Il mio autore di questo 2025
- Postato il 1 gennaio 2026
- Di Il Foglio
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Il mio autore di questo 2025
Per me l’autore dell’anno è Thomas King, ottantenne canadese di ascendenza Cherokee che, dopo avere scritto diversi volumi sulla propria ascendenza Cherokee, ha da poco appreso di non avere alcuna ascendenza Cherokee. King è nato in California da un padre che ha sempre sospettato non essere quello biologico e, nel lontano 1980, si è trasferito in Alberta per insegnare in università Storia dei popoli indigeni. A fungere da collante con i Cherokee è stato il nonno materno, ma il suo albero genealogico è stato contestato da un ente del North Carolina preposto allo smascheramento della millantata appartenenza indigena. Appreso che non c’è nessuna prova di ascendenza Cherokee, King ha pubblicato un lungo articolo sul Globe and Mail per scusarsi non tanto di non essere Cherokee, quanto di avere impostato la propria intera carriera letteraria su tale convinzione. In Italia i suoi libri sono introvabili: l’unica copia di The inconvenient Indian, traducibile come “l’indiano scomodo” o “l’indiano inopportuno”, è custodita nell’archivio dell’Arsenale di Venezia. King ha intitolato la propria ammenda A most inconvenient Indian, ma avrebbe fatto meglio a riferirsi a un altro suo saggio, The truth about stories. A native narrative (l’unica copia si trova nella biblioteca di Lingue dell’Università di Torino), dove spiega come lo storytelling plasmi la nostra interazione con l’altro sulla scorta di preconcetti, mormorii, elementi di immaginario condiviso. Adesso ha scoperto che plasma anche la definizione di noi stessi. King è stato un autore così convincente nel narrare la storia della propria ascendenza Cherokee da avere anzitutto convinto sé stesso di essere un Cherokee, spendendo gran parte della propria carriera nel commendevole intento di difendere i Cherokee, fino a che non gli è stato impedito dagli stessi Cherokee. Per questa ragione ha deciso di restituire il National Aboriginal Achievement Award, ricevuto nel 2003, rivelando che gli era stato assegnato in ragione della sua etnia e non già della qualità della prosa; ha insomma candidamente ammesso che gli autori vengono premiati più in base a chi sono che in base a come scrivono. Per quest’onestà, vorrei premiarlo io.
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