Intervista a Maurilio De Zolt: l'oro della staffetta a Lillehammer, le medaglie di Federica Brignone e il brivido alla Cerimonia di Chiusura

  • Postato il 26 febbraio 2026
  • Di Virgilio.it
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Non è semplice raggiungere la forza tranquilla che Maurilio De Zolt infonde dalla grande bellezza delle Dolomiti bellunesi in cui vive e che scandiscono il suo tempo, oggi. Campione olimpico, nato a San Pietro di Cadore e residente poco distante, in un comune incastonato nella meraviglia di queste montagne, è uno dei quattro protagonisti della Cerimonia di Chiusura delle Olimpiadi di Milano Cortina e della staffetta azzurra dello sci di fondo che nella celebre Lillehammer, nel lontano 1994, compì l’impresa di un oro eccezionale, epico. De Zolt, classe 1950 all’epoca aveva già 44 anni. Non ha mai smesso di allenarsi, amare le sue montagne e i suoi boschi: la sua pacata lucidità di analisi e il suo contributo umano, a testimonianza di che cosa siano state queste Olimpiadi Invernali è viva quanto pragmatica. Ancora oggi si dedica allo sport, a 75 anni compiuti, attraversa le sue piste e si gode l’equilibrio perfetto con quell’oro e poi due medaglie olimpiche e sei mondiali, con la sua famiglia e gli amici tra cui Mauro Corona. Guarda quelle imprese con slancio e l’auspicio che le nuove generazioni si avvicinino allo sport. Quando lo raggiungiamo, telefonicamente, è intento nelle consuete attività, all’indomani della chiusura dei Giochi e dello spegnimento del braciere olimpico.

L’emozione che ha provato al suo ingresso nell’Arena era tangibile, nonostante il filtro televisivo e le premesse. Che cosa rimane della notte in cui si è spento il braciere olimpico?
Sono state delle Olimpiadi meravigliose, non possiamo negarlo, sia per i risultati sia per l’insieme. Per noi essere chiamati dopo 32 anni, è stata una fortuna enorme al pari dei nostri colleghi che hanno vinto, a rappresentare l’Italia adesso in un luogo come l’Arena di Verona, per una Cerimonia perfetta. Mi è sembrato di essere tornato indietro nel tempo, a quell’oro con l’emozione. Allora anche era indescrivibile.

Il record di medaglie per l’Italia, con le dovute differenze per via delle discipline e degli sport introdotti dal 1994 ad oggi nelle Olimpiadi di Milano Cortina, a quali fattori lo attribuisce?
Lo sport è cambiato con il tempo, è più moderno. Oggi si guarda anche allo spettacolo oltre allo sport in sé. E’ cambiato il sistema e ciò è avvenuto senza nulla togliere al valore atletico e mentale di chi vince adesso rispetto al passato, che deve sempre dimostrare di essere il migliore, e al contributo del CONI e dei corpi che seguono atleti e atlete contribuendo alla loro crescita.

Con queste Olimpiadi che tipo di prospettiva potrà avere nei prossimi quattro anni lo sci di fondo?
Lo sci di fondo è totalmente cambiato rispetto a una volta. Si gareggia più su distanze brevi e non come una volta, in cui il tempo era dilatato con la richiesta e l’esigenza di una preparazione differente. I materiali hanno danno il loro contributo, trasformando anche questo sport. Oggi si cerca di offrire uno spettacolo a livello televisivo e, nel complesso, consentendo a chi segue di divertirsi e di appassionarsi più facilmente. E devo ammettere che è bello pure così.

Come trascorre oggi la sua giornata, dopo la Cerimonia di Chiusura che l’ha vista protagonista con gli altri eroi di Lillehammer?
Sono fortunato, vivo qui in mezzo alla natura. Mi dedico al mio orto e ho un piccolo frutteto, meli e peri. Inoltre mi prendo cura delle galline e dei conigli. Due volte alla settimana mi alzo alle quattro, mi faccio una corsetta, una sciata – pratico sci alpinismo – e ho la fortuna di allenarmi qui, vicino alla sua casa, e al mio rientro mi riposo prima di dedicarmi al mio orto e ai miei animali, alle mie galline e ai miei conigli. Tra le mie montagne porto con me sempre gli sci. Per tonificare i muscoli, in questi giorni sto andando a fare legna per l’inverno perché qui fa molto freddo. Ho il mio terreno dove coltivo qualche albero di mele, peri, mi dedico anche ad alcune vigne che seguo personalmente.

I moschettieri con l’oro di Lillehammer

Se ho inteso correttamente, pratica ancora sci alpinismo?
Quando esco per le mie montagne, tra i miei boschi porto con me gli sci quando le condizioni sono ottimali, in relazione alla neve. Lo scorso anno ho praticato poco per via della scarsa neve caduta e, quindi, in assenza delle condizioni di sicurezza per poter praticare questo sport. Per me, la passione è sempre quella.

Non ha valutato di recente l’eventualità di dedicarsi ad allenare, ancora adesso, e di condividere la sua esperienza e la sua competenza con le nuove generazioni?
Al momento no. Quando ho incominciato io mi occupavo anche delle piste: battevo, inserivo i paletti quando non c’erano le motoslitte, ho imparato anche a sciorinarmi gli sci e ho appreso tutto da me. Logicamente, quando sono entrato nei Vigili del Fuoco mi sono posto in ascolto e ho sperimentato i consigli, le indicazioni che mi venivano suggeriti per verificare su di me i possibili risultati e migliorarmi.

L’oro di Lillehammer alla Cerimonia di Chiusura

Abbiamo provato a scrivere, a spiegare l’eccezionalità dei due ori conquistati da Federica Brignone (slalom gigante e super gigante) al rientro dall’infortunio più importante subito in carriera, il 3 aprile 2025?
Federica ha la classe dentro di sé. Può tutto. E’ nata per fare quel tipo di sport. La sua qualità è indubbia, abbinata alle sue caratteristiche tecniche, alla sua volontà e al supporto degli specialisti che l’hanno seguita ma ha quel qualcosa in più, dentro, che la rende diversa. A volte un nulla cambia seguono è riuscita a compiere una doppia impresa. Quando hai passione, hai l’inclinazione, sopporti la fatica come accadeva a me. E provi gioia nella stessa fatica. La spinta c’è, come era forte in Lindsey Vonn, nonostante il problema ai legamenti.

Anche la staffetta della quale lei faceva parte a Lillehammer (ricordiamo Maurilio De Zolt, Marco Albarello, Giorgio Vanzetta e Silvio Fauner) non partiva come favorita assoluta. Proprio come Federica.
La speranza è sempre una, ma poi si prova. Anche noi abbiamo provato a giocarci il tutto per tutto per l’oro con l’obiettivo più alto e ci siamo riusciti. Nulla è scontato. Basta qualcosa che non funzioni, un attimo per da primo uscire come è accaduto a Sofia Goggia, pur essendo un talento enorme.

Federica chiuderà la sua carriera con questa Olimpiade?
Non la conosco personalmente, ma perché dovrebbe chiudere? Gareggerà sempre per dare il suo massimo e ottenere il risultato migliore, secondo me potrà essere ancora lì in Coppa e magari oltre. Sarà lei a decidere. La passione quando c’è ti spinge, magari la rivedremo ancora per altri quattro anni.

In merito a quel che rimarrà di questi Giochi, si augura in particolare cosa per il suo territorio?
Spero che questi impianti a Cortina spingano i giovani a provare, ad appassionarsi e a praticare gli sport invernali.

Autore
Virgilio.it

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