Il Libano aspetta il Papa mentre Israele continua a bombardare: “Oltre 12 mila attacchi in un anno di cessate il fuoco”

  • Postato il 27 novembre 2025
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  • Di Il Fatto Quotidiano
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Papa Leone XIV è arrivato in Turchia per la prima visita di Stato del suo pontificato. Nei prossimi giorni sarà anche in Libano, dove la tensione con Israele è tornata a crescere nelle ultime settimane, a un anno da cessate il fuoco firmato con Israele. “Questo viaggio ha, prima di tutto, un significato di unità, celebrando i 1700 anni del Concilio di Nicea. E io ho desiderato tanto questo viaggio per quello che significa per tutti i cristiani, ma è anche un grande messaggio nel mondo intero. E soprattutto, la presenza mia, della Chiesa, dei credenti sia in Turchia sia in Libano, speriamo possa annunciare, trasmettere, proclamare quanto è importante la pace in tutto il mondo”, ha detto il pontefice salutando i media sul volo che lo ha portato ad Ankara, dove è stato accolto dal capo di Stato, Recep Tayyip Erdogan.

Papa Leone sarà in Turchia fino al 30 novembre, quindi volerà in Libano dove resterà fino al 2 dicembre. Dopo la tregua con Israele entrata in vigore il 27 novembre 2024 la situazione nella regione resta tesa. Secondo i dati raccolti negli ultimi dodici mesi ed elaborati dal quotidiano L’Orient-Le Jour, l’esercito di Tel Aviv ha violato il cessate il fuoco oltre 12 mila volte. Gli attacchi, che nella narrazione israeliana mirano all’eliminazione della minaccia costituita da Hezbollah, – partito sciita anti-israeliano fortemente indebolito dopo l’ultima guerra con lo Stato ebraico – hanno provocato la morte di 343 persone, tra cui 136 civili, tra incursioni, bombardamenti, spari e installazioni militari su territorio libanese.

Nonostante il formale stop alle ostilità, le Israel Defense Forces stanno portando avanti una capillare operazione di eliminazione dei vertici del “Partito di Dio”. L’ultima vittima eccellete è del 23 novembre, giorno in cui l’esercito di Tel Aviv ha confermato di avere “colpito nella zona di Beirut ed eliminato il terrorista Haytham Ali Tabatabai, Capo di stato maggiore di Hezbollah”, considerato “un agente chiave e un veterano dell’organizzazione terroristica” nella quale “entrò negli anni ’80 e da allora ha ricoperto una serie di posizioni di rilievo, tra cui il comando dell’unità ‘Forza Radwan‘ e la guida delle operazioni di Hezbollah in Siria”.

L’obiettivo di Israele è il disarmo dell’organizzazione – progetto per la cui realizzazione gli Stati Uniti hanno incaricato il governo di Beirut guidato da Joseph Aoun e l’esercito regolare che ad esso risponde – e ieri il ministro della Difesa Israel Katz lo ha messo nuovamente in chiaro: “Non credo che Hezbollah si disarmerà volontariamente entro la fine dell’anno come chiesto dagli Stati Uniti – ha Katz alla Commissione Esteri e Difesa della Knesset -. Non vedo che questo sta accadendo. Se non si disarmeranno, non ci sarà altra scelta che intervenire di nuovo con forza in Libano”.

L’operazione, tuttavia, presenta molteplici difficoltà. Hezbollah non è soltanto una formazione militare, ma anche un movimento politico rappresentato in Parlamento e un’organizzazione radicata sul territorio che gestisce scuole, ospedali, centri culturali e programmi di assistenza per la comunità sciita. Ma soprattutto è la longa manus dell’Iran nell’area. “La presenza di Hezbollah è diventata più necessaria al Libano dell’acqua e del pane”, ha affermato ieri Ali Akbar Velayati, consigliere della guida suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei. “L’Iran ha sostenuto e continuerà a sostenere Hezbollah e gli attacchi di Israele dimostrano che qualsiasi disarmo di Hezbollah porterà a risultati disastrosi”, ha aggiunto Velayati.

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