Il nuovo Alcaraz ha studiato Sinner da vicino: "Ora controllo meglio l'emotività". E punta un record di Djokovic

  • Postato il 4 marzo 2026
  • Di Virgilio.it
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Tutti lo aspettano al varco, tutti ne parlano come l’uomo da battere. Perché in fondo non c’è nessuno in questo primo scorcio di 2026 capace di mettere assieme i numeri che ha raccolto Carlos Alcaraz: 12 vittorie su 12 gare giocate, due tornei in bacheca (e soprattutto il primo Australian Open, buono per completare la collezione dei titoli slam), una padronanza dei propri mezzi come mai si era vista prima. Anche se Carlitos una ragione che possa spiegare tutto ciò se l’è data. E a ben vedere sembrerebbe averla presa “in prestito” nientemeno che da Jannik Sinner.

Basta arrabbiature, adesso si vince con la… calma

Perché a detta di Alcaraz, la ragione per la quale adesso riesce a vincere anche in posti dove sino a un anno fa faceva fatica è dovuta anche a un cambio di paradigma a livello mentale. “Credo di aver imparato a controllare meglio le mie emozioni rispetto al passato”, ha ammesso candidamente ai giornalisti assiepati nella conferenza stampa con la quale s’è presentato nel mondo dorato di Indian Wells.

“Spesso mi capitava di perdere partite per via della rabbia che accumulavo scambio dopo scambio. Adesso invece ho imparato a controllarmi, so essere molto più calmo e questo mi consente di tenere alta la concentrazione più a lungo. Ho capito che controllare la mia emotività avrebbe potuto solo che avere effetti benefici, e così è stato”.

Qualcosa appunto che lo accomuna oggi a Sinner, storicamente considerato uno dei giocatori più “freddi” del circuito. La contrapposizione tra il “latino” Alcaraz e il più compassato altoatesino sembrerebbe essere venuta meno, con lo spagnolo che ne ha tratto subito giovamento.

Un avvio di stagione super, ma con pochi big affrontati

Derubricare un cambio così netto al solo aspetto emotivo ha poco senso. Alcaraz è il primo a sapere che in questa nuova fioritura sportiva c’è anche una componente importante legata alla ritrovata condizione fisica. “Sto bene, mi sento bene e mi sto allenando bene e con continuità. A volte per noi atleti basta poco per vedere completamente cambiata la prospettiva, ma nel mio caso oggi sto veramente attraversando un ottimo momento sotto tutti i punti di vista. E quando sto bene mi sento ancora più motivato a spingere e a cercare la prestazione”.

I numeri di questo primo scorcio di 2026 stanno lì a dimostrarlo: nelle 12 partite vinte, Carlitos ha conquistato 31 set e ne ha lasciati per strada appena 4, dando sempre l’impressione di riuscire a comandare il gioco senza affanni. E tolto Sinner, ha comunque affrontato avversari come Zverev (numero 3 del mondo) e Djokovic (4), che tra l’altro gli hanno portato via 3 dei 4 set persi in stagione (l’altro a riuscirci è stato Khachanov a Doha). È forse questo l’unico aspetto di cui bisognerà tener conto sulla via che conduce al primo Masters 1000 della stagione: il valore e la portata degli avversari (de Minaur e Fritz possibili rivali a Indian Wells, con Djokovic sullo sfondo).

Il record del 2011 di Djokovic nel mirino? “Penso solo a giocare”

A proposito di Djokovic: un giornalista ha incalzato Alcaraz riguardo al record di 41 vittorie consecutive ottenute a inizio stagione nel 2011 dal serbo, chiedendo a Carlitos se davvero pensasse di tanto in tanto a provare a emularlo. Secca la risposta del numero 1 del mondo: Dici 41 partite e ti sembrano poche, poi ti rendi conto che ne hai giocate appena 12 e ne hai ancora una trentina davanti e capisci che quel che fece Nole all’epoca fu qualcosa di sensazionale, e io per raggiungerlo dovrei vincere almeno altri 4 o 5 tornei come minimo… però onestamente no, non penso a inseguire certi primati: spero di continuare a vincere a lungo e alzare ancora trofei, ma soprattutto spero di giocare un bel tennis.

Come ha fatto a Doha, teatro oggi di uno scontro militare che solo pochi giorni fa appariva alla stregua di pura utopia. “È incredibile pensare a quel che sta passando la gente del posto. Eravamo tutti lì fino a pochi giorni fa e non riesco ancora a credere a quello che sento e ai racconti degli inviati. Mi spiace anche per tutti i giocatori rimasti bloccati a Dubai e nei tornei Challenger sparsi nella zona, ai quali auguro di riuscire presto a trovare il modo per tornare dalle loro famiglie o per venire a giocare qui in California. Io devo restare concentrato sul torneo, ma ammetto che non è così semplice”.

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Virgilio.it

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