Il Grande Bob
- Postato il 26 febbraio 2025
- Di Il Foglio
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Il Grande Bob
Adelphi, dacci oggi il nostro Simenon stagionale. Ringraziamo la grafomania del belga, che meglio di molti parigini ha saputo raccontare la Francia, perché ci fa sentire che certe cose – come leggere un romanzo duro, non solo i Maigret – può essere una pratica che possiamo ripetere all’infinito, tanti sono i titoli. Ecco "Il grande Bob", scritto a Lakeville, Connecticut, nel soggiorno americano degli anni Cinquanta (qui nella traduzione di Simona Mambrini).
Come spesso accade – Simenon era fissato con la medicina – il protagonista e voce narrante è un dottore. Una mattina gli telefona una donna per fargli sapere, con “una voce impersonale e neutra, senza la minima traccia di emozione”, che suo marito, il Bob del titolo, è morto. In quel “tratto della Senna compreso tra la chiusa della Citanguette, a valle, e quella di Vives-Eaux, sei chilometri più a monte”, Bob e sua moglie si incontravano nell’unico luogo un po’ animato, una locanda, Beau Dimanche dove si cenava all’aperto e si giocava a belote. Bob, che di colpo si è appassionato alla pesca al luccio, è un buon tempone, fa scherzi, ha battute per tutti, ride sempre, e anche Charles, il narratore, non l’ha mai visto davvero ubriaco, anche se tiene sempre in mano il suo “bianchino”. Come spesso accade nei casi di cronaca, tutti intorno a lui lo ricordano come una persona fantastica. “Bob era come un fratello!”, dice uno. “Bob era allegro, come sempre”, dice un altro. Anche a Parigi, nella casa-atelier di rue Lamarck, a Montmartre, Bob e la moglie facevano cene e party, invitando anche molta gente più giovane di loro, la sera, una casa dove “ognuno era libero di comportarsi o di parlare a suo piacimento, con la certezza di non scandalizzare nessuno”. Quella domenica mattina Bob è andato a pescare, in canoa, e non è più tornato. Trovata la canoa alla deriva, ecco che nella Senna affiora “il corpo di Bob, con il maglione ancora annodato al collo, la camicia rossa incollata al busto e due giri di cordone intorno alla caviglia destra”. Un incidente. Nessun testimone. Gli amici sono tristi per la morte di Bob, che guardava tutti “con gli occhi scintillanti di malizia e, con un angolo delle labbra, perché dall’altro penzolava un’eterna sigaretta”. Come sempre Simenon è bravissimo in poche pagine a tirarci dentro dei piccoli mondi, situazioni casalinghe piene di personaggi familiari e ordinarie per poi tirarci dentro gli abissi delle emozioni umani, a sbatterci di fronte a dubbi esistenziali, senza preavviso. E se la morte del “grande” Bob non fosse stata accidentale? E se Charles fosse costretto, suo malgrado, a scoprire i lati oscuri e i segreti di una persona a cui tutti volevano bene? E se nella sua investigazione informale Charles scoprisse qualcosa anche sulla sua vita, qualcosa che potrebbe fargli cambiare il modo in cui vede il mondo?
Georges Simenon
Il Grande Bob
Adelphi, 166 pp., 19 euro