In via Fillak la pietra d’inciampo per Antonio Milani. Salis: “Memoria sia allenamento per il futuro”
- Postato il 6 febbraio 2026
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- Di Genova24
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Genova. Davanti a una folla di bambini delle scuole del quartiere venerdì pomeriggio è stata posata una nuova pietra di inciampo in via Fillak, al 51 rosso, là dove venne arrestato Antonio Milani, partigiano deportato a Flossenbürg e morto qui nell’aprile del 2025.
L’iniziativa è nata su spinta del nipote di Milani, Riccardo Bagnato, che ha investito tempo ed energie nella ricerca delle sue radici. L’evento rientra tra quelli del Giorno della Memoria sotto l’egida della prefettura, ed è stato promosso dal Comitato posa pietre di inciampo di Genova Città Metropolitana, Aned Genova, Anpi e Accademia Statale di belle arti di Genova Ligustica.
“Sono giorni di grande emozione e di grande attenzione verso la memoria – ha detto la sindaca di Genova, Silvia Salis, presente alla posa con la fascia tricolore – una memoria che dobbiamo usare come allenamento per il futuro. Quello di oggi è un messaggio molto forte: un nipote che riconosce, approfondisce la storia di suo zio e crea un monumento in memoria aiutando anche i bambini a capire qualcosa che non hanno vissuto e che gli auguro di non vivere mai. Questi bambini però vivono in un mondo in cui ogni giorno ricevono notizie che ci riportano a memoria, torno questa parola, fatti che pensavano di non vedere più e invece stiamo rivedendo. non solo nel mondo ma anche in Europa”.
“Quella di Antonio Milani è stata una deportazione politica di una persona molto attiva nei partigiani – spiega Filippo Biolé,presidente di Aned Genova – era un organizzatore di SAP, e cioè di squadre d’azione partigiana, ed era stato imputato di un attentato ai danni di un gerarca fascista”. Biolé ha voluto ricordare nuovamente Gilberto Salmoni, sino a qualche giorno fa unico superstite del campo di Buchenwald, deceduto a 98 anni dopo avere ricevuto il Grifo d’Oro e presidente onorario di Aned.
“Da un lato sono sconvolto da una perdita profondamente significativa – ammette il presidente di Aned – Gilberto rappresentava per la comunità cittadina e nazionale l’ultimo rappresentante dei testimoni diretti della Shoah e l’ultimo testimone ancora in vita, fino a pochissimi giorni fa, del campo di concentramento di Buchenwald nel quale era stato deportato. Alla sua scomparsa oggi risponde la città con un coinvolgimento di nuove generazioni. La pietra di inciampo è stata posata oggi su iniziativa di un ragazzo ancora minorenne, il più giovane dei nostri associati della nostra associazione, e credo che questo sia il più bel messaggio e soprattutto risponda alla volontà di tener fede ad una promessa fatta da parte di chi ha raccolto il testimone di Gilberto”.
Anche Massimo Bisca, presidente di Anpi Genova, ha rivolto un appello ai bambini e ai ragazzi: “In questo quartiere io ho vissuto e ho conosciuto persone che mi hanno raccontato la deportazione. Le donne di questo quartiere nel 1944 hanno affisso dei volantini agli Alberti con la scritta ‘Pane, pace e libertà’. Queste parole sono adatte all’oggi, e ognuno deve sentirsi impegnato a proteggere questi valori e quelli della nostra Costituzione”.