Il partito di Vannacci è l’ennesima finta novità del capitalismo per perpetuarsi
- Postato il 9 giugno 2026
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- Di Il Fatto Quotidiano
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Sarebbe pure il momento di condurre un’analisi critica della figura politica del generale Vannacci e del suo nuovo partito, procedendo sulle fondamenta della concezione materialistica della storia propria di Marx e, dunque, evitando gli sguaiati starnazzamenti collerici della sinistrash fucsia.
Quest’ultima, anziché muovere una critica serrata della figura del Vannacci sul terreno del sistema
capitalistico e delle sue contraddizioni, postmoderna continua goffamente a ragliare contro l’inesistente ritorno del fascismo. Procediamo con ordine, mettendo subito in chiaro due cose che sono addirittura precedenti rispetto all’ascesa politica del generale. Primo punto: la sua celebrità è e resta un prodotto del partito liberalprogressista di Repubblica e L’espresso. Senza la martellante campagna pubblicitaria di detto partito mediatico, nessuno oggi saprebbe letteralmente chi è il Vannacci. Non sarebbe azzardato domandare: può davvero essere un’alternativa al sistema quella che il sistema stesso addita come alternativa?
Secondo punto: la fortuna del generale parte dalla pubblicazione del suo sgangherato libro Il mondo al contrario, un testo che, a voler essere generosi, rappresenta il nulla mischiato con il niente. Viviamo in un mondo al contrario, dice il generale: egli ha perfettamente ragione, peccato però che indichi alcuni effetti senza mai nemmeno per sbaglio menzionare le cause, che sono il libero mercato capitalistico e l’imperialismo a stelle e strisce. Leggendo quel capolavoro del nulla che è il libro in questione, apprendiamo anzi che il generale supporta pienamente tanto il libero mercato capitalistico quanto l’imperialismo a stelle e strisce. L’Unione Sovietica viene liquidata, en passant, come episodio della dittatura novecentesca, con un giudizio del tutto affine a quello della collaudata retorica liberale. Insomma, il generale si pone nella contraddittoria condizione di chi critica gli effetti dei quali pure coltiva le cause.
Veniamo ora al Vannacci politico e, segnatamente, alla fondazione del suo partito, Futuro nazionale. Molti capita insanabilia, sempre pronti a farsi abbindolare dal sistema che dicono di voler combattere, al cospetto di quello che finalmente ritengono essere un partito oppositivo rispetto al sistema dominante, dicono: eureka! Finalmente abbiamo un partito antisistema! Spiace deluderli, ma il partito del Vannacci, lungi dall’essere alternativo al sistema dominante, ne è l’ennesima espressione.
D’altro canto, il sistema dominante ha ormai esaurito le sue carte e bruciato tutti i partiti disponibili, dal Partito Democratico a Fratelli d’Italia, dalla Lega ai 5stelle: tutti si sono rivelati perfettamente
organici alla riproduzione capitalistica. Il Vannacci, come la genovese Salis, sembra essere a tutti gli effetti il nuovo coniglio estratto dal cilindro del sistema capitalistico dominante per generare, ancora una volta, l’illusione di un nuovo che è sempre lo stesso e che coincide appunto con l’indisturbata riproduzione del sistema capitalistico.
Sul fatto che il partito del generale sia organico all’ordine dominante, nulla quaestio. Mi limito a menzionare i tre punti cardinali, dai quali si evince more geometrico la piena funzionalità del partito del generale al sistema capitalistico imperante. Primo punto: il generale non ha nulla da eccepire rispetto
al sistema del libero mercato capitalistico, che anzi difende a spada tratta, di fatto aderendo al collaudato verbo unico neoliberale.
Secondo punto: il generale sostiene pienamente e senza esitazioni l’ordine atlantista, oltretutto demonizzando la sacrosanta Resistenza palestinese e le altrettanto eroiche resistenze degli Stati aggrediti dall’imperialismo etico made in Usa. Come sempre, curioso concetto di
sovranismo quello della destra neoliberale, per la quale l’imperialismo di Washington e di Tel Aviv val più della sovranità nazionale dei paesi aggrediti. Il generale muove, è vero, timide critiche alla russofobia oggi imperante, ma non si spinge certo a supportare la genesi di un mondo multipolare sottratto all’imperialismo a stelle e strisce!
Terzo punto: il generale Vannacci non mette minimamente in discussione lo schema della dicotomia di
destra e sinistra, schema che, come sappiamo, è il segreto della riproduzione capitalistica e della sua alternanza in assenza di alternativa. Come ho provato a mostrare nel mio studio Demofobia, il Partito Unico fintamente articolato del capitale prevede che gli elettori possano scegliere liberamente tra una destra liberale e atlantista e una sinistra liberale e atlantista, di modo che, al di là del vitreo teatro delle apparenze, possa sempre e comunque trionfare il blocco oligarchico neoliberale, poco cambia se con una governance di destra o con una di sinistra.
Mentre la sinistra indica il nemico nella destra e mentre la destra, Vannacci incluso, indica il nemico
nella sinistra, il blocco oligarchico neoliberale può continuare indisturbatamente a fare le sue malefatte, senza che ovviamente né la destra né la sinistra lo assumano come bersaglio della critica teorica e dell’agire pratico. Non mi stanco di ripeterlo ad nauseam: è questo il segreto fondamentale della riproduzione capitalistica, ossia lo scontro perpetuo tra una destra e una sinistra ugualmente organiche all’ordine dominante, magari anche mediante la fiction – vero asylum ignorantiae – dell’antifascismo in assenza di fascismo a sinistra e dell’anticomunismo in assenza di comunismo a destra.
La verità, ovviamente, è che la sinistra non è comunista, essendo liberista e atlantista, e che ugualmente la destra non è fascista, essendo liberista e atlantista. È da sperare che i molti sostenitori del nuovo partito del generale prendano il prima possibile coscienza di quanto detto, pena il trovarsi ancora una volta a fare la parte degli utili idioti del sistema dominante e delle dramatis personae che esso, con straordinaria abilità, riesce di volta in volta a ritagliare su misura in funzione della propria dominazione.
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