In arrivo il terzo “Avatar”. Primi giudizi solo sui social. Tutti d’accordo: grande spettacolo
- Postato il 9 dicembre 2025
- Di Il Foglio
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In arrivo il terzo “Avatar”. Primi giudizi solo sui social. Tutti d’accordo: grande spettacolo
James Cameron ha pronunciato la parola con la erre – scrive il Telegraph in un titolo – a proposito del prossimo capitolo di “Avatar”, la saga sempre in cima alla lista degli incassi. I 2,9 miliardi di dollari portati a casa nel 2009 con il primo film ancora non li ha battuti nessuno. Il regista ha detto “razzista” della sua donna blu Neytiri, vale a dire Zoe Saldana. La colpa ovviamente è dell’uomo bianco, che ha contaminato il paradiso dove i Na’vi vivono. Giganteschi umanoidi blu, con una lunga criniera multiuso, mani e piedi con quattro dita, che se ne stavano in pace sul satellite Pandora. Le guerre erano un ricordo lontano, prima che l’uomo bianco turbasse l’armonia.
L’uomo bianco è arrivato, di nome fa Jack Sully, Marine americano – qui vuol dire anche “dalle fattezze umane” – che per varie vicissitudini ricostruibili con sicurezza solo dai fan (gente molto arrabbiata nei confronti di chi non condivide il culto) era paralizzato e ritrova l’uso delle gambe su Pandora. Incontra Neytiri (che blu Na’vi è per nascita) e fanno vari figli: il primogenito Neteyam morirà nel tentativo di difendere un fratello e una sorella più piccoli.
James Cameron durante la lavorazione di questo “Avatar: Fire and Ash” ha perso il suo produttore Jan Landau – lavoravano insieme fin dal primo “Avatar” – quindi insiste sul dolore del lutto. Non quello che mostrano al cinema – sono ancora parole sue, mai a noi verrebbe in mente di parlare male del cinema come Debbie Reynolds in “Cantando sotto la pioggia”: “Visto uno visti tutti”. Il dolore profondo che cambia la vita. E che, seguendo il suo ragionamento, trasforma una pacifica signora Na’vi in una donna furiosa. Oltre che razzista. Ma razzista verso chi? Vuol dire che il pianeta Pandora è abitato anche da Na’vi aggressivi e guerrieri? Non erano tutti paciosi e contemplativi? Per niente. Dal vulcano arriva Varang (nella lingua del posto significa “odio, fuoco, rabbia”) alla guida del popolo Mangkwan, vale a dire il Popolo della Cenere. Loro hanno sperimentato la furia per niente benigna della natura, e ora Varang si è rivolta al potere del fuoco. Sostiene l’attrice Oona Chaplin, figlia di Geraldine e nipote di Charlie Chaplin che ha la parte della guerriera: “Hanno un sacco di traumi irrisolti. E’ facile vederla come la cattiva, ma dal punto di vista suo e del suo popolo è un’eroina”. Insomma, hanno sofferto tanto e ora si salvi chi può. A vederli, come sempre succede, i buoni che il mondo ha incattivito sono più variopinti del blu (a strisce blu) dei Na’vi buoni e pacifici. Che cacciano per nutrirsi ma pregano per l’anima, o qualsiasi cosa sia, degli animali uccisi. I primi giudizi sono solo sui social, la stampa seguirà a tempo debito (il film esce al cinema il 19 dicembre, in Italia già il 17). Sulle qualità spettacolari di “Avatar: fuoco e cenere” tutti sono d’accordo, anche chi le trova preponderanti rispetto alla trama e amerebbe una storia all’altezza dei (moltissimi, senza paragoni) soldi spesi.
Scrive il critico di The Wrap (quasi mai tenero): “Sono rimasto senza fiato, atterrito, in preda a un timore reverenziale. Il film è più spaventoso, più stravagante, più spirituale di ‘La via dell’acqua’. Chiude in bellezza la trilogia, esplora tutte le possibilità della performance capture. Le sequenze d’azione sono sbalorditive, e non manca un’esplosione di surrealismo”. James Cameron meditava un quarto e quinto episodio della saga, ma deve attendere la risposta del pubblico. Al cinema, che rimane l’unico luogo dove si fanno i soldi veri. Il primo “Avatar”, costato 237 milioni di dollari, li ha moltiplicati per 12. Dopo il Covid e lo streaming, potrà succedere ancora?
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