche vedendo all’opera i ragazzi di Silvio Baldini, la loro abnegazione, il loro spirito di sacrificio e la loro passione nelle due sfide contro Lussemburgo e Grecia, è che forse con un pizzico di sostegno “istituzionale” in più, il miraggio del ripescaggio avrebbe avrebbe potuto trasformarsi in realtà. Perché una cosa è certa: gli Stati Uniti avrebbero preferito la tranquilla e festosa partecipazione degli Azzurri, piuttosto che questa fastidiosa e preoccupante “seccatura” chiamata Iran. Che faranno di tutto per far in modo che duri il meno possibile.