Il doppio standard dell’Unione europea: silenzio per le bombe di Usa e Israele su Teheran, “ferma condanna” per la rappresaglia. Solo la Spagna si smarca

  • Postato il 2 marzo 2026
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  • Di Il Fatto Quotidiano
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“L’Unione europea ha garantito oltre 70 anni di pace e democrazia“. A Bruxelles, questa frase viene ripetuta come un mantra da presidenti della Commissione e del Parlamento, oltre che da esponenti di diverse famiglie politiche, ogni volta che si presenta l’occasione. Poi, però, ci sono i fatti. Come la scelta di non prendere in considerazione qualsiasi soluzione negoziale del conflitto tra Russia e Ucraina continuando a fornire armamenti e varando faraonici piani di riarmo, o quella di non riuscire a produrre una singola risoluzione di condanna del genocidio israeliano nella Striscia di Gaza. L’attacco dello ‘Stato ebraico‘ all’Iran, il secondo dopo quello di giugno 2025 ai siti nucleari della Repubblica Islamica, è quindi solo l’ultimo esempio del doppio standard delle ‘pacifiste’ istituzioni di Bruxelles: silenzio mentre le bombe cadevano su Teheran, ferma condanna, invece, della rappresaglia degli ayatollah.

Se anche l’Ue calpesta il diritto internazionale

I due pesi e due misure sono però il male minore di un’Europa che tradisce sempre più spesso i suoi principi fondanti. L’articolo 3 del Trattato sull’Unione europea dice chiaramente che “nelle relazioni con il resto del mondo l’Unione afferma e promuove i suoi valori e interessi, contribuendo alla protezione dei suoi cittadini. Contribuisce alla pace, alla sicurezza, allo sviluppo sostenibile della Terra, alla solidarietà e al rispetto reciproco tra i popoli […] e alla rigorosa osservanza e allo sviluppo del diritto internazionale, in particolare al rispetto dei principi della Carta delle Nazioni Unite“. Se si ascoltano le dichiarazioni dei vertici Ue, però, questi principi appaiono solo parole impresse su pezzi di carta che a Bruxelles nessuno legge più.

I raid israeliani sull’Iran, che nel momento in cui si scrive hanno causato già oltre 550 morti, sono stati seguiti da un lungo silenzio da parte delle istituzioni europee che hanno pensato di non dover condannare l’azione degli alleati americano e israeliano, anche se immotivata e illegale. Ma con la risposta iraniana ecco che le voci da Bruxelles si sono levate con grande prontezza. La presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, si è detta preoccupata per gli sviluppi in Medio Oriente, definendo però la nuova escalation “una rinnovata speranza per il popolo oppresso dell’Iran e sosteniamo fermamente il suo diritto a determinare il proprio futuro”. Non una parola sull’offensiva lanciata da Usa e Israele, ma ferma condanna per ognuno degli attacchi ai Paesi del Golfo obiettivo dei raid iraniani.

Quelli iraniani nei confronti di Israele, a differenza di quelli lanciati da Washington e Tel Aviv, sono però attacchi giustificati dal diritto alla legittima difesa sancito dalla carta delle Nazioni Unite, completamente ignorata invece dall’azione israelo-americana con un’offensiva deliberata, non autorizzata dal Consiglio di Sicurezza e non motivata, come riferito anche dal Pentagono, da alcuna minaccia imminente. Tutti elementi che, però, non sembrano essere chiari all’Alto rappresentante per la politica estera dell’Ue, Kaja Kallas, che dell’Unione dovrebbe essere la capa della diplomazia: “La morte di Ali Khamenei è un momento decisivo nella storia dell’Iran – ha scritto su X – Ciò che accadrà in seguito è incerto. Ma ora si apre una strada verso un Iran diverso, un Iran che il suo popolo potrebbe plasmare con maggiore libertà”. D’altra parte, era sempre lei che, interrogata sulla possibilità di aprire un canale diplomatico con Mosca, aveva respinto l’opzione sostenendo che “Putin conosce solo il linguaggio della forza”.

I leader europei allineati, la Spagna ‘mosca bianca’

Chi si aspettava maggior coraggio dai capi di Stato e di governo dei 27 Paesi membri sarà rimasto deluso. L’Italia, per i rapporti che ha deciso di costruire con l’amministrazione Trump e la vicenda del ministro Guido Crosetto bloccato a Dubai, si è chiusa in un silenzio imbarazzato. Nel corso dell’informativa al Senato, il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, si è limitato a dire che “Stati Uniti e Israele hanno deciso in autonomia e nella riservatezza quando intervenire”. Nessun commento sulla legittimità dell’attacco, un comportamento ben diverso da quello riservato alla Repubblica Islamica: “Il regime iraniano ha condotto azioni militari inaccettabili e ingiustificate contro i Paesi del Golfo e ieri anche contro Cipro. Ho voluto esprimere la mia solidarietà a tutti i Paesi nella regione”, ha concluso.

Non troppo diverse sono le posizioni espresse dai leader dell’asse franco-tedesco. In una dichiarazione congiunta, Emmanuel Macron e Friedrich Merz, insieme al premier britannico Keir Starmer, hanno scritto che “l’attuale escalation è pericolosa per tutti. Deve cessare. Il regime iraniano deve comprendere che ora non ha altra scelta che impegnarsi in negoziati in buona fede per mettere fine ai suoi programmi nucleari e missilistici, nonché alle sue azioni volte a destabilizzare la regione”. Il cancelliere tedesco ha poi rafforzato la condanna alla reazione di Teheran in una nota con la quale “richiama con forza l’Iran a cessare immediatamente gli attacchi militari contro Israele e gli altri nostri partner nella regione. Condanna fermamente tali attacchi. L’Iran deve inoltre astenersi da altre attività destabilizzanti nella regione e oltre. La leadership di Teheran deve porre fine alla violenza contro la propria popolazione”. Tutte raccomandazioni che dovrebbero essere indirizzate a chi ha lanciato l’offensiva, non a chi per primo l’ha subita.

Un’eccezione è rappresentata dalla Spagna che si smarca dalle tre potenze europee decidendo di non concedere supporto operativo agli Stati Uniti. “Posso affermare con assoluta certezza che la Spagna non ha fornito alcun tipo di assistenza all’attacco contro l’Iran”, ha spiegato la ministra della Difesa , Margarita Robles. Il trattato di cooperazione con Washington, ha aggiunto, “deve operare nell’ambito della legalità internazionale” e, in assenza di una risoluzione di un organismo multilaterale come Onu, Nato o Ue, “non è applicabile”.

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