“Io e il mio compagno Marco viviamo in due case diverse. Oggi si desidera l’individualità ma è un lusso che non tutti possono permettersi”: parla Claudia Pandolfi

  • Postato il 15 gennaio 2026
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Due cuori sì, ma anche due “capanne”. Claudia Pandolfi compie 51 anni e sceglie di raccontarsi partendo da una decisione che, più di altre, definisce il suo presente: vivere una relazione stabile mantenendo due case separate. Lo fa in un’intervista al settimanale “F”, dove parla di amore, figli, tempo che passa e di una consapevolezza che oggi ha poco a che fare con le aspettative tradizionali. “I traguardi da raggiungere sono altri: far sì che i miei figli arrivino a stare al mondo da soli”, spiega l’attrice. I figli sono Gabriele, 19 anni, nato dalla relazione con il cantautore Roberto Angelini, e Tito, che compirà 10 anni, figlio dell’attuale compagno Marco De Angelis, produttore musicale con cui Pandolfi sta insieme dal 2014.

La decisione di non convivere sotto lo stesso tetto viene definita da Pandolfi “un tema molto contemporaneo”. “Ha a che fare con il voler rivedere certi cliché. Credo che oggi si desideri una certa individualità all’interno del romanticismo”, racconta. Non si è trattato di una rottura o di un gesto improvviso, ma di un percorso maturato nel tempo. “Non sono cose che accadono da un giorno all’altro. Siamo andati in questa direzione perché era la scelta più naturale per lo stile di vita che abbiamo e perché i bisogni cambiano. Stiamo insieme dal 2014, il rapporto nel tempo evolve, i bambini crescono”.

Una decisione che, ammette, è partita soprattutto da lei. “Marco all’inizio non era d’accordo per cultura, per indole, ma lo è diventato”. Pandolfi non ignora il privilegio implicito in questa possibilità: “È evidente che avere due case è un lusso che non tutti possono permettersi”. Ma rivendica il valore della scelta: “Posso dire che è bellissimo ritrovarsi dopo essersi ripresi i propri spazi”. Alla domanda se le sia mai capitato di andare a letto con uno sconosciuto, risponde senza esitazioni: “No. Ma ho avuto relazioni piuttosto fulminee e qualche incontro puramente sessuale. Molto pochi”. Alla scelta di vivere in due case si lega inevitabilmente il tema dei figli. Ma Pandolfi ridimensiona l’idea che servano grandi spiegazioni. “Non c’era niente da spiegare. Frequentiamo due luoghi”. Quindi racconta la propria infanzia come esempio naturale di mobilità affettiva e domestica: “Da piccola stavo un po’ a casa dei miei e un po’ dai nonni, forse più da loro perché mamma e papà lavoravano tanto”. Oggi, dice, i suoi figli crescono in modo simile: “Nelle case dei rispettivi padri, della mamma, dei nonni… Ci si sposta. E se c’è armonia, fa bene a tutti”.

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