In carcere per i blitz pro-Gaza, gli attivisti di Palestine Action in sciopero della fame da 70 giorni: “Grossi rischi per la salute”

  • Postato il 14 gennaio 2026
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  • Di Il Fatto Quotidiano
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Alcuni di loro non mangiano da più di 70 giorni. Rischiano danni neurologici, problemi cardiaci e perdita di udito. Sono i 3 attivisti di Palestine Action, detenuti in carcere in Gran Bretagna e in sciopero della fame per protesta. Sono tutti in custodia cautelare, in attesa di processo, per aver partecipato a iniziative di solidarietà a Gaza e contro Israele.

Si tratta dello sciopero della fame in carcere più lungo e organizzato dopo quello dell’Ira del 1981. Sono accusati di aver preso parte a due azioni di disobbedienza. La prima, nel novembre 2024, in un’azienda bellica legata a Israele, la Elbit Systems a Filton, vicino Bristol. E la seconda, nel giugno 2025, dove hanno fatto irruzione nella sede della RAF (Royal Air Force) Brize Norton e imbrattato di vernice rossa due aerei militari, provocando milioni di sterline di danni. Dopo questi blitz, il Parlamento inglese, nel giugno del 2025, ha inserito il movimento, nato nel 2020 con lo scopo di “impegnarsi per porre fine al regime genocida di Israele”, nell’elenco delle organizzazioni terroristiche, al pari di al-Qaeda e Daesh (Isis). Rifiutando il cibo gli attivisti chiedono l’uscita su cauzione, la decriminalizzazione del movimento, la chiusura delle fabbriche di armi che esportano in Israele, la libertà di espressione e di opinione e il diritto a un giusto processo. Secondo il crown prosecution service infatti, che svolge il ruolo di pubblico ministero, un detenuto può svolgere un massimo di 182 giorni in custodia cautelare, 6 mesi. Alcuni dei membri del movimento però sono stati arrestati a novembre 2024 e il loro processo non è fissato prima di giugno 2026, in totale 20 mesi dal giorno dell’arresto. Accanto ai tre attivisti, ad aver preso parte allo sciopero e avendolo in seguito interrotto per gravi problemi di salute, ci sono altre 5 persone: Qesser Zuhrah, Amu Gib, Jon Cink, Teuta “T” Hoxha e Muhammad Umer Khalid. Ma chi sono i 3 membri di Palestine Action ancora in sciopero della fame?

Heba Muraisi, 31 anni, è stata la prima ad aver cominciato lo sciopero della fame e ha superato i 70 giorni. Ha gravi danni fisici e neurologici. Secondo i suoi sostenitori fa fatica a respirare e soffre di spasmi muscolari incontrollabili. Al momento è detenuta nell’HMP New Hall di Wakefield, una prigione nel West Yorkshire a circa 290 chilometri a nord di Londra. Fino ad ottobre dello scorso anno si trovava nell’istituto penitenziario di Bronzenfield, dove chiede di tornare, avendo la famiglia e gli affetti a Londra. È stata arrestata a novembre del 2024 accusata di aver preso parte, nell’agosto dello stesso anno, all’irruzione nella Elbit Systems di Bristol, con sede in Israele. Muraisi, è sottoposta a un regime di carcere duro riservato ai terroristi, anche se i fatti di cui è accusata sono precedenti all’ingresso di Palestine Action nell’elenco delle organizzazione terroristiche. Le visite e le comunicazioni consentite sono quindi ridotte al minimo. Non può lavorare in carcere per “motivi di sicurezza”, le è vietato accedere a libri e giornali, alla biblioteca e alla palestra. Secondo il profilo social di Palestine Action Italia le ultime dichiarazioni che Muraisi avrebbe rilasciato sono queste: “Voglio essere molto chiara sul fatto che l’intento non è mai stato la morte, perché io a differenza del nemico amo la vita” Secondo il gruppo di protesta Prisoners For Palestine, il processo a Muraisi è fissato per giugno 2026.

Kamran Ahmed, 28 anni, ha superato i 60 giorni di sciopero della fame a causa del quale ha perso l’udito e ha il battito cardiaco irregolare. È stato arrestato, come Muraisi, a novembre del 2024 con la stessa accusa e cioè di aver fatto irruzione nella Elbit Systems di Bristol. Al momento è detenuto nel carcere HMP Pentoville nel nord di Londra. Secondo l’organo di stampa Middle East Eye, Ahmed è un meccanico. Da quando è stato incarcerato, è stato ricoverato 3 volte, l’ultima il 20 dicembre scorso. Durante una conferenza stampa tenuta a Londra, la sorella Alam ha dichiarato che il fratello (Kamran Ahmed) prima di entrate in prigione era alto 180 centimetri e pesava 74 chili. Oggi ne pesa 60. Secondo l’attivista di Palestine Action Audrey Corno, Ahmed di recente è stato ricoverato per la quarta volta. Come Muraisi, anche Ahmed è sottoposto al carcere duro, con visite ridotte al
minimo e l’impossibilità di ricevere libri e giornali.

Lewie Chiaramello ha 22 anni. È affetto dal diabete di tipo 1 e per questo motivo digiuna a giorni alterni. È detenuto nella HMP Bristol da luglio del 2025 ed è accusato di aver preso parte all’azione nella RAF Brize Norton dove sono stati imbrattati due aerei militari con della vernice rossa. Sempre secondo Corno, Chiaramello ha dovuto gestire da solo l’assunzione di insulina, senza alcuna supervisione medica. Come gli altri attivisti è sottoposto al regime di carcere duro. Il suo processo è fissato per il 18 gennaio del 2027.

Secondo Amnesty International Italia, nella sola seconda metà del 2025, nel Regno Unito sono state arrestate oltre 2300 persone per aver espresso solidarietà agli attivisti del gruppo. Tra questi anche Greta Thunberg che lo scorso 23 dicembre è stata trattenuta e poi rilasciata su cauzione, per aver esposto un cartello con scritto “Supporto i detenuti di Palestine Action, mi oppongo al genocidio”. Dal 14 al 17 gennaio in diverse città d’Europa ci saranno presidi per esprimere solidarietà agli attivisti in sciopero della fame. Roma come Londra scenderà in piazza mercoledì 14 gennaio. Nella capitale l’appuntamento organizzato dal Movimento degli studenti palestinesi, sarà a piazza di Porta Pia a pochi passi dall’ambasciata inglese. “Quello che ci preoccupa, oltre alla salute delle persone in sciopero, che rischiano davvero di morire da un momento all’altro – dichiara Maya Issa, presidente del Movimento – è la repressione che in tutta Europa c’è verso i movimenti a favore della Palestina. È un gioco psicologico, c’è la volontà di spaventare le persone che esprimono solidarietà. Per questo noi saremo in piazza anche contro i Ddl Delrio- Gasparri che – conclude Issa – vogliono mettere sullo stesso piano l’antisemitismo e l’antisionismo che noi, invece, sappiamo essere due cose molto diverse.”

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