Intervista a Marta Bassino: il ritorno, Federica Brignone e Sofia Goggia, le mie Olimpiadi Invernali

  • Postato il 16 febbraio 2026
  • Di Virgilio.it
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Marta Bassino, il 22 ottobre scorso, si trovava in Val Senales. Durante un allenamento sulla pista Leo Gurschler cade. Qualcosa muta, nella prospettiva di una stagione che avrebbe dovuto condurla alle Olimpiadi di Milano Cortina: la corsa seguita per valutare le conseguenze, gli accertamenti, la diagnosi e il conseguente comunicato della FISI, in quella stessa serata, riportava la frattura laterale del piatto tibiale della gamba sinistra, con interessamento del legamento collaterale mediale. La soluzione chirurgica è parsa la via, quindi l’intervento, eseguito a Milano presso la clinica La Madonnina, dal dottor Andrea Panzeri. La riabilitazione ha deciso per i Giochi, ma non per Marta che ha dimostrato dedizione e determinazione. Una vicenda unica, parallela a quella di Federica Brignone caduta durante gli Assoluti qualche mese prima rispetto a Bassino, il 3 aprile e che ha messo la campionessa valdostana contro il tempo. La resilienza per Marta ha le sfaccettature dell’applicazione, della presenza, del vivere Milano Cortina consegnando il suo racconto da un punto di osservazione privilegiato, ma inedito. Vincitrice di due titoli iridati (nello slalom parallelo a Cortina d’Ampezzo 2021 e nel supergigante a Courchevel/Méribel 2023) e della Coppa del Mondo di slalom gigante nel 2021, due Olimpiadi invernali a Pechino e a Pyeongchang, i Giochi li sta raccontando da osservatore interno, percependo l’impercettibile. L’intervista a Virgilio Sport.

Le condizioni

A causa del grave infortunio in Val Senales, hai riportato la frattura del piatto tibiale e subito un intervento e poi la riabilitazione. Hai imparato a convivere con il dolore, come stai sul piano fisico?
Oggi sto bene, meglio anche se in alcune specifiche circostanze e effettuando determinati movimenti avverto ancora dolore pur in una misura inferiore rispetto a prima. Mi aiuta il programma che seguo, la costanza nella fisioterapia e, ovviamente, lo staff che mi segue controlla le mie condizioni e i progressi e valuta, di giorno in giorno.

Ancora oggi faccio fisioterapia.

Il ruolo che ti sei ritagliata in queste Olimpiadi di Milano Cortina, collaborando con Sky Sport, ti ha offerto un’angolazione differente rispetto a quello di atleta passando al commento tecnico e seguendo le azzurre.
La prospettiva che mi offre il ruolo che mi è stato offerto, in queste Olimpiadi, mi ha permesso di ribaltare la prospettiva. Ed è stata una scoperta piacevole quanto inaspettata, perché passare dall’altra parte mi gratifica e molto. Mi consente di apprendere.

Tra quanto credi di poter tornare a sciare stando al piano che stai seguendo in accordo con i medici federali(FISI) e i controlli che fai al J Medical? Sei stata a Torino insieme a Federica Brignone?
Con Fede ci siamo incrociate al J Medical, anche se abbiamo seguito percorsi differenti in relazione agli infortuni. Per quel che riguarda, invece, la possibilità di poter rimettere gli sci c’è un percorso specifico che procede per step. Dovrò sottopormi alla TAC che verrà valutata dalla Commissione Medica FISI e poi si stabilirà come e se provare. Orientativamente, qualora dovesse andar bene la TAC e vi fosse parere favorevole della Commissione potrei, con estrema cautela, pensare di collocare a fine marzo o inizio aprile il momento in cui riprovare a mettere gli sci, Ma, ripeto, dipenderà da come procede il recupero.

Brignone, Goggia e Milano Cortina

Federica Brignone, come Sofia Goggia, che cosa hanno da dare o che vogliono ancora dare? Federica non più nulla da dimostrare, sul piano sportivo e umano.
Federica (Brignone) e Sofi (Goggia) possono dare un apporto importante a questi Giochi e allo sci in generale, ancora adesso. Soprattutto Fede, a 10 mesi da un infortunio importante e con due interventi alle spalle, ha dimostrato con la sua resilienza e la sua mentalità di poter riuscire a recuperare per le Olimpiadi di Milano Cortina. Nulla è impossibile, per lei. E quel che sta facendo lo ha fatto per sé stessa. Una figura straordinaria che con il lavoro, la determinazione e la sua forza di volontà è arrivata ai Giochi. Sicuramente nel SuperG fa la differenza. Ma anche le altre azzurre possono dire la loro.

Sei nata sugli sci, sei cresciuta non molto distante da luoghi meravigliosi e da montagne che hanno cresciuto e valorizzato talenti come il tuo. Tuo padre ti ha affiancato e ti ha allenato fino ai 14 anni. Che cosa rimane e che ti accompagna ancora adesso di quanto costruito insieme?
Non ricordo esattamente quando ho indossato gli sci, per la prima volta. La mia è una memoria indotta dalle prime foto, scattate ad appena due anni, con i primi sci ai piedi. Per me è stato naturale perché mio padre (Maurizio ndr) è un maestro di sci ed è stato il mio allenatore fino ai 14 anni. Di certo ciò che è stato fondamentale, nell’avvicinarmi allo sci, è stato l’approccio che ha scelto e che entrambi i miei hanno abbracciato: l’aspetto dominante era il divertimento, la bellezza di poter essere in pista, la gioia. Un modo di vivere lo sport e lo sci che mi è rimasto e che rimarrà, credo.

Come è stato sostenerti per raggiungere i primi risultati di successo da juniores e poi ai massimi livelli?
La mia famiglia è stata sempre molto presente, mi ha sostenuta. Come la mia comunità, la mia valle, le mie valli. Rimangono il luogo dove torno e che mi accoglie con il medesimo affetto e io ricambio. Mi sento molto legata ai luoghi in cui sono cresciuta.

Non è la prima volta che devi sostenere eventi inattesi, drammatici. Come si trovavo le risorse nel quotidiano per ricostruire, per rialzarsi?
Sono questioni molto personali e rimangono tali. Ho imparato a conviverci, a rinforzarmi. E ad accettarli.

Autore
Virgilio.it

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