Il Trovatore piace al pubblico del Carlo Felice: debutto con tanti applausi

  • Postato il 16 gennaio 2026
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Genova. Applausi convinti alla prima del Trovatore al Teatro Carlo Felice, gremito ma non esaurito. L’opera di Giuseppe Verdi, che fa parte della cosiddetta Trilogia popolare insieme a Rigoletto e alla Traviata, è stata riproposta con l’allestimento della Fondazione del teatro genovese del 2019 con la regia di Marina Bianchi.

Il Trovatore è una tragedia che si sviluppa in quattro atti − Il duello, La gitana, Il figlio della zingara e Il supplizio − qui proposti con un solo intervallo a metà per due ore e quaranta totali di durata. La premessa, che sarà il motore del dramma, la racconta la zingara Azucena: figlia di una donna fatta ardere sul rogo dal conte di Luna con l’accusa di aver stregato il figlio di lui, per vendetta rapisce uno dei due figli del conte, Manrico, e lo vuole gettare sul rogo della madre. In preda al delirio, però, brucia vivo il proprio figlio che era lì con lei, salvando Manrico, che crescerà come se fosse figlio suo.

Manrico è il Trovatore che ama, ricambiato, Leonora, la dama di compagnia della principessa d’Aragona. Anche il nuovo conte di Luna, però, è innamorato di Leonora, che lo respinge. I due uomini duellano e si sfidano sino alla fine. Solo dopo la morte di Manrico e di Leonora, il conte scoprirà che Manrico era suo fratello.

Il cast del Trovatore

Il cast è stato all’altezza della situazione, che ha esaltato gli appassionati del canto verdiano: potente, ma anche emotivo. Particolarmente apprezzata l’Azucena di Clémentine Margaine, non a caso definita tra i mezzosoprani più importanti della sua generazione: padrona di una voce scura, che avvolge, che emoziona e trascina in alto e nell’abisso soprattutto in Stride La vampa e Condotta ell’ era in ceppi, nel secondo atto. Tutti sono stati comunque all’altezza: Fabio Sartori, Manrico, è ormai ben conosciuto al Carlo Felice e qui ha dato vita a una solida performance. Ariunbaatar Ganbaatar (il conte di Luna) ha dato prova della propria potenza vocale in più occasioni pronunciando anche bene tutte le parole (l’artista arriva dalla Mongolia), dando realismo all’antagonista e riempiendo la scena con autorevolezza. La Leonora di Erika Grimaldi è stata particolarmente efficace nelle parti di maggior delicatezza e negli acuti, mentre ha faticato un po’ di più nei momenti pulsanti del quarto atto dopo “D’amor sull’ali rosee” tra il Miserere del coro (bene sia le voci maschili sia femminili) e la voce di Manrico. La quinta grande voce necessaria per l’opera, il Basso Simon Lim, ha l’arduo compito di aprire l’opera e lo fa in modo corretto. Bene anche il resto del cast: Irene Celle (Ines); Manuel Pierattelli (Ruiz); Antonio Mannarino (Un messo);  Roberto Conti (Un vecchio zingaro).

La direzione di Giampaolo Bisanti non ha deluso, il maestro si è confermato un ottimo conoscitore di Verdi. Buono l’equilibrio tra voci e orchestra.

La regia e le scene

La regia di Marina Bianchi ha lasciato spazio alle emozioni dei cantanti e gestito le scene di combattimento scegliendo un originale rallentatore. L’impianto scenico dei kazaki Sofia Tasmagambetova e Pavel Dragunov (che curano anche i costumi, con toni pastello in quelli degli zingari, bianco e nero per Leonora e il conte) è una scenografia rotante che si adatta alle varie parti, con maggiore efficacia soprattutto nel primo e nel quarto atto. Il momento del coro degli zingari ne risulta un po’ sacrificato. Le luci di Luciano Novelli rendono giustizia alla cupezza delle tematiche e alle atmosfere notturne dell’opera con tonalità fredde in cui solo il fuoco della pira fa eccezione.

Al Teatro Carlo Felice le repliche del Trovatore sono previste sino a venerdì 23 gennaio. Qui tutti i dettagli.

 

 

 

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Genova24

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