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Il "metodo Ferrero" colpisce ancora: dal crack Sampdoria al naufragio della Ternana

  • Postato il 14 aprile 2026
  • Di Virgilio.it
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Il "metodo Ferrero" colpisce ancora: dal crack Sampdoria al naufragio della Ternana

Il calcio, a Terni, non è più una questione di schemi, di tattica e di gol, ma la dolorosa cronaca di una crisi economica e finanziaria che sembra ricalcare un copione già scritto con inchiostro invisibile e promesse volatili. Quello che i tifosi delle Fere temevano si è trasformato in una realtà fattuale: la Ternana Calcio è ufficialmente in liquidazione volontaria.

Un epilogo che, per molti osservatori, ha il retrogusto amaro di un déjà-vu. Un richiamo sinistro a quel “metodo” che ha già portato al collasso realtà storiche come la Sampdoria.

Il filo rosso che unisce la Genova blucerchiata a Terni (peraltro gemellate) è l’instabilità cronica, mascherata da proclami e finita nel baratro dei debiti. Ed ha un nome e un cognome comune quello di Massimo Ferrero.

Il precedente: il “Viperetta” e il crac blucerchiato

Per decifrare l’attuale crisi che scuote la Ternana, infatti, è necessario imboccare l’autostrada e viaggiare in direzione Genova, sponda Sampdoria, ripercorrendo il percorso di Massimo Ferrero alla guida dello storico club blucerchiato.

Quella che nel 2014 sembrava un’eccentrica commedia romana, scandita da siparietti folkloristici e sciarpe sventolate, si è trasformata, col tempo, in un dramma sportivo dai risvolti giudiziari importanti.

Sotto la guida del “Viperetta”, infatti, il prestigio e la stabilità finanziaria del club doriano sono stati lentamente erosi da una gestione allegra.

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Il declino della Sampdoria è passato attraverso arresti per vicende esterne al campo, l’uso di trust intricati per schermare la proprietà e una crescente discrepanza tra la salute dei bilanci e la facciata pubblica.

Il risultato? Una società che ha fatto la Storia del Calcio italiano ed Europeo portata sull’orlo del fallimento. Fallimento, ad oggi, evitato solo grazie a disperate manovra di salvataggio e ristrutturazione del debito. Un collasso che oggi funge da amaro monito per l’ambiente rossoverde. Vediamo perchè.

L’illusione del cambiamento e l’ombra del “Viperetta”

Tutto ha inizio nel 2023 con il passaggio di consegne, per incompatibilità, da Stefano Bandecchi (Presidente della Ternana e Sindaco di Terni) a Nicola Guida. Quella che doveva essere una transizione morbida si è rivelata, ben presto, un’operazione poco solida segnata dalla presenza costante, seppur formalmente defilata, di Massimo Ferrero.

Nonostante le smentite di rito, infatti, il “Viperetta” ha aleggiato sopra la Società di Terni sin dal primo giorno, portando con sé un approccio fatto di promesse roboanti e una struttura di costi difficilmente sostenibile per una società prima di Serie B e poi di Serie C.

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Il parallelismo con la Sampdoria è evidente. Una gestione finanziaria acrobatica, l’inserimento di figure di fiducia in ruoli chiave e una progressiva erosione della solidità patrimoniale.

Come sottolineato dalle successive analisi di Gian Luigi Rizzo, l’attuale proprietario della Ternana, la Società umbra è rimasta vittima di una gestione che ha privilegiato contratti “da Serie A” in un contesto che richiedeva austerità e realismo. Di fatto la summa del “Metodo Ferrero”. La stessa dinamica che ha piombato la Vita e la Storia della Sampdoria.

La liquidazione volontaria: fine dei giochi?

Per questo motivo la notizia di queste ore della messa in liquidazione volontaria della Ternana Calcio rappresenta una banale profezia auto avverante. Tecnicamente, si tratta di una procedura volta a regolare i rapporti con i creditori e a chiudere l’attività, a meno di interventi esterni o ristrutturazioni del debito drastiche.

Ma per i tifosi e gli addetti ai lavori è la conferma che la “scatola” ereditata in sequenza da Guida, D’Alessandro e Rizzo (che pure hanno le loro colpe sostanziali) e gestita più o meno direttamente da Massimo Ferrero, era molto più pesante di quanto dichiarato.

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Il debito pregresso, stimato in cifre che oscillano tra i 15 e i 20 milioni di euro, è diventato un macigno insormontabile. La liquidazione quindi non è un fulmine a ciel sereno, ma l’atto formale che certifica l’impossibilità di proseguire con l’attuale assetto.

Un futuro sospeso tra tribunali e polvere

Cosa resta oggi della Ternana? Una piazza ferita, una squadra che cerca faticosamente di onorare la maglia sul campo e una società che è ormai un involucro burocratico gestito dai liquidatori.

Il “metodo Ferrero” ha lasciato le sue tracce: una struttura di costi gonfiata, una credibilità istituzionale ai minimi storici e una tifoseria che si sente tradita da chi aveva promesso rilancio e stabilità.

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Il futuro è un’incognita. La liquidazione potrebbe preludere a un concordato, a una cessione dei rami d’azienda o, nello scenario peggiore, al fallimento vero e proprio con la perdita del titolo sportivo.

La speranza è che emergano investitori seri, capaci di slegare il nome di Terni dalle dinamiche che hanno caratterizzato l’ultimo quinquennio. Ma la lezione è amara: nel calcio moderno, quando i conti non tornano e i protagonisti sono sempre gli stessi, il finale è già scritto. E per la Ternana, il “disastro fotocopia” si è compiuto in tutta la sua drammaticità.

Autore
Virgilio.it

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