“Io, cecchino in Bosnia durante la guerra. L’ho fatto perché detesto i musulmani”: il racconto choc in esclusiva di un cacciatore piemontese. Il video

  • Postato il 26 marzo 2026
  • Cronaca
  • Di Il Fatto Quotidiano
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Cecchini del weekend diretti in Bosnia, durante la guerra nei Balcani. Paolo (nome di fantasia), ex cacciatore piemontese, racconta la sua esperienza in una intervista video esclusiva a il Fatto Quotidiano. Nel cuore del conflitto (tra il ’94 e il ’95), secondo la sua ricostruzione, partì più volte per la ex Jugoslavia. Non per osservare, ma per sparare. Descrive il freddo estremo, i viaggi brevi, gli spostamenti, le armi, gli uomini incontrati. Descrive ciò che resta dopo lo sparo: gli amputati, le emorragie, gli incubi che – dice – tornano ancora la notte: “Non è come al poligono”.

Paolo non è soltanto un testimone: è uno dei protagonisti di quella zona grigia fatta di volontari (questo secondo lui è il termine corretto), stranieri, ideologia, guerra e confini attraversati troppo facilmente. Per la prima volta, nel corso di questa inchiesta, qualcuno ammette apertamente di essere partito dall’Italia per uccidere e fa emergere che Sarajevo non fosse l’unica destinazione. Le sue parole aprono scenari nuovi, citano rotte mai menzionate fino ad oggi, presenze inattese e dettagli che oggi potrebbero interessare anche agli investigatori.
Il video (presente anche il giornalista Martino Villosio) contiene un estratto della sua testimonianza.

I cecchini del weekend, di Ezio Gavazzeni, è il libro-inchiesta pubblicato da PaperFirst.

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Il Fatto Quotidiano

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