Il disastro italiano in Champions League: in due anni vinte meno della metà delle partite
- Postato il 11 marzo 2026
- Di Panorama
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Il bilancio da rosso senza sfumature del calcio italiano in Champions League, tutti fuori agli ottavi di finale perché il ritorno dell’Atalanta contro il Bayern Monaco è meno di una questione burocratica per sancire il verdetto, sta tra due poli opposti che non si attraggono. Da una parte gli schiaffi presi dai bergamaschi contro i campioni di Germania passati e futuri, squadra costruita per arrivare a Budapest e talmente ricca da potersi permettere una panchina da sola al livello di un quarto di finale. Dall’altro la cavalcata dell’Inter un anno fa fino alla finale di Monaco di Baviera, prima della sonora sveglia incassata dal Psg.
Il primo polo rappresenta la fotografia di una serata nerissima con un responsabile designato: Raffaele Palladino, tecnico dell’Atalanta, ha mandato i suoi allo sbaraglio facendosi infilare da un avversario spietato oltre che fortissimo. La figuraccia non l’ha fatta il calcio italiano, insomma, ma la Dea che pure aveva raccolto grandi applausi e consensi nelle ultime stagioni ed era stata autrice della storica rimonta ai danni del Borussia Dortmund.
L’altro polo va considerato un’eccezione così come lo furono le due finali della Juventus di Allegri nel 2015 e 2017 e la stagione della grande illusione nel 2023 con l’Inter a Istanbul contro il Manchester City, il Milan in semifinale e il Napoli nei quarti da campione d’Italia in pectore.
Perché il fermo immagine che certifica al meglio lo stato di (pessima) salute della Serie A nel confronto con il meglio in Europa è fornito dai numeri. Impietosi. Nelle ultime due stagioni le squadre italiane hanno disputato 84 partite in Champions League e ne hanno vinte meno della metà: 39 (46%). Una volta su tre (28 su 84) hanno perso, spesso malamente e facendo pessime figure perché tali sono il doppio ko dell’Inter con il Bodo Glimt, le sei reti incassate dal Napoli ad Eindhoven e le cinque della Juventus in casa del Galatasaray.
Non deve sorprendere, dunque, che a parte l’Inter già citata il cammino delle nostre si sia sempre interrotto o nella fase del girone, Napoli quest’anno, oppure agli spareggi di febbraio o poco dopo. E se si toglie dalla statistica la performance di Inzaghi nel 2025/2026 la fotografia è ancora più impietosa e sconsolante: 29 vittorie su 69 partite (42%) e ben 26 sconfitte (37%). Questo siamo e da qui si deve ripartire.
Un segnale ben poco incoraggiante anche per la nazionale di Gattuso in vista degli spareggi che devono portare al Mondiale della prossima estate. In linea di massima, l’Italia va in difficoltà contro chiunque, non solo con le top di categoria. Non è stata una sorpresa essere stati eliminati dalla Norvegia, non deve esserlo prendere atto che le rappresentanti della Serie A sono state cacciate dall’Europa che conta per mano di avversarie sulla carta non irresistibili come Psv, Feyenoord, Bruges, Bodo Glimt o Galatasaray.
Un bagno d’umiltà sarebbe utile e qui si torna alla figuraccia dell’Atalanta. Ascoltare il suo allenatore rivendicare la scelta di sfidare i più forti senza proteggersi, sentirlo dire che rifarebbe tutto anche dopo la lezione di calcio, tattica e tecnica, significa non aver colto la dimensione del confronto. Palladino ha pagato inesperienza e si può perdonare essendo alla prima volta in Champions League. Meno comprensibile continuare a cadere nell’equivoco di sentirsi grandi e forti quando, piano piano, ci si è trasformati in penultimi della classe.