“In Groenlandia ci sentiamo offesi e impauriti da Trump. Se ci conquistano gli Usa di cosa vivremo?”
- Postato il 7 gennaio 2026
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- Di Il Fatto Quotidiano
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“Abbiamo solo paura. Tanta. Ci aspettiamo che da un giorno all’altro arrivino truppe di soldati dagli Stati Uniti. E poi chissà che ne sarà del popolo inuit”. Robert Peroni, 82 anni, scalatore ed esploratore altoatesino, da quasi mezzo secolo vive a Tasilaq, tre mila anime che dal 1894 abitano la costa est della Groenlandia, affacciata al Mare di Irminger. Lì, l’italiano amato dal popolo del ghiaccio, ha dato vita alla “Casa Rossa”, una residenza turistica ecosostenibile e imparato che in quella cultura la lingua non ha la parola futuro. Una sensazione ancora più viva in queste ore in cui il presidente degli Usa Donald Trump ha annunciato di voler metter le mani anche sull’isola: “Abbiamo bisogno della Groenlandia, assolutamente, ne abbiamo bisogno per la difesa”, ha detto il tycoon.
Una frase che i 56.800 abitanti della terra polare hanno preso sul serio e vivono con ansia. “La popolazione – ci spiega Peroni, contattato dal fattoquotidiano.it – è in ansia ma ancor più lo sono i nostri rappresentanti politici. Ci sentiamo tutti offesi dai modi che Trump usa nei confronti del nostro territorio che non è in vendita. Siamo da sempre un popolo pacifico, non abbiamo un esercito, non abbiamo mai fatto guerre. Siamo solo cacciatori e pescatori che ora vivono nel terrore di ciò che potrebbe accadere”. Robert che con Francesco Casolo ha pubblicato per i tipi di Sperling & Kupfer il libro “I sette tramonti. Nel respiro dei ghiacci l’eco di un nuovo inizio” già in quelle pagine ha scritto: “Se i primi inuit si erano domandati come sopravvivere in un luogo tanto complicato, quelli di oggi hanno il problema di sapere se quello stesso luogo non finirà in mano a qualcun altro”. Lo scalatore ci racconta che c’è una vera e propria fobia: “Ci spaventa non sapere di che vivremo se gli Stati Uniti ci conquisteranno. Cosa accadrà alla nostra autonomia garantita dal Regno di Danimarca? Cosa importeremo? Che ne sarà delle nostre risorse?”. Peroni ci dice che a Nuuk, la capitale, la gente è scesa per strada a protestare ma sono in pochi. In Groenlandia (passata dalla Corona Norvegese alla Danimarca nel 1814) nonostante alle ultime elezioni il 25% abbia votato per i partiti che chiedono l’indipendenza da Copenaghen, le persone guardano con speranza alla Danimarca perché “non accettano l’atteggiamento di Trump” e nemmeno di diventare un’altra colonia degli Usa. Uno dei principali quotidiani del Paese, “Sermitsiaq”, parla di “crisi della Nato” e dedica intere pagine alla questione. Lo scalatore italiano è molto preoccupato per la costa orientale dell’isola: “Nella parte occidentale il turismo ha preso piede mentre dove vivo io c’è più povertà, ci sono più difficolta. Il Paese è diviso in due”. La tensione è alle stelle: “Non ci saranno morti, non ci sarà una guerra – sottolinea Robert -, ma siamo ossessionati dalla perdita della libertà che da sempre è il cuore della Groenlandia”.
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