“Il riarmo della Germania mi fa paura, in questo caos le soluzioni dei leader sono poco credibili”: l’analisi di Zagrebelsky

  • Postato il 31 marzo 2025
  • Politica
  • Di Il Fatto Quotidiano
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“Il riarmo della Germania mi fa paura. Stiamo vivendo un momento storico di grandissima confusione e le soluzioni immaginate dai leader politici sono poco credibili“. A parlare così è l’ex presidente della Corte costituzionale Gustavo Zagrebelsky, presidente onorario dell’associazione Libertà e Giustizia e presidente della Biennale Democrazia, manifestazione che ha ideato nel 2009 e che quest’anno è stata dedicata a “Guerre e paci”.

Il giurista si dice impaurito dalla svolta militarista di tutte le principali potenze europee. “Perché non sappiamo dove andremo a finire – spiega -. La storica rivalità (della Germania, ndr) con la Francia potrebbe risorgere da un momento all’altro. La nascita dell’Ue si deve a molti motivi, tra cui la prevenzione dei conflitti e lo sviluppo armonico delle attività economiche. Ma anche per ‘diluire’, politicamente e militarmente, la Germania uscita sconfitta dalla seconda guerra mondiale. Ora stiamo andando in una direzione completamente opposta”. Quanto alla coalizione dei volenterosi, spinta in particolare da Londra e Parigi, il presidente emerito della Consulta è più che scettico: “Ma davvero qualcuno immagina una coalizione che unisca militari francesi e tedeschi? I primi, ovviamente, vorrebbero imporre la loro egemonia. Ma non credo che gli altri eseguirebbero gli ordini da sottoposti. Stiamo vivendo un momento storico di grandissima confusione e le soluzioni immaginate dai leader politici sono poco credibili”.

Il costituzionalista non è stupito dal sondaggio della Stampa secondo cui il 94 per cento degli intervistati è contrario all’invio di truppe in Ucraina. “Mi stupisce che non si raggiunga il 100% – risponde Zagrebelsky -. Quando da un’idea astratta, che può essere l’eroismo, la dignità di un popolo, l’orgoglio nazionale, la guerra diventa qualcosa di concreto, la fame delle trincee, la puzza dei cadaveri non seppelliti, allora soltanto un folle potrebbe desiderarla. Come scrisse Erasmo da Rotterdam, grande precursore dello spirito europeo: Dulce Bellum Inexpertis, bella è la guerra per chi non l’ha provata. Fortunatamente nel nostro Paese non abbiamo esperienza di conflitti da 80 anni, è vista come un’eventualità astratta”. “Bisogna distinguere diversi tipi di conflitto – spiega ancora Zagrebelsky -. Quando la guerra si scatena perché c’è una minaccia immediata e concreta alla tua vita, alla tua cultura o alle tue tradizioni, allora si tratta di autodifesa legittima. Ma noi, in questo momento storico, quel pericolo non lo viviamo. C’è una differenza fondamentale tra la guerra e la guerra di liberazione, come accadde con la Resistenza. Si tratta comunque di azioni armate, ma si configura come legittima difesa. Diventa lotta per la libertà”.

Insomma l’orizzonte di un’Europa federale torna in ombra “anche se gli ideali del Manifesto di Ventotene restano”. “Le premesse di quel documento – spiega ancora l’ex giudice costituzionale – prendevano le mosse da un giudizio storico: le guerre moderne le fanno gli Stati nazionali e sovrani. Per combatterne le cause bisogna deprimere parti di sovranità. Cosa che è stata realizzata con la creazione delle Nazioni Unite. Ma ora è saltato tutto. Lo stesso vale per il diritto internazionale: le grandi potenze se ne infischiano, ma anche i piccoli Stati con le politiche di riarmo. Più prevalgono atteggiamenti di questo tipo, meno ci sono condizioni favorevoli a politiche federaliste”.

Zagrebelsky più in generale torna sull’intervista pubblicata sul Fatto alcuni giorni fa dal titolo: “Preferisco una pace ingiusta alla ‘morte giusta’ di innocenti”. Lo studioso spiega che il suo ragionamento “era in relazione all’ipotesi della guerra totale. Non ai conflitti tradizionali, che si sono combattuti fino all’epoca atomica e si chiudevano con i trattati di pace. Mi riferivo alla guerra che distrugge l’umanità: rispetto a questo scenario credo che qualunque persona che non sia mossa da follia sceglierebbe una pace ingiusta. Per chiarire: preferirei una pace ingiusta a una guerra giusta con il rischio della distruzione totale“.

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