Il miracolo di Bertagnolli e Italia da record: 16 medaglie alle Paralimpiadi di Milano Cortina

  • Postato il 16 marzo 2026
  • Di Virgilio.it
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Il bilancio di Casa Italia al termine delle Paralimpiadi di Milano Cortina lo rendicontano i volti raggianti del movimento paralimpico azzurro e lo definisce il medagliere. Abbiamo celebrato l’Italia più vincente di sempre e vissuto l’esaltazione dei Giochi invernali disputati tra le vie di casa, conformando la narrazione di un evento che ci ha visti protagonisti all’aria respirata in questi dieci giorni. Hanno lasciato un’impronta definita.

L’incetta di medaglie – quarti nel medagliere dopo Cina, Stati Uniti e Russia – giustifica da sola il riconoscimento del lavoro delle istituzioni e degli enormi progressi degli atleti: chiudiamo con sette ori (mai così tanti nelle precedenti edizioni: meglio dei tre ori di Insbruck 1988, Nagano 1998 e Salt Lake City 2002), sette argenti e due bronzi per un totale di 16 podi complessivi.

Tutti i record ritoccati dall’Italia: oltre ad aver doppiato il risultato di Pechino – ed è, in termini assoluti, il metro di paragone più incisivo per misurare la progressione italiana – gli azzurri archiviato l’exploit di Lillehammer 1994, quando le medaglie totali furono tredici con il cruccio di non aver messo al collo nemmeno un oro.

I volti del medagliere azzurro

Ciascuno di quei trionfi vissuto senza la necessità di urlare, di scovare retroscena per farne ricami, di cogliere l’attimo esatto in cui le telecamere inquadrano il colpo di scena: è una dimensione dello sport cui non siamo più abituati, un modo di raccontare gli eventi quasi posticcio, archiviato, demodé.

I grandi campioni dello sport paralimpico: ci sono, talenti di casa e fuoriclasse che sventolano altre bandiere cui vanno restituiti gli onori di chi costruisce un percorso incidendolo coi sacrifici della quotidianità, con la serietà del duro lavoro, con uno sforzo amplificato per restituire all’equilibrio forme nuove.

Chiara Mazzel, Giacomo Bertagnolli, Emanuel Perathoner, Federico Pellizzari, René De Silvestro, Jacopo Luchini, Giuseppe Romele.

Il medagliere sono loro.

La squadra dietro le medaglie: Casa Italia

Ma la vetrina resta una collocazione per metterli in mostra tutti. Le rispettive guide, un’ombra che diventa estensione indissolubile dei corpi. La delegazione azzurra al completo: 42 atleti (37 uomini e 5 donne) che vantava ben undici esordienti.

Marco Giunio De Sanctis, il presidente del Comitato Paralimpico – citare l’emblema per includerli tutti – e coloro che – prima di lui – hanno intensificato sforzi e spostato più in là gli obiettivi, che hanno fatto da cassa di risonanza per sollecitare, stimolare, programmare, rivendicare. L’intera equipe paralimpica che ha agito all’unisono e nel silenzio.

Bertagnolli è l’azzurro più medagliato delle Paralimpiadi invernali

Giacomo Bertagnolli, un paragrafo a parte. La sintesi perfetta l’ha fatta da solo: “E’ un miracolo aver fatto cinque su cinque: l’ultima è la medaglia più bella, la più combattuta. Sono a 13 medaglie in 15 gare disputate in tre edizioni dei Giochi paralimpici”.

È la cartolina più incisiva di queste Paralimpiadi. Lo sciatore trentino della categoria ipovedenti ha firmato una delle imprese più significative dello sport paralimpico italiano, conquistando cinque medaglie nello sci alpino – due ori, due argenti e un bronzo – e salendo sul podio in tutte le gare disputate.

Bertagnolli tra i grandi delle Paralimpiadi

Continuità e programmazione: suo anche il record di medaglie complessivo. Come la statunitense Oksana Masters, quattro ori e un bronzo tra sci di fondo e biathlon. La figlia di Chernobyl – in gara nei Giochi estivi e invernali -porta il bottino personale a 24 medaglie, tredici d’oro.

Come l’austriaca Veronika Aigner, che ha chiuso i Giochi con quattro ori e un argento, anche lei a podio in tutte le gare disputate.

Come la coreana Yunji Kim – 2 ori e 3 argenti -, la cinese Yue Wang – due ori, un argento e due bronzi – e l’ucraina Oleksandra Kononova, un oro, un argento e tre bronzi.

Bertagnolli più dell’americano Jake Adicoff – che chiude con quattro medaglie, tutte d’oro, nello sci di fondo – e di Johannes Aigner, lo sciatore austriaco con tre ori e un bronzo nel para sci.

Con le cinque messe al collo, Bertagnolli raggiunge quota 13 podi paralimpici complessivi, diventando l’italiano più medagliato di sempre nella storia delle Paralimpiadi invernali: oltre il primato di Bruno Oberhammer, fermo a dodici.

Il suo percorso attraversa tre edizioni dei Giochi. Pyeongchang 2018, Pechino 2022, Milano Cortina 2026. Una progressione costruita nel tempo, gara dopo gara, che restituisce la dimensione di un atleta capace di dominare la scena internazionale per quasi un decennio.

Il medagliere delle altre nazioni

La Cina ha bissato il primato conseguito in casa, quattro anni fa, e si conferma la nazione con il maggior numero di podi e almeno una medaglia conquistata in ciascuna delle sei discipline in programma. Eclettismo e competitività che portano la nazione cinese a chiudere al primo posto del medagliere dei Giochi paralimpici invernali con 44 medaglie: 15 ori, 13 argenti e 16 bronzi.

A ruota gli Stati Uniti con 24 medaglie: 13 ori, 5 argenti e 6 bronzi. Infine la Russia a occupare il gradino basso del podio: dodici medagli complessive di cui otto d’oro, una d’argento e tre di bronzo.

Il ritorno della Russia ai Giochi paralimpici

Nessuna esasperazione, nessuna smania di protagonismo, zero polemiche: quasi zero, per la verità. Se si guarda al terreno scivoloso della geopolitica, qualcosa è successo: il ritorno della Russia a un grande evento per nazioni, l’inno e la bandiera a fare da cassa di risonanza agli otto ori vinti.

C’è stata una coda di conseguenze, di simboli, di reazioni. Con destinatari Governi e Comitati, mai destinate ai singoli atleti e alle loro prestazioni. È successo in occasione dei cerimoniali, soprattutto. Nel corso dei momenti di aperture e chiusure dei Giochi Paralimpici, durante le premiazioni.

C’è chi si è voltato di lato tenendo il cappello in testa durante l’inno russo e scelto di non fare foto di rito. C’è chi, come Romele arrivato a un soffio dal podio nella 10 km paralimpica dello sci di fondo, nelle interviste post gara ha preferito concentrarsi sui fatti di sport e celebrare l’atleta russo che ha tagliato il traguardo al primo posto: “Stimo Ivan Golubkov, mi fa piacere che sia rientrato, è un atleta come tutti noi”.

Una cosa è il doping, un’altra le ragioni di Stato. Nel primo caso il recinto resta quello sportivo, nel secondo si travalicano le ragioni dello sport. La Russia negli anni recenti è stata esclusa per entrambi i motivi. Restano casistiche disgiunte, non paragonabili, di lettura differente e non univoca. La posizione italiana è nota e l’ha ribadita De Sanctis in un’intervista rilasciata a Huffington Post: “È una decisione presa a Seul, nel corso dell’assemblea generale del Comitato paralimpico internazionale. Noi ci siamo schierati per la neutralità, e cioè per dare la possibilità agli atleti che non avevano sostenuto apertamente la guerra di gareggiare, ma senza la bandiera dello stato e gli inni. La nostra posizione, che era quella di tanti altri stati e del Comitato olimpico internazionale (Ipc), è finita in minoranza”.

L’eredità dei Giochi: un Paese più accessibile

Infrastrutture e approccio: il patrimonio materiale ed etico che il Paese conserva dopo l’organizzazione di un evento di dimensione mondiale, con i paradigmi che ne sono la diretta conseguenza. Vanno ben oltre il Villaggio Olimpico e Paralimpico di Milano, l’Arena Santa Giulia, il Cortina Sliding Centre, il Villaggio Olimpico di Fiames.

I Giochi hanno agito da acceleratore per numerose grandi opere e interventi infrastrutturali: eventi di questa portata sono l’espediente per spingere istituzioni e territori a colmare le lacune e i ritardi per l’eliminazione di barriere architettoniche e agire con politiche volte all’accessibilità degli spazi di una comunità.

Non solo impianti di gara e strutture sportive bensì servizi di fruizione quotidiana. Marciapiedi, trasporti pubblici, treni non accessibili, fermate senza ascensori, il miglioramento della mobilità, le pari opportunità di accesso allo sport. Non solo gli atleti, bensì i cittadini.

Creare occasioni, costruire opportunità, divulgare una mentalità

E i Giochi devono agire come volano. Il cambio di passo: dal grande evento alle buone abitudini. L’eccezione che diventa prassi.

Una recente ricerca realizzata da SWG che ha per titolo “Gli italiani e lo Spirito Paralimpico” restituisce una fotografia: l’87% degli italiani ritiene che i Giochi aumentino l’attenzione verso accessibilità e servizi, l’86% li vede come modello positivo per le sfide sociali.

Da principio ad azione. Lo ha sintetizzato molto bene Martina Caironi, pluricampionessa paralimpica, a olympics.com: “Tutto questo mi fa sperare nel domani: in un lascito di inclusione vera e di maggiori opportunità per gli atleti e per le persone con disabilità. Importantissimo sarà il cambio di prospettiva delle persone”.

Se i Giochi sono una fonte di ispirazione senza eguali, il passaggio irrinunciabile è quello dello sforzo congiunto che vede necessariamente le Istituzioni in prima linea. Creare occasioni, costruire opportunità, divulgare una mentalità.

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Virgilio.it

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