In Italia, la rivoluzione sessuale è donna. Come siamo cambiati in 25 anni

  • Postato il 25 marzo 2026
  • Di Il Foglio
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In Italia, la rivoluzione sessuale è donna. Come siamo cambiati in 25 anni

C'era una volta una gatta che di notte scivolava sui tetti e al mattino tornava a casa, placida e innocente, come niente fosse. La cantava nel 1960 Gino Paoli, con un certo nostalgico tono di favola, e non certo come metafora della libertà sessuale femminile. Eppure, sessantacinque anni dopo, il Censis pubblica un'indagine che a quella canzone dà un senso che Paoli probabilmente non immaginava: nel 2000 quasi sei donne su dieci avevano avuto un solo partner nella vita. Oggi sono meno di tre su dieci. Quelle che separano sesso e amore hanno quasi raggiunto gli uomini. una rivoluzione dei costumi che, come spesso accade, è avvenuta in silenzio. Ma i tetti, evidentemente, erano più affollati di quanto si pensasse.

Il dato viene dall'indagine "Il piacere degli italiani", realizzata dall'istituto di ricerca socioeconomica su un campione di mille persone tra i 18 e i 60 anni. È la prima grande ricerca nazionale sui comportamenti sessuali degli italiani a distanza di venticinque anni dall'ultima rilevazione comparabile. Un quarto di secolo in cui il paese è cambiato molto, ma raramente si è fermato per constatarlo.

      

Le italiane e il sesso: in 25 anni, il partner unico è diventato un'eccezione

Gli italiani e le italiane fanno sesso, lo fanno con una certa frequenza, e tutto sommato ne sono soddisfatti. Fin qui, nessuna sorpresa. Ma la ricerca del Censis fotografa anche una trasformazione culturale profonda. E in particolare racconta che il cambiamento dei costumi sessuali è molto più marcato tra le donne che tra gli uomini. La quota maschile con un solo partner è passata dal 24,9 per cento al 15,2 per cento, una flessione contenuta. Quella femminile con un solo partner è invece crollata dal 59,6 per cento del 2000 al 27,6 per cento di oggi: in sostanza è più che dimezzata. Le donne con sei o più partner sono quasi triplicate, dall'8,4 per cento al 21,8. 

Ancora più radicale è un altro dato. Venticinque anni fa, solo il 35,7 per cento delle donne riteneva che sesso e amore potessero essere vissuti separatamente. Oggi quella quota è al 56,4 per cento. Per gli uomini il cambiamento è minimo: erano al 58,6 per cento e sono al 61,2. In pratica, le donne italiane hanno quasi raggiunto i maschi anche su questo. Emancipazione o omologazione al modello maschile? Qualunque sia la risposta, la retorica che le vuole strutturalmente più romantiche e meno "predatorie" regge sempre meno ai numeri.

La convergenza riguarda anche l'età del primo rapporto, ma con una particolarità. Gli uomini che hanno avuto la prima esperienza sessuale prima dei 18 anni sono scesi dal 46,7 per cento al 29,4. Le donne che lo hanno fatto prima dei 18 anni sono invece aumentate, dal 29,3 per cento al 35,8. Le traiettorie si incrociano. E ancora, sui rapporti a tre o più persone il cambiamento è di scala, non di tendenza. Nel 2000 lo aveva sperimentato lo 0,7 per cento delle donne. Oggi è il 6,8, quasi dieci volte tanto. Tra gli uomini si è passati dal 3,2 per cento al 20,1.

Un'ultima (duplice) annotazione di genere. Il 47,6 per cento degli uomini ritiene che i maschi non siano più virili come un tempo – quota superiore a quella delle donne, ferma al 39,5. Quanto alle donne che fanno il primo passo più che in passato: lo riconosce il 78,8 per cento di loro, e solo il 65,1 degli uomini. Nel registrare i cambiamenti altrui, un certo ritardo è sempre compreso nel prezzo.

  

Ci piace sperimentare, ma meglio se col partner

L'indagine smentisce anche alcuni luoghi comuni correnti. La sessualità funziona molto meglio – dice il Censis – all'interno delle coppie stabili che fuori: il 32,5 per cento dei single non fa mai sesso, contro il 3,8 per cento di chi è in coppia. Le pratiche sessuali – sesso orale (74,2 per cento), sesso anale (32,6 per cento), uso di sex toys (26,4 per cento), sexting (30,2 per cento), giochi di ruolo (16,3 per cento) – vengono sperimentate di più da chi vive in una relazione consolidata. Il cliché del single eternamente impegnato tra le lenzuola è smentito con una certa brutalità dai numeri.

Più sconsolanti i dati sulle false credenze. Il 20,2 per cento del campione ritiene che durante le mestruazioni sia impossibile restare incinta. Il 32,1 per cento non sa se la pillola possa causare infertilità. L'8,2 per cento è convinto che gli spermatozoi siano in numero limitato e sia importante non sprecarli. Il 3,6 per cento ritiene che l'altezza determini le dimensioni del pene. Il 31,3 non sa se nelle notti di luna piena le donne siano più fertili – folklore duro a morire! E il titolo di studio in questi casi non conta quanto si potrebbe pensare.

   

Il consumo di pornografia

Sul versante digitale, il 59,3 per cento degli italiani guarda porno da solo (il 76,6 degli uomini, il 41,5 delle donne). Il dato forse più rivelatore riguarda però il giudizio sulla pornografia come strumento formativo: il 38,9 per cento degli italiani ritiene che guardarlo migliori la propria sessualità. Una funzione che il Censis registra senza troppa ironia, notando che viene attribuita trasversalmente a genere, età e livello di istruzione. Su cosa questo dica del sistema di educazione sessuale del paese, il rapporto si astiene dal commentare.

 

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Autore
Il Foglio

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