Il Papa a Monaco schiaffeggia Macron
- Postato il 29 marzo 2026
- Esteri
- Di Libero Quotidiano
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Il Papa a Monaco schiaffeggia Macron
Ai pauperisti che si scandalizzano perché Sua Santità Leone XIV è andato a Montecarlo, si consiglia un corso non accelerato di Sacra Scrittura. Tanto per chiarire, Gesù Cristo frequentava anche dei ricchi. Zaccheo e Giuseppe d’Arimatea, fra gli altri. Semmai era Giuda Iscariota che, con la scusa di dare i soldi ai poveri, rubava dalla cassa comune, perfetto esempio di teologo della liberazione che poi, per trenta denari, vendette il Redentore. Nell’omelia, allo stadio Louis II, il Papa non ha evitato l’argomento. Ha avvertito che «le cose grandi e buone di questa terra diventano idoli, trasformandosi in forme di schiavitù non per chine è privo, ma per chi se ne ingozza, lasciando il prossimo nella miseria e nella mestizia» e ha chiesto di affrancarsi dall’idolatria, cioè «da un potere che si è fatto predominio, dalla ricchezza che degrada in bramosia, dalla bellezza truccata in vanità. Dio non ci abbandona in queste tentazioni, ma soccorre l’uomo debole e triste, che crede siano gli idoli del mondo a salvargli la vita». Per quegli idoli si arriva a uccidere, basta uno sguardo all’attualità a renderlo evidente: «Le guerre che insanguinano il nostro presente sono frutto dell’idolatria del potere e del denaro», ammonisce il Santo Padre.
Nella Cattedrale dell’Immacolata Concezione, a Monaco, aveva esortato i fedeli: «Annunciate il Vangelo della vita, della speranza e dell'amore; portate a tutti la luce del Vangelo perché venga difesa e promossa la vita di ogni uomo e ogni donna dal suo concepimento alla fine naturale», contro «quelle spinte del secolarismo che rischiano di ridurre l'uomo all'individualismo e di fondare la vita sociale sulla produzione della ricchezza». Alla visita lampo di ieri non è estraneo il rifiuto del principe Alberto di Monaco di firmare una legge, approvata nel maggio scorso dal Consiglio Nazionale, che avrebbe consentito di praticare l’aborto fino alla dodicesima settimana di gravidanza. Per il sovrano, «il quadro attuale rispetta ciò che siamo in considerazione del ruolo che la religione cattolica occupa nel nostro Paese, garantendo al contempo un accompagnamento sicuro e più umano». In Vaticano hanno apprezzato quello che sembra un seme di contro-rivoluzione o perlomeno una concretizzazione del libro dei Proverbi, in cui la Divina Sapienza spiega: «Per mezzo mio regnano i re e i prìncipi promulgano giusti decreti; per mezzo mio i capi comandano e i grandi governano con giustizia». L’aborto, nel Principato è depenalizzato dal 2019, ma consentito dal 2009 solo nei casi di stupro, pericolo di vita per la madre, malformazione grave del feto. Chi vuole sopprimere il nascituro, va in Francia.
Le circostanze erano diverse 488 anni fa, l’ultima volta di un Pontefice a Montecarlo. Mancavano due secoli e mezzo alla Rivoluzione francese. E, da allora, il quadro perla Chiesa cattolica si è fatto più complicato. A Parigi, la ghigliottina mieterà 17mila vittime e il genocidio vandeano ne sterminerà 117mila, mentre ora funziona a pieno ritmo la macchina degli aborti, che dal 1975 a oggi si calcolano in 11 milioni e viaggiano al ritmo di 200mila l’anno. Riempiendo di tanta soddisfazione Emmanuel Macron, il presidente della Repubblica transalpina, da indurlo a far inserire l’interruzione volontaria di gravidanza nella Costituzione. E ora, all’Assemblea nazionale, le sinistre stanno tentando di approvare, sia pure con molte difficoltà, una legge che consentirebbe l’eutanasia. Quella deriva laicista non piaceva nemmeno a Papa Francesco, che due anni fa rifiutò di presenziare alla benedizione della cattedrale parigina di Notre-Dame riaperta dopo i restauri seguiti all’incendio del 2019. Senza considerare l’affronto all’inaugurazione dei Giochi Olimpici 2024, che indusse la Santa Sede a deplorare con una nota ufficiale «l’offesa recata a tanti cristiani e credenti di altre religioni». Il successore di Bergoglio non è da meno. Per evitare di toccare il suolo francese e creare imbarazzo diplomatico e istituzionale, Sua Santità non viaggia in aereo, ma a bordo di un elicottero che gli consente di non atterrare a Nizza, ma direttamente all’eliporto di Monaco. Casomai, è il neosindaco della città francese, Éric Ciotti, a raggiungere - e con entusiasmo, a giudicare dalle immagini trasmesse - il Principato per la cerimonia. Oltralpe, dove la sfida dell’islam è quotidiana, i cattolici hanno preparato al Battesimo oltre 17mila catecumeni, che nel 2026 potrebbero salire a 20mila secondo le stime, e aspetta che il Vicario di Cristo torni a benedire la “figlia primogenita della Chiesa”.