Imane Khelif attacca World Boxing: “Ho inviato la mia cartella, ma nessuno ha risposto. A Parigi 2024 abbassai il testosterone”
- Postato il 5 febbraio 2026
- Di Virgilio.it
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Un’ammissione che non vuol essere di colpa, ma semplicemente la conferma di quanto il mondo della boxe andava sostenendo ormai da tempo. “È vero, posso confermare di possedere il gene SRY, situato sul cromosoma Y, che indica la mascolinità. Ma non sono un trans, sono sempre stata donna, e questa cosa possono confermarla anche al mio villaggio”. E dovranno confermarlo una volta di più i test di genere ai quali Imane Khelif dovrà sottoporsi sulla via che conduce a Los Angeles 2028, l’obiettivo al quale la pugile algerina ha ribadito di non voler rinunciare.
- La rivelazione su Parigi 2024: “Abbassai a zero il livello di testosterone”
- I dati inviati a World Boxing e la risposta che si fa attendere
La rivelazione su Parigi 2024: “Abbassai a zero il livello di testosterone”
Le parole dell’olimpionica di Parigi 2024 arrivano dopo mesi di illazioni e polemiche, le stesse che hanno portato World Boxing a estrometterla dalle competizioni iridate nell’ultimo biennio (questo perché i parametri di ammissione alla competizione sono differenti rispetto a quelli richiesti dal CIO).
All’Equipe, che l’ha intervistata dopo mesi nei quali Khelif è rimasta in silenzio, ha spiegato quella che è la sua situazione genetica. “Ho ormoni femminili. E la gente non lo sa, ma ho seguito una terapia ormonale per abbassare i miei livelli di testosterone per le competizioni olimpiche del 2024″, ha spiegato la 26enne algerina.
“Da tempo ormai sono circondata da medici, con un professore mi sta monitorando per farmi mantenere dentro ai parametri previsti dai regolamenti. Per il torneo di qualificazione per il torneo olimpico di Parigi, che si è svolto a Dakar, ho abbassato il mio livello di testosterone a zero. E poi ho vinto la medaglia d’oro (nella categoria 66 kg, battendo anche l’italiana Carini nelle fasi iniziali). Quella è una medaglia che nessuno può dubitare che abbia vinto in modo scorretto”.
I dati inviati a World Boxing e la risposta che si fa attendere
Le parole dell’algerina testimoniano quanto sia forte ancora in lei la rabbia per tutta la campagna di discriminazione (e a suo modo di vedere di disinformazione) di cui è stata vittima nell’ultimo biennio. “Sono stata dipinta come un uomo che combatte con le donne, ma questa versione dei fatti è assolutamente falsa”. Khelif è stata messa alla gogna proprio come la taiwanese Lin Yu-ting, anche lei medaglia d’oro nella categoria -57 kg ai giochi parigini.
Khelif è stata accusata di essere nella sostanza un’atleta transgender, e tra gli accusatori c’erano personaggi come Donald Trump, Elon Musk e la scrittrice britannica J.K. Rowling. “Rispetto tutti, e rispetto anche Trump, che rappresenta una delle figure globali più importanti, essendo il Presidente degli Stati Uniti. Ma non può distorcere la verità. Non sono trans, sono una ragazza. Sono stata cresciuta come una ragazza, la gente del mio villaggio mi ha sempre conosciuta come una ragazza”, ha insistito Imane.
Il cui unico pensierino sulla via che conduce a LA28 è quello di sottoporsi a un test genetico imposto dalla World Boxing, organizzazione riconosciuta dal CIO, dichiarando di essere pronta. “Per i prossimi giochi olimpici, se dovrò sottopormi a un test, lo farò senza alcuna remore. Ho già fatto questo test in passato, non ho nulla da temere o da nascondere. Ho contattato World Boxing, ho inviato la mia cartella clinica, i miei test ormonali, tutto. Ma al momento non ho ricevuto alcuna risposta. Ci tengo però a far sapere che non ho alcuna intenzione di rifiutarmi di sottopormi a test di genere, come qualcuno ha insinuato. Sono donna e non ho paura di dimostrarlo in tutte le sedi opportune”.