Il regime castrista è la nuova passione che infiamma il corazon dei 5 Stelle

  • Postato il 12 febbraio 2026
  • Politica
  • Di Libero Quotidiano
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Il regime castrista è la nuova passione che infiamma il corazon dei 5 Stelle

Quando capita di leggere certe dichiarazioni dei parlamentari a Cinquestelle riemerge sempre un dubbio, ovvero se sia opportuno o meno prenderle sul serio, tanto è spiccata la tendenza degli ex grillini a sconfinare nel grottesco. Poi però torna alla mente il fatto che- tra bonus 110% e banchi a rotelle - il Movimento ha governato questo Paese e la voglia di sorridere passa all’istante.

L’ultima perla riguarda una triste tradizione della casa, quella dell’innamoramento per i regimi. E così, dopo le gite dagli amici ayatollah e le campagne per i teneri chavisti, oggi è il momento di combattere per altri bravi ragazzi, i castristi di Cuba, “strangolati” dagli yankee. La delegazione M5S a Bruxelles tuona: «Esprimiamo profonda preoccupazione per la situazione umanitaria disastrosa che il popolo cubano sta subendo a causa delle sanzioni americane.

Le ultime misure prese dal governo, come conseguenza del blocco Usa dell’import di petrolio venezuelano, impattano in maniera inaccettabile sulla popolazione perché limitano l’accesso ai beni essenziali e incidono sull’approvvigionamento di medicinali, attrezzature sanitarie, tecnologie e risorse fondamentali per il benessere collettivo». Ora, la prima cosa che è utile ricordare è che in effetti c’è davvero chi sull’isola non ricevere medicinali da anni, ovvero i dissidenti politici finiti dietro le sbarre. Per esempio quelli delle retate del 2021. La seconda è che la tragedia umanitaria per ora non esiste. Le misure adottate finora dal governo locale sarebbero queste: la vendita di gasolio è stata sospesa, la benzina severamente razionata e gli uffici statali hanno modificato i loro orari, il telelavoro è diventato prevalente e i servizi pubblici sono stati ridotti a quelli essenziali.

Ci sono code ai distributori, ma non è certo una novità per l’isola. La cosa più grave in effetti è che gli ospedali stiano subendo dei black out. E anche per questo il governo dell’Avana, temendo per la propria pelle, si è dichiarato pronto a trattare da subito con Washington. Spiragli per un cambiamento. E i Cinquestelle invece cosa suggeriscono? «Promuovere canali di cooperazione e di assistenza affinché si possa contribuire a un futuro più equo e sostenibile per l’isola». Che poi sarebbe la strategia che adottava l’Unione Sovietica con Castro. È dopo la fine del comunismo in Russia che all’Avana sono iniziati i problemi più gravi, con il Pil in calo del 35% in tre anni e la fame vera: le calorie consumate dai cubani si ridussero di un terzo.

Insomma, se a Cuba non si mangia non è colpa di Trump, ma della storia di questa dittatura. Quella per cui alcuni sembrano provare un insopprimibile simpatia. E poi straparlano di fascismo.

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Libero Quotidiano

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