In Myanmar morte oltre 2700 persone per il terremoto. Donna estratta viva dalle macerie dopo 91 ore
- Postato il 1 aprile 2025
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- Di Il Fatto Quotidiano
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Non si arresta il lavoro dei soccorritori in Myanmar, che il 28 marzo è stato colpito da un terremoto di magnitudo 7.7, con epicentro nella regione di Mandalay. Le vittime al momento accertate sono 2.719 e si prevede che salirà a più di tremila, ha dichiarato il leader militare del Paese, Min Aung Hlaing, aggiungendo che 4.521 persone sono rimaste ferite e 441 restano disperse. Intanto dopo ben 91 ore è stata estratta viva dalle macerie a Naypyidaw una donna di 60 anni e dopo il salvataggio è stata portata in ospedale. Poiché molte aree colpite dal terremoto di venerdì non sono ancora state raggiunte dalle squadre di soccorso, si prevede che questi numeri aumenteranno ancora. A supporto della popolazione, il governo spagnolo ha “mobilitato 2 milioni di euro per coprire le necessità umanitarie immediate di migliaia di persone colpite dal terremoto in Birmania, attraverso l’Agenzia spagnola di Cooperazione internazionale per lo sviluppo (Aecid)”, ha dichiarato il ministro degli Esteri, José Manuel Albares, che ha assicurato “la solidarietà della Spagna con le vittime del terremoto a Myanmar”.
I team di Medici Senza Frontiere (MSF), operativa in Myanmar dal 1992, sono arrivati a Mandalay – area dell’epicentro del terremoto – e nella parte meridionale dello stato di Shan per valutare i bisogni della popolazione e rispondere all’emergenza. In particolare, le équipe di MSF – composte da medici, logisti e operatori specializzati in attività igienico-sanitarie e idriche – stanno valutando la capacità del servizio sanitario esistente di fornire cure salvavita e per traumi causati dal crollo di edifici, e sono pronte a incrementare le operazioni e a supportare gli attori già presenti a Mandalay, Naypyitaw e in tutte le altre aree colpite dal terremoto. Per far fronte all’emergenza, la presidenza della Cei ha deciso un primo stanziamento di 500mila euro dai fondi dell’8xmille che i cittadini destinano alla Chiesa cattolica: servirà per i primi soccorsi, coordinati da Caritas Italiana che, fin dal primo momento, è in contatto diretto con KMSS (Karuna Mission Social Solidarity, la Caritas in Myanmar) e con la rete internazionale della Caritas.
Il Myanmar vive da tempo una situazione molto complessa e precaria: la crisi umanitaria nel Paese tocca 19,9 milioni di persone – più di un terzo della popolazione – che già necessitavano di assistenza a causa dei conflitti interni, della precarietà economica e dei disastri naturali. Il terremoto ha esacerbato tutto ciò, mettendo a dura prova le risorse e le capacità di risposta nazionali. Nell’auspicare che cessino le ostilità interne e gli aiuti umanitari possano arrivare a destinazione, la Presidenza della Cei invita “le comunità diocesane e parrocchiali a contribuire agli interventi solidali da effettuarsi nell’immediato e alla ricostruzione materiale e comunitaria da attuarsi nei prossimi mesi e anni”.
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