“Il digiuno intermittente è un flop. Non fa dimagrire più di una dieta classica”: il nuovo studio ribalta tutte le convinzioni
- Postato il 17 febbraio 2026
- Salute
- Di Il Fatto Quotidiano
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Negli ultimi anni la sua popolarità è cresciuta a dismisura, alimentata da un hype social inarrestabile e dalle continue testimonianze di vip e personaggi famosi che lo presentano come la soluzione definitiva ai chili di troppo. Ma al banco di prova della scienza, il digiuno intermittente fa flop. Secondo una nuova, rigorosa revisione degli studi condotta dalla Cochrane Collaboration (un network internazionale indipendente e autorevole nella ricerca sanitaria), questa pratica alimentare non offre benefici superiori rispetto alle diete convenzionali e i suoi effetti reali sulla perdita di peso sono di minima entità.
Lo studio: 2.000 pazienti sotto la lente
Il team di ricercatori ha analizzato congiuntamente i dati di 22 studi clinici randomizzati che hanno coinvolto un totale di 1.995 adulti in sovrappeso o obesi provenienti da Nord America, Europa, Cina, Australia e Sud America. L’indagine ha preso in esame diverse declinazioni del digiuno intermittente: dal mangiare solo in una fascia oraria limitata (il classico 16:8), all’alternanza tra giorni di alimentazione normale e giorni di quasi digiuno, fino al digiuno a giorni alterni. Questi regimi sono stati confrontati con i consigli dietetici tradizionali (restrizione calorica continua) e con l’assenza di qualsiasi intervento (il non fare nulla). La maggior parte dei partecipanti è stata seguita per un periodo massimo di 12 mesi.
I risultati: “Perdita di peso inferiore al 5%”
Le conclusioni sono una doccia fredda per i sostenitori del metodo. I dati dimostrano che il digiuno intermittente non ha un effetto clinicamente significativo sulla perdita di peso rispetto alle altre opzioni. “I risultati sono stati molto deludenti: la perdita di peso nell’arco di un anno è minima, inferiore al 5% del peso iniziale“, spiegano i ricercatori. In sostanza, limitare la finestra temporale in cui si mangia non attiva alcun “superpotere” metabolico: il calo ponderale, quando c’è, è paragonabile a quello ottenibile con una dieta standard. Anzi, secondo gli esperti, è improbabile che funzioni più del semplice seguire i tradizionali consigli nutrizionali.
L’esperto: “Le prove non giustificano l’entusiasmo social”
A mettere in guardia dal clamore mediatico è Luis Garegnani, primo firmatario dello studio e ricercatore presso il Centro associato Cochrane dell’Hospital Italiano de Buenos Aires. “Il digiuno intermittente non sembra funzionare per gli adulti in sovrappeso o obesi che cercano di perdere peso“, ha dichiarato Garegnani. “Può essere un’opzione ragionevole per alcune persone, ma le prove attuali non giustificano l’entusiasmo che vediamo sui social media”. Il divario tra la narrazione online e l’evidenza clinica è netto: le promesse di rapidi cali di peso e benefici metabolici straordinari non trovano riscontro nei numeri.
I limiti della ricerca
La notizia arriva in un momento critico per la salute pubblica globale. Secondo l’OMS, l’obesità tra gli adulti è più che triplicata dal 1975: nel 2022, circa 2,5 miliardi di persone erano in sovrappeso e 890 milioni convivevano con l’obesità, divenuta una delle principali cause di morte nei Paesi ad alto reddito. Tuttavia, gli autori della revisione invitano alla cautela anche nel trarre conclusioni definitive sugli effetti collaterali, la cui segnalazione negli studi è risultata disomogenea. Inoltre, c’è un limite demografico: la maggior parte delle ricerche ha arruolato popolazioni bianche in Paesi ricchi, lasciando un vuoto di dati sui Paesi a basso e medio reddito dove l’obesità è in rapida crescita. “L’obesità è una condizione cronica”, ragiona Garegnani, sottolineando come la brevità degli studi (spesso sotto l’anno) renda difficile valutare l’efficacia a lungo termine.
Dunque, il digiuno intermittente è da buttare? Non necessariamente, ma non è la panacea che molti credono. “Con le prove attualmente disponibili è difficile formulare una raccomandazione generale“, conclude Eva Madrid, autrice senior della Cochrane Evidence Synthesis Unit Iberoamerica. “I medici dovranno valutare caso per caso quando consigliano a un adulto in sovrappeso di perdere chili”. La scienza parla chiaro: non esiste una scorciatoia temporale per dimagrire, e la dieta migliore resta quella che il paziente riesce a seguire con costanza ed equilibrio.
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