Intervista a Ruben Bondì, lo chef fenomeno social in tv: "La Roma può andare in Champions, vorrei rivedere Totti"
- Postato il 2 aprile 2026
- Di Virgilio.it
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La cucina custodisce i segreti della casa, l’inizio di un percorso di conoscenza abbinata alla costruzione di consapevolezza che non conosce interruzione. Quando Ruben Bondì, classe 1997, ha incominciato a sperimentare era nell’ambiente rasserenante che lo ha sempre accolto, coccolato e strutturato incanalando il suo percorso grazie alla nonna che, per prima, ha compreso che quell’attenzione celava altro. Interesse, studio, dedizione perché dai quattordici anni fino alla “Cucina in balcone” e oltre, da talent a conduttore, Ruben ha educato le sue qualità, affinato una comunicativa accompagnata da una capacità divulgativa, combinando ingredienti genuini, appartenenti fondamenta della sua cucina attenta alle tendenze contemporanee. Le passioni, per Ruben, si sono evolute anche grazie ai social, alla “Cucina in balcone” – che sta registrando quando lo contattiamo – e alle ultime esperienze televisive per Food Network. Da attento conoscitore del mondo del pallone romano, ex calciatore, appassionato di sport ad ogni livello, ama più praticare che guardare il calcio ma non si emancipa dai tormenti che vivono i romanisti, condividendo le sue speranze per questa stagione e l’obiettivo il traguardo Champions.
- La nascita della "Cucina in balcone"
- Il passaggio dai social alla televisione
- La cucina della famiglia come partenza
- La Roma con il ritorno di Totti
- L'obiettivo Champions per la Roma
La nascita della “Cucina in balcone”
Quanto deve all’intuizione della “Cucina in balcone”, all’ipotesi che fosse “esportabile” in un format televisivo oltre la dimensione social?
Non ho pensato che potesse avere riscontri simili, anche se ho capito con il susseguirsi degli appuntamenti, dei video che si trattava di una cosa potente. Posto che, all’inizio, quel progetto ha avuto inizio per gioco. E per una situazione contingente.
Dai suoi studi, ai suoi trascorsi professionali si è scoperto un personaggio televisivo investito di un ruolo differente dalle stesse logiche social, di visualizzazioni, click e commenti?
L’ho scoperto quando ho avuto modo di dilettarmi con il mezzo televisivo, le prime volte. Mi piaceva stare al centro dell’attenzione, sapevo che avevo delle doti di divulgatore, nel mio campo, ed ero capace di attirare, e mantenere, l’attenzione del pubblico davanti a una telecamera. Non ho mai provato imbarazzo, ma ho sfruttato delle qualità naturali che mi appartengono.
Il percorso ordinario dalla sala alla cucina è stato annullato dall’avvento dei social e dalla costruzione di una narrazione attorno alla figura dello chef. Si immaginava una simile passaggio cucina-tv, nel suo caso?
Non mi aspettavo di avere un simile riscontro, ma oggi guardando indietro capisco la ragione perché ha avuto un simile successo quel format. Perché, sui social e poi in televisione, “Cucina in balcone con Ruben” ha ottenuto simili risultati. E’ stato un percorso che, allora, ho intrapreso a causa del Covid che mi ha costretto a rimane in isolamento senza immaginare le conseguenze, in modo spontaneo e autentico. La televisione, certo, era tra i miei obiettivi, avevo già partecipato a programmi, però non era ancora un progetto mio.
Ruben Bondì
Era nel programma day time “Detto fatto” con uno spazio codificato, ben riconoscibile.
Allora ero uno dei talent, era un ruolo diverso che mi ha consentito di accedere al mondo televisivo. Non era un mio programma anche se già allora coltivavo l’idea di avere uno spazio mio, più avanti.
Il passaggio dai social alla televisione
C’è stata una fase in cui si è interrogato su come ci sia consumata l’accelerazione che ha deciso il salto dai social alla televisione?
Non ho mai riflettuto su una pianificazione capillare dei miei programmi. Mi affido alla naturalezza, alla mia spontaneità e anche il rapporto con gli autori è molto fluido, vado molto a braccio per seguire la spontaneità e l’immediatezza. Il mio autore mi supporta molto, ma tutto è letto nella chiave dell’immediatezza.
Ruben, lei è stato inserito da Forbes Italia nella prestigiosa lista Under 30 2023 per la categoria Social Media. Inoltre, ha vinto il premio “Performance” nella categoria Food & Beverage ai Top Creators Awards 2023, organizzati da Forbes Italia e Buzzoole. Si sono sommate le pubblicazioni editoriali, la serialità tv eppure lei è tornato tra le persone, al mercato.
Le persone che lavorano con me, nella preparazione dei miei programmi, dicono: “Cucini veramente”. La televisione è rappresentazione, mentre il mio intento è restituire autenticità, attraverso la mia cucina e i format che la rappresentano. A ingredienti, a un piatto, a quello che stiamo registrando. Il format del “Mercato” l’ho proposto io.
Quindi è un format che ha pensato lei?
Sì, l’ho proposto io nella convinzione di potermi ricongiungere a colori, contesti e soprattutto alle persone che animano quei luoghi di incontro quotidiani.
La cucina della famiglia come partenza
La sua cucina è un patrimonio familiare che ha affinato con estro, comunicativa e una disponibilità a sperimentare. Chi l’ha iniziata agli studi e le ha consentito di comprendere che poteva diventare un mestiere?
A livello culinario e personale mi ha formato molto la mia famiglia, un insieme di figure per me fondamentale. La mia è una famiglia bella, numerosa, grande, estremamente unita e disponibile che mi ha sostenuto nell’intraprendere la carriera in cucina e affermarmi a livello personale e professionale.
Sua nonna è stata una figura fondamentale per avvicinarsi alla cucina romana, all’ingresso nella ristorazione mentre la passione per il calcio le è stata trasmessa da suo padre. Continua ad andare allo stadio a seguire la Roma?
Mio padre mi ha portato per la prima volta all’Olimpico quando avevo cinque anni, da grandicello mi sono abbonato in curva per seguire la Roma. Poi, mi sono trasferito a Londra, e ho avuto meno tempo di seguire il calcio a causa degli impegni di lavoro in cucina e non ho più guardato il calcio come prima. Lo amo, ma preferisco e ho sempre preferito giocare.
La Roma con il ritorno di Totti
Ha un passato da calciatore?
Per undici anni ho giocato a calcio, in una società romana l’Olimpia, anche se la Roma rimane la squadra del cuore.
Frequenta ancora lo stadio con disinvoltura o è diventato complicato?
Sono andato anche domenica, per la Roma. A me fa piacere quando le persone mi riconoscono, si fermano per salutarmi, parlare.
Ha vissuto le stagioni migliori di Francesco Totti, da capitano e simbolo giallorosso e di recente si è parlato di un possibile rientro. Lo vorrebbe di nuovo in società?
Dici Totti, dici Roma e viceversa. A me dispiace sia stato allontanato dalla società e non nascondo che mi piacerebbe rivederlo nel club in qualunque ruolo, perché l‘immagine della Roma è Francesco Totti. Il suo ingresso non potrebbe che rafforzare la società, in questo momento storico della Roma.
L’obiettivo Champions per la Roma
Da tifoso, quale obiettivo realistico crede possa essere raggiunto da mister Gasperini?
Ancora ci credo alla possibilità concreta di agganciare l’ultimo posto utile per qualificarsi alla Champions League. L’Europa League di contro è l’obiettivo più che fattibile, posto che io ci credo al quarto posto.
L’inserimento di Malen apre il tema mercato, quale reparto vorrebbe fosse migliorato?
Non mi sento di sbilanciarmi su un nome. Mi pare che la Roma, al netto dei singoli e dei possibili rinforzi, si lasci andare nel corso del tempo e ci vorrebbe un po’ più di costanza.
Il ricordo più intenso legata alla Roma a chi e a quale risultato lo associa?
Ricordo con l’entusiasmo di quanto ero bambino il match contro il Lecce, per quello che rappresentava per me quella partita. E poi la pasta al ragù, prima di andare allo stadio con un amico di mio padre. Era un momento tutto per noi, prima di andare a vedere la Roma all’Olimpico, un piccolo rituale, nostro. Per me e mio padre.