Il rapporto tra il governo Meloni e i giovani (che hanno bocciato il referendum)
- Postato il 29 marzo 2026
- Politica
- Di Blitz
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Un articolo del Manifesto pubblicato nei giorni scorsi spiega perfettamente che alla destra i giovani non “piacciono”. Una diffidenza diventata lampante dopo i risultati del referendum dove, come hanno spiegato pressoché tutti gli analisti, gli under 40 sono stati decisivi nella vittoria del No. Non è bastata l’ospitata da Fedez e Mr Marra per risollevare i consensi: la Meloni sembra avere un serio problema con i giovani.
Da cosa nasce questa diffidenza? Sicuramente dalle politiche giovanili pressoché inesistenti di questo Governo. Da dichiarazioni infelici come quella del ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara che nel 2022 parlò della necessità di “umiliare” i giovani che commettono atti di bullismo.
Ci sono poi altri fattori come la forte repressione dei movimenti di protesta ecologisti. Si pensa che tutti i giovani siano disimpegnati e invece non è vero. Continuano come in passato ad esercitare una certa pressione sulla politica che ha riposto ignorandoli o reprimendoli. Scrive il Manifesto: “(…) Si può affermare che tutte le politiche per la gioventù, sostantivo che la destra preferisce, del governo si possono riassumere con una parola: repressione. I bambini vanno rieducati con la Bibbia, gli universitari devono essere puniti. Se di origine straniera di più, come dimostra, da ultimo, anche la cosiddetta legge anti maranza, razzista sin dal nome (…)”.
C’è poi la mancata stabilizzazione e del mancato rinnovo dei contratti per i ricercatori precari decisa dal Ministero dell’Università e della Ricerca guidato da Anna Maria Bernini che ha portato ad una disputa tra i sindacati e il ministero. La stessa ministra che è sempre attiva nel mettere all’indice le manifestazioni contro il genocidio dei palestinesi dentro gli atenei scatenando anche qui diverse proteste.

Prosegue Il Manifesto: “Dopo la violenza contro i liceali in corteo a Pisa, le cariche delle forze dell’ordine sono arrivate anche dentro gli atenei. Non si vedevano da oltre 30 anni ma negli ultimi due sono state consuetudine. Anche perché il governo rilascia un decreto sicurezza l’anno, architrave del meccanismo di repressione del dissenso”.
Tutto comincia con il decreto Rave
Come spiega ancora il quotidiano comunista, per reprimere il dissenso giovanile “si è cominciato con il decreto Rave, appena una settimana dopo l’insediamento dell’esecutivo. Molto rumore per nulla: i rave illegali continuano a tenersi. Poi, a seguito di uno stupro di gruppo ai danni di due minorenni, è la volta del decreto Caivano, che poi diventerà un modello per commissariare i quartieri periferici delle città con un forte protagonismo popolare e sociale”. Il quotidiano spiega che il governo Meloni “intanto ha spedito in prigione un sacco di ragazzini, come dimostra il sovraffollamento delle carceri minorili (…)”.
La repressione delle proteste ambientaliste
L’articolo è firmato da Luciana Cimino con la collaborazione di Gaia Battaglia. scrivono le due giornaliste nel fare riferimento alle proteste ecologiste: “Piovono denunce per le proteste non violente dei giovani ambientalisti di Ultima Generazione ed Extinction Rebellion a causa della norma contro gli ecovandali del gennaio 2024. II 2025 è l’anno del primo decreto sicurezza dell’esecutivo, poi diventato legge. Pene aumentate per chi protesta, anche pacificamente, contro una infrastruttura dello Stato, che sia il velleitario progetto salviniano del Ponte sullo Stretto o la Tav della Val di Susa. Contiene anche il nuovo reato di ‘occupazione arbitraria di immobile’, istituisce le zone rosse ed estende le tutele legali per agenti e militari sotto indagine per atti compiuti in servizio. Per tacere delle norme feroci contro le persone che sono rinchiuse nei Cpr o nelle carceri”.
Quello che sembra aver voluto mettere in campo il Governo Meloni è una repressione che si concentra sulle loro modalità di protesta. Come a dire, meglio educarli da giovani. Tra le misure approvate c’è anche l’aver sdoganato il metal detector nelle scuole. Si è poi inserito, scrive ancora Il Manifesto, “un provvedimento para fascista come il fermo di polizia preventivo fino a 12 ore per ‘trattenere soggetti sospettati di voler compiere atti violenti durante le manifestazioni’ e si introducono multe fino a 20 mila euro per chi indice i cortei. Infine, c’è la legge in discussione al senato sugli stupri che non prevede il consenso. Le donne che hanno manifestato di fronte a palazzo Madama sono state trattate in modo brutale dalla polizia in tenuta antisommossa”.
La scelta di non far votare i fuorisede
Il quotidiano fa infine notare che “sbaglia chi dice di non aver visto arrivare il voto giovanile. Il governo, per esempio, lo avevo visto benissimo tanto che ha cercato di boicottarlo. A differenza delle elezioni europee del 2024 e dei referendum del 2025, dove erano state previste deroghe per far votare i fuori sede, per questa consultazione non è stata attivata la procedura. Non è servito: in molti si sono messi in viaggio per votare No”.
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