In tanti a rendere omaggio a Fratel Biagio. L’omelia di Monsignor Lorefice. Il racconto di Riccardo.

  • Postato il 15 gennaio 2026
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di Gian Piero Corso

Palermo, 15 gennaio 2026 – (gpc) Tanti, tantissimi ieri pomeriggio nella “Casa di preghiera di tutti i popoli” nella Missione di Speranza e Carità, per ricordare il terzo anniversario della morte di fratel Biagio Conte. Una celebrazione intensa, sentita con tutti i Vescovi di Sicilia in un luogo che un tempo era solo un ammasso di macerie. Ricordo quando ancora in questa “Casa” non c’era il tetto, “sterrato” per terra al posto dei pavimenti, e come panche lunghi “tavoloni” (quelli che utilizzavano i muratori per le impalcature) poggiati su tre “tistetti” o “balatuni” – i conci di tufo per le costruzioni –. Alle spalle dell’altare grandi tendoni che introducevano alla sacrestia; e li si celebrava messa ogni domenica, alla presenza dei poveri, dei bambini di colore, dolcissimi, aggrappati alle lunghe gonne delle madri. Oggi è una Chiesa meravigliosa, disegni biblici alle pareti, un altare magnifico, tutto voluto dalla carità e dall’amore di Fratel Biagio. Qui ha pregato Papa Francesco, quando ha voluto visitare e pranzare con gli ultimi della città Oggi accoglie i Vescovi di Sicilia, la Chiesa tutta di Sicilia per commemorare un “testimone” dell’amore.

L’omelia di don Corrado Lorefice

«Oggi ci siamo riuniti qui per “ri-cor-dare” Fratel Biagio – ha detto nella sua omelia Monsignor Lorefice, Vescovo di Palermo –. Di “ri-cor-darlo” alla luce di Dio e della chiamata a lui rivolta nella Chiesa. Ed è certamente lo stesso Fratel Biagio che ci chiede di “ri-cor-darlo” secondo Dio e di liberarci da eventuali attese e logiche meramente umane. Nonché da possibili strumentalizzazioni.

Fratel Biagio è un uomo, un cristiano, un figlio della Chiesa, che ha risposto radicalmente alla chiamata del Signore e alla missione che gli ha voluto affidare. “Ri-cor-diamolo” così fratel Biagio. “Riconosciamolo” così. Noi tutti siamo testimoni della sua compassione, di quel suo sguardo d’amore – secondo i sentimenti di Gesù Messia –, che si posava su quanti erano segnati da marginalità, povertà e oppressione. Profughi, senza tetto, poveri, anziani abbandonati, senza fissa dimora, affamati, emarginati. Da ogni parte del mondo. Di qualsiasi cultura, lingua e religione. Ce lo racconta ancora questo luogo da lui voluto, come tutte le case di accoglienza realizzate dalla “Missione di speranza e carità”. Chi non ha questi stessi sentimenti non può dirsi suo amico, ammiratore o simpatizzante».

Monsignor Lorefice ha ricordato che Fratel Biagio periodicamente “scappava” e si ritirava in luoghi deserti. Spesso “spiantava la tenda” per andare pellegrino altrove, nei villaggi vicini o nei paesi lontani, come evangelizzatore del regno di Dio: regno di giustizia, di carità, di pace e di speranza.

Biagio era capace di prendere le distanze dalle sue opere e dalla notorietà che ormai riscuoteva oltre i confini della nostra Isola. «Era capace di anacoresi, di eremitaggio, di preghiera contemplativa che gli permetteva di non lasciarsi travolgere dal “successo” e così mantenere la chiarezza della sua identità di Piccolo servo inutile. come amava chiamarsi e firmarsi. Di non lasciarsi afferrare dalla logica del mondo».

La testimonianza di Riccardo Rossi

«Stare accanto a Fratel Biagio, quando faceva i digiuni-preghiera, è stato un grande dono per me, si vivevano tanti momenti che ricordavano pagine del Vangelo e talvolta dei veri e propri miracoli». Racconta, Riccardo Rossi, ex portavoce del missionario palermitano, all’Adnkronos.

«Quando nel maggio nel 2019 ha fatto il digiuno-preghiera in piazzetta Padre Pino Puglisi, zona Brancaccio, per non fare espellere dall’Italia il ghanese Paul, riceveva tante visite, ma una in particolare mi colpì molto – racconta – Fratel Biagio era disteso a terra, accanto alla statua di Padre Pino Puglisi e si avvicinarono a lui una madre con il figlio di circa 20 anni, tutti e due in lacrime. Il missionario li accolse, parlarono un po’ insieme e dopo si allontanarono confortati e sorridenti. Fratel Biagio mi chiamò e mi chiese se volessi sapere cosa fosse successo e così mi raccontò: “Io come sai vado spesso negli ospedali nei vari reparti per consolare e stare accanto a chi soffre; mentre mi trovavo in una stanza sono passato davanti al letto di un ragazzo in coma, l’ho sfiorato e ho pregato per lui. Questo ragazzo è quello che è venuto oggi con la madre, si era risvegliato dal coma, mi hanno ringraziato ma io ho detto che non avevo fatto niente, era stata solo opera di Gesù Cristo».

«Questi e altri episodi li ho contemplati nel mio cuore, ora qualcuno lo sto raccontando -, spiega Riccardo Rossi, ora Piccolo Figlio della Divina Volontà -. Sono stato per diverso tempo accanto alla tomba dove sono conservate le spoglie terrestri di Fratel Biagio, nella chiesa “Casa di Preghiera per tutti i Popoli” e qualche volta sono venute delle famiglie a pregare per il figlio in coma, forti di questo e altre grazie avvenute tramite Fratel Biagio quando era in vita, sperando nella guarigione». (GPC)

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