Il dolore di Perinetti diventa un libro: la lotta della figlia contro l’anoressia

  • Postato il 13 marzo 2026
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Il dolore di Perinetti diventa un libro: la lotta della figlia contro l’anoressia

Il dolore del dirigente sportivo Giorgio Perinetti diventa un libro “Quello che non ho visto arrivare” e racconta la lotta della figlia contro l’anoressia.


Il dolore può essere silenzioso. Invisibile. Può consumare una vita senza che nessuno lo veda arrivare. Emanuela Perinetti aveva 34 anni quando l’anoressia l’ha strappata lentamente al mondo, un segreto custodito con una forza che nessuno riusciva a immaginare. Nemmeno Giorgio Perinetti, suo padre, storico dirigente sportivo. Oggi Giorgio racconta questa tragedia in un libro che è al contempo confessione, dolore e speranza: “Quello che non ho visto arrivare” (Cairo), scritto insieme al giornalista Michele Pennetti.

Il dolore di Perinetti diventa un libro: la lotta della figlia contro l’anoressia

«Ho scritto un libro triste, duro. Qualcuno l’ha definito un cazzotto nello stomaco. Ma il cazzotto non è fine a se stesso. Deve aprire gli occhi, deve dare speranza. Emanuela non ce l’ha fatta, ma altre Emanuela possono farcela».

La presentazione del libro “Quello che non ho visto arrivare” ha chiuso la due giorni del “Festival del libro possibile”, organizzato a Londra con l’Istituto italiano di Cultura. Accanto a Perinetti, la voce dello sport italiano con Gianfranco Zola e la testimonianza concreta di chi ogni giorno affronta i disturbi alimentari con Chiara Celentano dell’Aidap. Seduto di fronte al direttore dell’Istituto, Francesco Bongarrà, e alla direttrice artistica del Festival, Rosella Santoro, Perinetti racconta con voce ferma ma tremante ciò che ogni genitore teme: «Il senso di colpa ti divora. Ti chiedi: cosa avrei potuto fare? Perché non ho visto i segnali? L’anoressia è una malattia che si nasconde. Non per cattiveria o per autolesionismo, ma perché il malato crea un mondo interno, un mostro invisibile che lo consuma. Emanuela è stata così brava a nasconderlo, a giustificare il dimagrimento con un tumore, a mentire su un’operazione. Io mi sono chiesto mille volte: avrei potuto capire qualcosa, avrei potuto salvarla?».

Il coraggio di chiedere aiuto

Ogni parola pesa, ma tra il dolore c’è luce. Perinetti racconta di chi, dopo aver letto il libro, ha trovato il coraggio di chiedere aiuto. «Qualche settimana fa, al firmacopie, una ragazza mi ha chiesto la dedica. Quando le ho chiesto il nome, è scoppiata a piangere. Era il suo modo di dire: ‘Aiutatemi’. In quel momento è stata messa in contatto con chi poteva sostenerla. Questo è lo scopo del libro: aiutare chi lotta in silenzio».

Il libro diventa così un gesto concreto, un ponte tra chi soffre e chi può ascoltare, guidare, sostenere. Non è solo memoria di una figlia perduta, ma strumento di speranza per chi ancora lotta. «Se anche solo una persona riuscirà a riconoscere la malattia e a cercare aiuto grazie a questo libro, allora tutto sarà servito a qualcosa». Emanuela non ce l’ha fatta. Ma il suo silenzio, trasformato in parola dal padre, può diventare un messaggio di vita per chi ancora combatte. Ogni pagina è un pugno nello stomaco, ma anche una mano tesa. Una storia personale che diventa universale, un dolore che diventa speranza.

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